Doping, slitta ancora la sentenza sui 26 atleti deferiti dalla Fidal

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Slitta ancora la sentenza sui 26 atleti deferiti dalla Fidal (Getty)
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Dopo l'udienza di martedì il Tribunale nazionale antidoping ha rinviato ancora la decisione sui primi 8 atleti coinvolti nell'inchiesta di Bolzano: serve un nuovo approfondimento. Saranno ascoltati altri testimoni. L'avvocato Giulia Bongiorno: "Non c'è stato nessun ritardo nell'invio dei moduli di reperibilità"

Slitta ancora la sentenza relativa ai primi otto atleti della Fidal deferiti con l'accusa di "eluso
controllo". Il Tribunale nazionale antidoping del Coni ha dato mandato alla Procura antidoping del Coni di provvedere alla citazione dei testi dell'udienza che sarà fissata con un procedimento separato. Per tutti i tesserati (Fabrizio Donato, Daniele Greco, Daniele Meucci, Ruggero Pertile, Andrew Howe, Silvia Salis, Anna Incerti e Andrea Lalli) è stata disposta una serie di audizioni con altrettanti testimoni citati. Si tratta di Rita Bottiglieri, Loredana Zagara, Raffaello Leonardo, Bernardino Arrigoni, Giampiero Curti, Giuseppe Fischetto. Per il solo atleta Andrew Howe, si dispone anche l'ulteriore audizione di Renée Felton, madre dell'atleta.


Bongiorno: "Non c’è stato nessun ritardo" - "Oggi abbiamo portato la prova diabolica, perché contrariamente a quanto sostiene la Procura, abbiamo dimostrato che i moduli (di reperibilità, ndr) sono stati inviati tempestivamente e che quando erano stati inoltrati quello era in realtà un secondo invio e che non era un ritardo come contestato". Giulia Bongiorno, avvocato che difende 18 dei 26 atleti della Fidal deferiti dalla Procura antidoping del Coni con l'accusa di "eluso controllo". Tra loro Anna Incerti, campionessa europea alla maratona a Barcellona 2010, e Silvia Salis, specialista nel lancio del martello, due dei quattro casi (gli altri sono Andrew Howe e Andrea Lalli) affrontati oggi innanzi al Tribunale antidoping del Coni.

 

"Abbiamo fornito le memorie" - "Nella confusione e nel caso - ha aggiunto la Bongiorno - è stato scambiato il secondo invio come un ritardo, per cui noi abbiamo provato che c'era stato un primo invio. Io credo che di fronte a un processo che mancava del tutto di elementi probatori a carico, la difesa si sia fatta carico di smontare le illazioni fornendo una prova diabolica". Caso che potrebbe valere per tutti è quello di Silvia Salis, che tra tutti gli atleti finora esaminati "è tra quelle che aveva maggiore documentazione - rileva Bongiorno - perché era in possesso della prova del doppio invio. Addirittura era così chiara che in risposta al sollecito sottolineava (nelle mail inviate alla Commissione antidoping, ndr) che quello era il secondo invio. Se sono fiduciosa? Se guardo i documenti sì, se guardo le accuse costruite è chiaro che prima aspetto", ha quindi concluso. Per tutti gli otto atleti finora esaminati le sentenze sono previste nel pomeriggio. "Abbiamo fornito per tutti memorie con il doppio invio", ha concluso Giulia Bongiorno.