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NBA, l'inizio difficile di Marco Belinelli, mai così male al tiro: "Sono furioso"

NBA

La guardia degli Spurs conosce gli alti e bassi della vita di un tiratore, e aspetta solo quella singola partita in cui il pallone torna a entrare per sbloccarsi definitivamente: "Ho bisogno di trovare qualche canestro per riconquistare la fiducia"

Inutile nasconderlo: le prime 11 partite della nuova stagione NBA non sono andate come Marco Belinelli si aspettava. “Avevo giocato tanti minuti con la maglia della nazionale agli ultimi mondiali e mi sentivo bene, in forma, pronto a iniziare alla grande”, ha confessato ai giornalisti di San Antonio. E invece non è andata così, almeno finora. Le cifre dell’azzurro – soprattutto al tiro, la sua specialità – sono le peggiori della sua carriera, forse anche frutto delle nuove gerarchie di casa Spurs, dove a Belinelli sono rimasti i minuti (pochi a dir la verità, 17 a sera) di cambio di DeMar DeRozan, una delle due superstar neroargento. Non accampa scuse però il n°18 degli Spurs: “Sono furioso. Ho bisogno di segnare un po’ di più, questo è poco ma sicuro. La vita di un tiratore è così: a volte il pallone entra, altre no”, dice con la saggezza di chi, in 13 anni di NBA, ne ha già viste tante. Ricorda di aver già avuto in passato “un altro paio di momenti no”, in cui il tiro proprio non gli entrava, ma sa anche qual è la soluzione: “Devo segnare qualche tiro, così da riguadagnare fiducia. Mi basta anche soltanto una partita e poi andrà tutto di nuovo bene”. Belinelli non ha ancora mai segnato in doppia cifra in questo campionato, fermandosi due volte a quota 9, contro Boston e Golden State. Ma a preoccupare di più sono le percentuali, mai così basse in carriera: la guardia degli Spurs sta tirando il 26.1% dal campo (non era mai sceso sotto il 38.6%) e fa ancora peggio da tre punti, il suo marchio di fabbrica (il 24.3% attuale – 9/37 – è di gran lunga inferiore alla peggior percentuale mai tenuta in carriera, il 30.6% del suo anno a Sacramento). “Sto arrivando in palestra un po’ prima e mi fermo sempre un po’ dopo, a tirare – dice Belinelli, assistito da Will Handy, uno degli assistenti allenatori di coach Popovich – ma oltre a lavorare di più so che è importante anche restare sereni, rilassati e sempre fiduciosi”.

L’attestato di fiducia dei suoi compagni: “Marco non ci aiuta solo con il tiro”

Una fiducia che in spogliatoio a San Antonio cercano in tutti i modi di fargli sentire: “L’unico consiglio che si può dare a un tiratore come lui è di continuare a tirare”, gli fa sapere Bryn Forbes. “Non puoi fermarti: sono sicuro che di colpo un giorno le cose cambieranno e Marco tornerà a segnare ogni canestro”. Anche il veterano di casa Spurs, Patty Mills, ha parole di incoraggiamento per l’azzurro, invitando chiunque ad allargare lo sguardo con cui valutare un giocatore e le sue prestazioni: “A un occhio non allenato, al tifoso medio, magari questa cosa sfugge, ma Marco si muove sempre molto – e molto bene – senza palla, e così facendo libera tantissimi di noi al tiro. Sapendo che tipo di tiratore micidiale è, gli avversari sono costretti a difendere forte su di lui lasciando così più opportunità di penetrazione a Dejounte [Murray], Derrick [White] e Rudy [Gay]”. La forza dei grandi giocatori è quella di trovare un modo di contribuire al successo della propria squadra in tanti modi diversi, e sicuramente Belinelli ci sta provando: i risultati per il momento non sono incoraggianti né per la squadra (più vittorie che sconfitte, e il nono posto a Ovest con un record di 5-6) né per lui in prima persona, che dopo essere stato il miglior marcatore degli Spurs in uscita dalla panchina lo scorso anno, ora viaggia a soli 4.7 punti di media. Belinelli però lo sa bene: anche solo una partita può cambiare tutto: e non vede l’ora che questo succeda. 

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