In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Calciomercato, come cambia il Real Madrid senza Cristiano Ronaldo

Calciomercato

Dario Pergolizzi

L'addio del fuoriclasse portoghese lascia un vuoto che i "Merengues" dovranno riempire non solo con giocatori diversi, ma anche con un gioco più strutturato seguendo le idee di Lopetegui

CALCIOMERCATO: TUTTE LE TRATTATIVE LIVE

LO SPECIALE CR7, IL COLPO DEL SECOLO

Condividi:

Il Real Madrid si appresta ad affrontare una stagione che sa tanto di anno zero, alla luce dei pesantissimi addii di Cristiano Ronaldo e Zidane e delle possibili cessioni di altre figure storiche (e ormai ingombranti?) come Benzema e Bale. L’arrivo sulla panchina di un allenatore come Julen Lopetegui potrebbe mitigare parzialmente la perdita di individualità così influenti non solo dal punto di vista tecnico.

L’epopea di Zidane si è basata su una connessione mentale e motivazionale, prima ancora che tattica, con i “blancos” che più volte sono sembrati sul punto di soccombere per una serie di falle tattiche strutturali, di underperformance delle sue stelle - CR7 incluso - e di polemiche ambientali, salvo poi svoltare al momento decisivo dell’annata grazie alla capacità di piegare a loro favore l’inerzia di partite caotiche e giocate colpo su colpo, come spesso sono quelle delle fasi finali della Champions League. A questo tipo di karma ha contribuito il carisma di giocatori come Sergio Ramos e della stella con il numero 7, atleti leggendari soprattutto per la loro irriducibilità e per la capacità di cambiare una prestazione anonima in un secondo, mettendo a segno un singolo colpo letale.

L’approccio top-down di Lopetegui potrebbe essere un ottimo viatico per sopperire alla mancanza di alcune di queste “scorciatoie” tecnico-carismatiche: formando un’identità tattica definita, dando alla squadra un’intelaiatura a cui aggrapparsi (se il progetto sarà sposato con convinzione dallo spogliatoio) nei momenti di difficoltà, fisiologici in un ricambio così profondo. Il fatto che Lopetegui conosca bene la filosofia del calcio alla spagnola, prima come formatore dell’Under-21 e poi nella Nazionale maggiore, dovrebbe favorire il consolidamento di uno stile di gioco maggiormente propositivo, in linea con le esigenze di un ambiente come quello del Madrid e che si sposi bene con i talenti a disposizione.

Il vuoto lasciato da Ronaldo

Abbiamo chiara la parabola evolutiva di CR7 con la camiseta blanca e l’influenza che negli anni ha finito per avere sia nella formazione scelta dall’allenatore sia nell’atteggiamento generale del reparto offensivo. Cristiano ha sempre prediletto partner che potessero alleggerirlo dai compiti di rifinitura, creargli spazi attraendo le marcature avversarie e lanciarlo a rete. Vale la pena soffermarsi ulteriormente solo su uno degli aspetti ingiustamente meno celebrati tra le qualità di Ronaldo: i movimenti senza palla.

Partendo da una illuminata analisi di Gary Neville, in questo video si esplorano alcuni dei tipici movimenti nello spazio del portoghese.

Pur avendo perso parzialmente l’implacabilità palla al piede che ne aveva caratterizzato l’ascesa, Ronaldo ha incanalato tutta la sua rapidità di esecuzione nell’abilità di ricercare i migliori posizionamenti per raccogliere gli assist dei compagni. Anche l’utilizzo delle finte è passato da essere un marchio distintivo una volta in possesso a un incubo per le letture di ogni difensore (Chiellini ne sa qualcosa).

Cristiano manipola le intenzioni dei suoi marcatori, tergiversando volutamente per poi accelerare, cambiare direzione all’improvviso, tagliare davanti o dietro, defilarsi arretrando per poi affondare. Questi comportamenti non sono solo frutto delle sue eccelse microcontrazioni muscolari, dell’esplosività da cyborg e dell’atletismo di cui è in possesso, Ronaldo è un fenomeno a leggere le situazioni e a tenere conto delle propria posizione e coordinazione in ogni momento.

Questo tipo di intelligenza cinestetica viene riflesso anche sul movimento dei corpi estranei. Ronaldo è implacabile nello sfruttamento dei cross anche più sporchi, che siano alti o bassi, dritti o arretrati: riesce sempre a leggere in anticipo la direzione del pallone, talvolta anche prima ancora che lo stesso parta, basandosi anche solo sull’atteggiamento del compagno. La consapevolezza totale dello spazio, sempre abbinata allo strapotere atletico, ha consentito a Ronaldo di mantenere la stessa dominanza anche nelle situazioni di attacco in campo aperto, rendendo il Real Madrid una squadra letale sia in contropiede che nelle partite in cui l’avversario comprimeva gli spazi.

Chiaramente non esistono profili sovrapponibili a quello del fenomeno di Madeira, ma possiamo iniziare a ragionare sulle caratteristiche di alcuni suoi probabili sostituti, incrociandole con la filosofia di gioco del nuovo allenatore, per poter quantomeno immaginare come si può colmare un vuoto così grande.

Cosa guadagna il Real con Eden Hazard?

