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Formula 1, l'analisi tecnica del GP del Giappone

Formula 1

Cristiano Sponton

Torniamo in Giappone per scoprire, settore per settore e anche grazie ai dati telemetrici, com'è nato il successo di Bottas e l'andamento di tutta la gara di Suzuka

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LA RABBIA DI KUBICA CONTRO LA WILLIAMS

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La Mercedes, in Giappone, conquista la vittoria con Bottas e grazie anche al terzo posto di Hamilton si è aggiudicata per la sesta volta consecutiva il titolo costruttori. La Ferrari si deve accontentare del secondo posto di Vettel dopo aver monopolizzato, in qualifica, la prima fila del GP di Suzuka. Deludente la corsa di Leclerc che non ha avuto uno start impeccabile e alla curva 1 si è toccato con la Red Bull di Verstappen danneggiando la gara del pilota olandese e la sua visto che è stato costretto alla sostituzione dell’ala anteriore. Alla fine, il pilota monegasco è riuscito comunque a raccogliere dei punti terminando al settimo posto. Con Verstappen fuori gioco l’onore della Red Bull e della Honda è stato salvato da Albon che è riuscito a concludere al quarto posto. Honda, grazie al super motore e ai nuovi lubrificanti si aspettava molto da questa tappa del mondiale ma, per tutto il fine settimana, ha dimostrato di non avere il ritmo per stare con i migliori (Mercedes, Ferrari). Ottima la prestazione di Carlos Sainz, quinto, che mantiene, saldamente, la McLaren al quarto posto nel mondiale Costruttori. Renault, in lotta con il team di Woking per la quarta piazza è riuscita a concludere con due vetture nella top 10: Ricciardo sesto e Hulkenberg decimo. Molto buona la prestazione di Pierre Gasly ottavo con la Toro Rosso che è riuscito a precedere Perez.

La Ferrari in qualifica è la vettura da battere

La domenica per il team di Maranello si era messa nel migliore dei modi con l’ennesima pole conquistata. Dalla pausa estiva in poi, la SF90, è sempre stata la regina contrastata nella sessione di qualificazione. In questa occasione la prima posizione è stata conquistata da Sebastian Vettel che è riuscito a precedere Leclerc. Mercedes, nonostante gli aggiornamenti aerodinamici, non ha potuto contrastare la forza della vettura italiana sul singolo giro. La differenza, come succede spesso nelle ultime gare, l’ha fatta la velocità sul dritto della SF90 che, rispetto a venerdì, ha scaricato ulteriormente l’ala posteriore per ottenere un miglior bilanciamento della monoposto.  Questo assetto aerodinamico ha fatto volare la SF90 sul dritto ma si è ben difesa anche nei tratti guidati come il primo e secondo settore dove ha raccolto degli intertempi migliori rispetto a quelli della Mercedes.

Quello che è stato appena scritto lo possiamo evidenziare grazie all’analisi telemetrica di venerdì confrontata con i dati delle qualifiche disputate domenica mattina. Dai grafici potete notare la differenza fatta sul dritto che, venerdì, durante le Prove Libere2, non era così evidente.

Anche nelle curve la SF90 è stata molto veloce ed ha sorpreso specialmente nel primo settore dove, in FP2, pagava un distacco piuttosto pesante nei confronti della Mercedes.

Solo nell’ultimo settore la W10 è stata leggermente più veloce rispetto alla Ferrari ma il gap accusato nei primi due settori non gli ha permesso di infastidire la Rossa. 

Qual’ è stato il momento chiavo della gara?

Il momento chiave che ha deciso l’andamento di questo Gp del Giappone è stata senza dubbio la partenza. Vettel si è messo con leggero anticipo e, successivamente, ha bloccato la sua SF90. Questo gli ha impedito di avere un buono scatto allo spegnimento dei semafori e Bottas, dalla terza posizione, lo ha fulminato girando in testa alla prima curva. Leclerc, distratto da questo movimento anomalo del compagno di squadra è partito anche lui a rilento e, in curva 1, ha avuto un contatto con Verstappen che gli ha provocato un danneggiamento dell’ala anteriore estromettendolo dalla lotta per il podio. Di tutto questo ne ha approfittato la Mercedes che si è portata al comando con Bottas e al terzo posto con Hamilton.

Perché Vettel non sono state penalizzate per Jump start?

Vettel è stato messo sotto investigazione dai commissari per una possibile violazione dell’articolo 36.13, lettera a) del Regolamento Sportivo di Formula 1. Dopo un’attenta analisi non è stata inflitta nessuna penalità al pilota tedesco perché il movimento fatto dalla sua SF90 rientra all’interno di una certa tolleranza ed è per questo che il sensore “annegato” sull’asfalto non ha rilevato nessun Jump start da parte di Sebastian.

Leclerc è stato penalizzato a fine gara?

