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Serie A, le migliori giocate 5^ giornata

Serie A

Dario Saltari ed Emanuele Atturo

Dallo slalom di Gervinho ai dribbling difensivi di Bernardeschi: le migliori giocate dell'ultimo turno di un campionato sempre più spettacolare

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Arrivata alla quinta giornata, la Serie A non smette di regalarci gol pazzeschi. E così nell'anticipo del sabato delle 15 Gervinho ha battezzato il weekend con un coast-to-coast incredibile che ha messo in mostra la migliore versione possibile dell'ivoriano. Il giorno dopo è arrivato anche il gol da casa sua di Rodrigo De Paul, il quarto in un campionato in cui sembra volersi consacrare. 

Oltre ai gol, però, come al solito, anche altre grandi giocate: il colpo di tacco sulla fascia di Hancko, ad esempio. Un debutto, quello del difensore slovacco, che sembra promettere bene, in una Fiorentina in cui tutto sembra poter girare alla perfezione. Poi ci sono i dribbling di Bernardeschi e quelli di Suso, e altro ancora. Non perdiamo altro tempo e andiamo a vedere le migliori giocate della quinta giornata di Serie A.

L'incredibile cavalcata di Gervinho

Quanti di noi avrebbero scommesso che Gervinho sarebbe tornato in Serie A in queste condizioni di forma fisiche e mentali?

Un po’ per il cliché del calciatore africano che tende a mollare l’agonismo a fine carriera, un po’ perché, andandosene in Cina, Gervinho sembrava effettivamente aver abbandonato l’idea di sé stesso a grandi livelli, pensavamo al suo arrivo a Parma come a una comparsata comica e grottesca. Nel migliore dei casi, una divertente nota di colore del nostro campionato; nel peggiore, un brutto spettacolo di decadenza sportiva.

È incredibile quindi che Gervinho sia tornato in Italia nella sua versione idealizzata, quella di un attaccante in grado di segnare dopo coast-to-coast da 50 metri. Quello contro il Cagliari è un gol classico di Gervinho, Daniele Manusia ne ha scritto catalogandolo tra i gol con la regola dei "tre ohhh", che corrispondono ai tre momenti di stupore di uno spettatore che assiste all’azione. Una categoria cui appartengono anche i gol di Ibrahimovic e di Weah, ma anche altri gol di Gervinho, come quello al Bologna con la maglia della Roma o quello segnato in Cina partendo dalla propria difesa

Dopo la partita il tecnico del Parma, Roberto D’Aversa, ha dichiarato che non vedeva da anni un gol come quello di Gervinho, cogliendo un aspetto vintage interessante. In un calcio organizzato ormai nei dettagli, dove l’organizzazione collettiva è sempre più importante del talento dei singoli (almeno ai livelli meno alti), è difficile che un calciatore arrivi a sconfiggere da solo un’intera difesa, come un eroe western, come quei calciatori brasiliani degli anni ‘50 che vediamo solo in rovinati filmati d’epoca.

Il tacco virtuoso di Hancko

David Hancko, uno dei tanti acquisti hipster della Fiorentina, ha fatto sabato il suo esordio in Serie A con la maglia viola. Hancko è uno dei nomi di cui si è parlato di meno quest’estate, ma gli intenditori di calcio est europeo riponevano grandi speranze in quello che in Slovacchia, comunque, viene definito il nuovo Maldini. I 44 minuti giocati contro la squadra di Semplici hanno, se possibile, gonfiato ancora di più l’hype, che è a un passo dal diventare mainstream.

Hancko è entrato all’inizio del secondo tempo al posto di Biraghi, che aveva molto sofferto contro Lazzari sull’esterno sinistro rimediando anche un’ammonizione pericolosa. Il centrale slovacco, schierato da terzino sinistro (una posizione che comunque ha occupato anche in patria), ha subito riparato la falla creata dall’esterno italiano, con una prestazione difensiva impeccabile e una sfrontatezza nel tentare giocate complesse sorprendente per un giocatore che non aveva mai messo un piede fuori dalla Slovacchia (ma comunque tipica di chi si fa il doppio taglio).