I rumour più insistenti, cavalcati con entusiasmo anche dal diretto interessato, riguardano l’innesto di Eden Hazard. Si tratta di un profilo radicalmente diverso da quello di CR7. Hazard è un proficuo rifinitore, capace di fare da collante tra i reparti con un gioco spalle alla porta eccezionale, ma al tempo stesso molto meno letale in fase di finalizzazione. Caratteristiche che potrebbero sposarsi bene con le idee di Lopetegui, anche se il belga sembra troppo simile a Isco. Nelle fluide fasi di possesso del nuovo coach che prevedono una rotazione posizionale estrema e costante, comunque, i due non dovrebbero avere grossi problemi a coesistere.

La libertà di trovare la posizione migliore per la ricezione concessa a Isco non ha nulla di anarchico.

Come già approfondito in questa ottima analisi di Daniele V. Morrone, l’atteggiamento tattico delle squadre di Lopetegui prevede il mantenimento di una disposizione con 7 uomini a formare un ettagono “esterno” che racchiude al suo interno i rimanenti 3 uomini. L’unica variante concessa è l’abbassamento di un attaccante per rimpolpare il centro con il quarto uomo.

Per il resto, i ruoli in fase di possesso sono effettivamente un concetto relativo, e questo potrebbe esaltare proprio profili come Isco e Hazard, rendendo il Madrid una squadra estremamente associativa e capace di produrre un’elevata quantità di occasioni attraverso un palleggio serrato, sfruttando la qualità tecnica diffusa in ogni ruolo.

Serve una punta centrale?

Il solo Hazard sembrerebbe comunque insufficiente a rimpiazzare CR7 (e probabilmente anche almeno Benzema). Ecco quindi che si parla di centravanti più “classici”, come Icardi, Cavani, Lewandowski, e tutto il parco di 9 elitari presenti sul mercato. Pur essendo tutti giocatori di alto livello che meriterebbero una chance di questo calibro, si tratta in ogni caso di profili differenti.

L’intensità di Cavani sarebbe preziosa per aumentare il work rate di un undici non troppo grintoso, oltre a garantire una elevata mobilità, rimanendo tuttavia più adatto alle situazioni di attacco lungo che non a quelle di spazi congestionati. Nonostante non sia particolarmente cinico, Cavani avrebbe ottime possibilità di raggiungere una quota gol soddisfacente se Lopetegui riuscisse a costruirgli intorno una squadra che sappia produrre abbondanti occasioni anche senza coinvolgerlo nella costruzione delle stesse.

Quest’ultima circostanza lo accomunerebbe a Mauro Icardi, anche lui deficitario in termini di coinvolgimento nella manovra e soprattutto in continuità partecipativa nel corso della gara, ma in possesso di un fatalismo da 9 puro ancora più accentuato dell’uruguaiano, spesso capace di trasformare anche la singola occasione nitida che gli è capitata. A differenza di Cavani, Icardi sembra poter dare il suo meglio nelle situazioni di attacco posizionale prolungato, prediligendo lo sfruttamento dei cross e dei palloni vaganti in area.

Lewandowski sembra invece essere l’indiziato principale e il più ideale per la filosofia di Lopetegui. Il capocannoniere dell’ultima Bundesliga è infatti molto più abituato dei concorrenti a “giocare con la squadra” ed è una delle migliori rappresentazioni del centravanti di manovra. Capacità tecniche sviluppatissime, comprensione dei tempi di gioco, gestione del pallone, nessun problema a muoversi sul fronte d’attacco e rodate doti di finalizzazione. Insomma un profilo di attaccante più completo e versatile degli altri due, che potrebbe consentire alla squadra di diversificare la rifinitura quanto più possibile.

Rimpiazzare l’alieno col collettivo

Tutto sembra suggerire che il Real Madrid debba seguire le convinzioni del suo nuovo mister, uomo dai concetti forti, con una buona presa e conoscenza sul nucleo spagnolo, che ha dimostrato di saper produrre un calcio valorizzante per i suoi talenti. Ragionare sulla sostituibilità di Cristiano Ronaldo in senso stretto è chiaramente un esercizio complicato, ma spostare il discorso sull’opportunità di ammorbidire il cambiamento attraverso una messa in discussione dei principi di gioco è quantomeno costruttivo.

Si tratterebbe forse di un approccio più vicino a quello degli eterni rivali blaugrana, il che sarebbe per certi versi paradossale, visto che negli ultimi anni il Barcelona è sembrato accostarsi sempre più al Real Madrid, sia nel modo in cui ha composto la rosa sia nel ridisegnamento dei sistemi di gioco a scapito della filosofia cruijffiana, che consentiva l’inserimento di giovani prodotti della cantera grazie alla chiara definizione di una identità prestabilita, e allo sviluppo a tavolino di talenti funzionali.

Al di là di quelli che saranno gli innesti dal mercato, l’attenzione sul peso dell’eredità di CR7 sarà giustamente smorzata dall’aria di profondo cambiamento portata dal cambio di guida tecnica e da altri grandi addii. Dopo aver recitato per anni a memoria l’11 titolare del Madrid di Zidane, e dopo averne conosciuto a menadito ogni pregio e difetto, la sensazione condivisa è che vedremo una squadra profondamente diversa, di cui non potremo solo accontentarci di studiare l’attaccante di punta e fare dei paragoni forfettari con l’illustrissimo predecessore.

Lopetegui si trova di fronte a una situazione non certo agevole: prende in mano i tricampioni d’Europa, succedendo a una icona, e si ritrova senza il giocatore più forte e rappresentativo di quella epopea. Queste difficoltà possono però essere un ottimo trampolino per una svolta concettuale che, con i mezzi a disposizione del club e con alcuni profili già presenti in rosa, promette di essere uno degli scenari tattici più stimolanti della stagione ventura.