A fine gara, Leclerc, ha ricevuto una doppia penalità. La prima, di 5 secondi in classifica + 2 punti sulla patente, per il contatto al via con Verstappen. La seconda, di 10 secondi (25.000 € al team), per non essere rientrato subito per sostituire l’ala anteriore danneggiata e questo ha creato grossi pericoli agli altri piloti. Infatti, quando Leclerc ha perso una sezione dell’ala anteriore, il pezzo ha urtato la W10 di Hamilton procurandogli la rottura dello specchietto retrovisore di destra.

La Ferrari aveva il passo per vincere la corsa?

La SF90 ha confermato, in gara, l’impressione avuta durante i long run di venerdì’. Il ritmo della vettura italiana non era allo stesso livello della Mercedes e nemmeno la gestione degli pneumatici è stata ottimale. Vettel, sia con le soft che con le medie, ha accusato un degrado delle gomme maggiore rispetto a quello riscontrato su Bottas ed Hamilton. In ogni caso, come dimostrano anche gli ultimi giri (duello con Hamilton), se Vettel avesse girato in testa alla prima curva aveva grosse chance di vincere questa gara. La W10, seppur più veloce nel ritmo, non aveva la velocità sul dritto per infastidire la Ferrari. Hamilton, a fine gara, con gomme soft appena montate non è stato in grado di attaccare Vettel che, in quel momento, stava girando con le medie. 

Mercedes si conferma molto veloce in gara

Mercedes, ancora una volta, ha dimostrato la sua forza in gara. Questa W10 non sembra irresistibile sul giro secco ma, con tanto carburante a bordo, è ancora la monoposto di riferimento di questa Formula 1. Proprio per interrompere il dominio Ferrari si sono presentati a Suzuka con un importante step evolutivo che è andato a correggere alcune componenti portate in posta in Germania che non funzionava secondo le aspettative degli aerodinamici di Brackley. Allo scopo di migliorare il flusso d’aria diretto verso il posteriore della vettura, sono stati introdotti sulla W10 dei nuovi bargeboard con alcune modifiche anche nella parte iniziale del fondo, un nuovo estrattore e l’aggiunta di un piccolo profilo nella zona degli endplate dell’ala anteriore. Queste novità hanno sicuramente funzionato ma non sono state sufficienti per competere con la Ferrari in qualifica. La differenza di potenza della Power Unit sta facendo la differenza per Ferrari e questo gap sarà impossibile da recuperare in questo 2019 per i motoristi anglo-tedeschi. In condizioni di gara, specialmente a pista libera, la W10 si comporta benissimo sia in termini di velocità che nella gestione degli pneumatici. Bottas, passato in testa alla prima curva, ha allungato subito nei confronti di Vettel costruendosi un vantaggio che gli ha permesso di gestire piuttosto agevolmente la corsa. Vettel, come potete osservare dal grafico in basso, in tutto il primo stint non è mai stato più veloce rispetto al pilota finlandese. Anzi, il gap tra i due, è andato ad aumentare giro dopo giro proprio per il maggior degrado gomme soft accusato dalla Ferrari. Anche Hamilton, una volta liberatosi da Leclerc, è stato costantemente più rapido rispetto al pilota tedesco della Ferrari.

Nel secondo stint di gara, Mercedes e Ferrari, hanno girato con compound diversi. La Rossa ha preferito utilizzare un treno di soft nuove mentre, Bottas ed Hamilton, hanno utilizzato le medie. Nonostante gomme più prestazionali, Vettel è stato raramente più veloce rispetto a Bottas ed Hamilton. Anche con questo set di pneumatici, Mercedes, è riuscita a fare un’ottima gestione mentre, Vettel, specialmente negli ultimi giri (27-30) ha avuto un innalzamento dei tempi sul giro.

Nel terzo stint, Bottas ed Hamilton, hanno utilizzato le soft mentre, Vettel, ha optato per le medie. Con questo compound Mercedes è stata velocissima e, Hamilton, è riuscito ad ottenere il giro più veloce battendo anche il record della pista. Il passo della Ferrari è stato altalenante ma, nonostante questo, Vettel è riuscito a mantenere la seconda posizione tenendosi alle sue spalle il cinque volte campione del mondo che era nettamente più rapido.

Hamilton aveva qualche chance di vittoria?

Il pilota inglese per cercare di vincere questa corsa aveva solo una chance: cercare di effettuare una sola sosta. L’obiettivo iniziale era quello ma il primo stint, causa crollo prestazionale, è stato troppo corto. La possibilità per cercare di arrivare al termine con un solo pit c’era ma il team anglo-tedesco non ha voluto correre rischi ed ha richiamato Lewis ai box negli ultimi 10 giri di gara. È stata una decisione che è stata presa anche per premiare Bottas che, più volte, in questi ultimi anni, ha aiutato il team ed Hamilton. Hamilton è saldamente in testa alla classifica piloti e nel prossimo Gp, in Messico, avrà la possibilità di diventare campione per la sesta volta in carriera.