Il momento di maggiore luccicanza, in una partita piena di promettenti interventi difensivi in uno contro uno, l’ha raggiunto quando si è associato con Chiesa, che per adesso rimane l’ago della bilancia della pericolosità della squadra di Pioli. L’esterno italiano ha chiuso un triangolo sulla trequarti partito da una rimessa laterale sull’esterno sinistro che sembrava non dovesse portare a nulla, restituendogli palla con la punta, nell’unico spazio disponibile lasciato dal raddoppio della SPAL. Hancko ha ricevuto con la faccia verso il muro della linea di fondo, chiuso da dietro da Missiroli, in una di quelle situazioni in cui di solito si va a difendere la palla con il corpo alla bandierina. E invece ha giocato di prima, come quasi tutti i palloni di questa sua prima partita in Serie A, e con il tacco, per servire Chiesa in diagonale dentro l’area, ripiegando l’azione della Fiorentina con un nuovo triangolo, come se fosse un origami.

La semplicità con cui Hancko ha eseguito giocate di questo tipo, certo, derivava anche dalla situazione di tranquillità dettata dal risultato, con la Fiorentina in vantaggio per 3-0 per quasi tutto il secondo tempo. Ci sono tutti i presupposti, insomma, perché Hancko ci deluda. Ma è quello che conta davvero di fronte alla bellezza minimale di questo colpo di tacco?

Medeiros gioca sulle punte

Iuri Medeiros è sbarcato nel nostro campionato a gennaio dello scorso anno e abbiamo già imparato a conoscerlo per quello che è: un’ala tecnicamente raffinata ma fisicamente non all’altezza della Serie A. Quel tipo di caratteristiche che lo rendono un possibile oggetto di un culto di nicchia che non porterà mai a qualcosa di sostanzioso.

Forse non vedremo mai Iuri Medeiros esprimersi a livelli più alti di quanto stiamo vedendo ora - ora che è panchinaro di una squadra di medio-bassa classifica di Serie A - ma di certo lo vedremo sempre presente in classifiche di questo tipo. Ieri, contro la Lazio, Medeiros è partito dal primo minuto, grazie alla presenza del turno infrasettimanale che costringe al turnover anche squadre che non sono abituate. Non doveva far rimpiangere la qualità sulla trequarti di Goran Pandev, che a 35 anni non può giocare tutte le partite, ma non ha combinato granché: 1 passaggio chiave, 3 dribbling, pochi momenti da ricordare. Questo però riassume bene la vacuità del talento di Medeiros: lo scambio corto in uscita dalla riaggressione della Lazio, e poi il controllo orientato con cui manda fuori tempo Caicedo. Così fuori tempo che lo fa cadere. Il tipo di resa plateale del difensore che aumenta automaticamente il valore estetico di una giocata altrimenti meno appariscente.

La grande giocata domenicale di Suso 

I giocatori più estrosi vengono spesso chiamati maghi, prestigiatori o illusionisti. Ora, al di là di cosa pensiate del talento di Suso - molti lo considerano solo un’ala meccanica imprigionata nella sua finta a rientrare sul sinistro - c’è da dire che è davvero difficile capire come sia riuscito a uscire indenne e con la palla al piede da una situazione di questo tipo. Dov’è il trucco, insomma.

