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NBA, intervista a Gallinari: "Ho scelto i Bucks per Doc Rivers e per provare a vincere"

NBA

Zeno Pisani [video: Sheyla Ornelas]

Ai margini della sfida giocata nella notte sul campo dei Lakers, Danilo Gallinari ha raccontato ai microfoni di Sky Sport le motivazioni e le aspettative della sua nuova avventura a Milwaukee. L'azzurro ha scelto i Bucks per il rapporto privilegiato con coach Doc Rivers, che l'aveva già allenato ai Clippers, e per provare finalmente a vincere il tanto agognato titolo. E prima di arrivare in Wisconsin Gallinari ha avuto anche un bizzarro incrocio con Simone Fontecchio...

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La sfida con i Lakers non gli ha regalato grandi soddisfazioni, perché alla Crypto.com Arena è arrivata una dolorosa sconfitta 123-122 per i suoi Bucks. Danilo Gallinari, però, non ha alcun dubbio sulla scelta di Milwaukee come sua nuova destinazione dopo essersi liberato dal contratto che lo legava ai Pistons. E a Los Angeles, prima della partita, ai microfoni di Sky Sport l'azzurro ha raccontato i moitivi che l'hanno portato a scegliere i Bucks e cosa si aspetta dalla sua nuova squadra.

 

Riportaci al momento della trade deadline, il buyout con Detroit e poi la scelta di Milwaukee tra le tante squadre che ti hanno cercato.

Sì c'erano tante squadre, ma alla fine, anche dopo aver parlato con Doc [Rivers N.d.R.], la scelta è stata un po' più semplice. Avendo lavorato già con lui due anni a Los Angeles, sapevo quale sarebbe stato il ruolo, come avremmo giocato e come mi sarei dovuto inserire all'interno della squadra guardando i giocatori che c'erano. Non è stata comunque una scelta facile perché fino alla fine c'erano anche altre squadre come i Clippers e altre che sono già uscite sui giornali, quindi non è stato facile. La valutazione fondamentale è consistita nel capire quale squadra mi avrebbe dato più possibilità di arrivare fino alla fine e quindi lottare per vincere il campionato. 

Che tipo di contratto hai? La scadenza è a fine anno? 

Sì, sì, fino a fine anno e poi si vedrà.

Cosa ti ha chiesto Rivers in particolare? Cosa vuole da te? Eri il suo go-to-guy ai Clippers, adesso hai un ruolo diverso. 

Sì, il ruolo è completamente diverso. Per i minuti che sono in campo devo cercare di essere il più efficiente possibile, offensivamente e difensivamente, facendo le piccole cose che servono per vincere la partita e per aiutare la squadra e quindi su tutti e due i lati del campo non ci sono richieste particolari. Lui sa quello che posso fare, sono tanti i giocatori che sanno giocare a pallacanestro in questa squadra e quindi è più facile dare una mano.

Com'è stato il tuo primo impatto con i Bucks? Ti hanno chiamato, ti hanno corteggiato un po’ tutti, da Patrick Beverley a Giannis Antetokounmpo?

Sì, sì, mi sono trovato bene subito, chiaramente con un paio di giocatori avevo già giocato, come Patrick o anche Malik Beasley, che era la mia matricola ai tempi di Denver, e invece avevo giocato contro al resto dei miei nuovi compagni. È una squadra di veterani, quindi sono tutti giocatori con cui ci si affronta da tanti anni. Penso ci sia una bella chimica dentro e fuori dal campo e insomma siamo partiti molto bene dopo la pausa per l’All-Star Game, però chiaramente la strada è ancora molto lunga. E comunque è sempre meglio partire bene, quindi sono contento. 

Un veterano che sa cosa vuole

Hai sedici anni di NBA alle spalle e ora ricopri un ruolo diverso: ti senti a tuo agio a giocare da “cinque”, cosa che non avevi mai fatto prima? 

Una delle cose di cui ho parlato con Doc era che avrei giocato da “quattro” qui, quello è stato importante anche perché non mi sono trovato bene giocando da “cinque” né a Washington né a Detroit. Si tratta di un ruolo che non ho mai avuto, che non ho mai fatto, e quindi insomma non mi ci trovo bene. Ora sono tornato a giocare nel ruolo che ho avuto negli ultimi anni di carriera.

A Est si profila una sfida tra voi e Boston, quali sono i vostri punti di forza e i punti di forza di Boston, che peraltro conosci bene? 

Secondo me noi abbiamo una squadra un po' più lunga, una panchina più forte e abbiamo qualche arma in più appunto dalla panchina. Chiaramente anche la loro è una squadra fortissima, soprattutto offensivamente direi che non hanno punti deboli, quindi sarà molto difficile giocare contro loro, lo è stato per tutte le squadre contro i Celtics quest'anno, però sì, saranno chiaramente la squadra da battere. 

A Detroit è successa una cosa simpatica: ti sei praticamente incrociato con Simone Fontecchio. Vi siete visti, siete riusciti a parlare o tu eri in uscita e lui era in entrata? 

Ci siamo parlati però non ci siamo visti, ci siamo parlati e tra l'altro penso che Simone non fosse neanche a Detroit in quel momento perché doveva ancora fare le visite mediche e la squadra si trovava in California. I Pistons dovevano giocare, avevano una lunga trasferta a Ovest, quindi lui in quel momento era lì e dopo le visite mediche avrebbe raggiunto la squadra e non ci siamo visti. Però ci siamo parlati e devo dire che sono contento perché Detroit è una squadra che l'ha voluto e lo vorrà anche in futuro, lì ha la possibilità di giocare, anzi sta giocando molto bene e io sono contento per lui.