Suso riceve spalle alla porta sull’esterno destro, con Freuler alle spalle, ed è già incredibile che riesca a passargli intorno girandosi verso la linea del fallo laterale, che è lì a molto meno di un metro, accarezzando il pallone con il tacco. Non si capisce se la palla passi tra le gambe del centrocampista svizzero dell’Atalanta, che, quando Suso effettua il secondo dribbling, è fuori dal campo e sta ancora cercando di capire cosa sta accadendo di preciso. Poi c’è il raddoppio di Gosens che dovrebbe chiudere definitivamente la questione e invece l’ala spagnola, che ha entrambi i piedi e il pallone sulla linea del fallo laterale, lo evita spostando la sfera in uno spazio che semplicemente non esiste. Per non farsi mancare niente, Suso rientra dentro il campo e finta di passare il pallone a Kessié, mandando Gosens lungo per la seconda volta. Quando glielo passa davvero, l’esterno di Gasperini mantiene gli occhi fissi sulle gambe di Suso ancora per qualche altra frazione di secondo, come se non si fidasse più di quello che vede. Se non è un trucco da illusionista questo, non so davvero cosa lo possa essere.

Un altro grande gol di De Paul

Rodrigo De Paul ci ha messo 5 giornate a raggiungere il numero di gol segnati in tutta la passata stagione, nonché suo record personale da quando è tra i professionisti. Il trequartista argentino ha segnato in 4 delle 6 partite giocate finora (tra Serie A e Coppa Italia), e le due volte in cui non è riuscito a trovare la rete, l’Udinese ha perso. L’impressione, insomma, è che il suo talento stia finalmente decollando, un po’ come il tiro con cui ha aperto le marcature contro il Chievo.

De Paul colpisce il pallone quasi con l’esterno, con le ultime tre dita del piede, dando al pallone una traiettoria ad uscire che va dal basso verso l’alto, in un modo che rende impossibile il tuffo di Sorrentino, e probabilmente di qualsiasi altro portiere. Una traiettoria pulita ma carica di effetto, che assomiglia a quella di un frisbie lanciato in spiaggia quando il movimento di polso ti riesce particolarmente bene. In quelle occasioni ci sentiamo soddisfatti ed appagati, in perfetto controllo del mezzo, anche se ovviamente non è così, di solito ce ne accorgiamo pochi tiri dopo. De Paul, invece, adesso ha tutta una stagione in discesa per dimostrare non solo che questo tipo di colpi rientrano naturalmente nel proprio bagaglio tecnico, ma anche che è capace di uscire dal bozzolo rassicurante del semplice giocatore talentuoso per trasformarsi in un vero e proprio leader tecnico. Julio Velazquez ne avrebbe tremendamente bisogno.

Bernardeschi difende palla con arte

Bernardeschi non è partito da titolare nella trasferta a Frosinone, è entrato al 56’, ma in questo momento mezz’ora di gioco basta a Bernardeschi per mettere in mostra il suo clamoroso stato di forma. 4 passaggi chiave, 2 tiri, 1 gol e una serie di giocate che hanno testimoniato certo il suo talento, ma soprattutto un carisma e una capacità di incidere sul contesto di gioco che avevamo già visto in parte lo scorso campionato ma che in questo potrebbero davvero portarlo su un’altra dimensione.

In quest’azione notiamo una delle caratteristiche di Bernardeschi: dribbla meglio all’indietro che in avanti. Non possiede né la creatività né l’esplosività sui primi passi per saltare l’uomo in maniera diretta, ma ha la tecnica e la forza fisica per eluderlo quando è attaccato e può perdere palla. In questo senso il dribbling di Bernardeschi è più da numero 10 che da numero 7. Qui si mette in una brutta situazione: perde il tempo della giocata e viene attaccato da due giocatori del Frosinone sul vertice destro dell’area di rigore. La sposta all’indietro per evitare l’intervento di Halfredsson ma poi la ritocca velocemente d’interno per toglierla dalla disponibilità del difensore che arrivava da dietro. Poi la sposta ancora, suola e interno piede, per mandare fuori tempo Chibsah.

È stata un’azione estremamente elaborata, faticosa, il cui risultato, un appoggio esterno ad Alex Sandro, sembra poi sproporzionato rispetto al lavoro fatto per raggiungerlo. Ma è quel tipo di azioni con cui una grande squadra consolida il controllo tecnico di una partita, ne sfugge le trappole, guadagna fiducia. Un tipo di contributo sottile che rappresenta bene l’impatto di Bernardeschi in questa Juventus.