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NBA, un anno fa il canestro di Curry contro OKC

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Lo 0/11 da tre punti fatto registrare questa notte da Steph Curry contro i Philadelphia 76ers è una rarissima eccezione per un tiratore come lui. Soprattutto a fine febbraio poi, periodo in cui di solito è particolarmente ispirato...

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Deve averci pensato anche lui questa notte sul parquet del Wells Fargo Center, quando i suoi tiri dalla lunga distanza non volevano proprio saperne di entrare. “Ma come, è fine febbraio e non riesco a fare canestro da oltre l’arco?”. Per un giocatore come Steph Curry, che ormai da anni è abituato a sbriciolare qualsiasi tipo di record riguardo il tiro da tre punti (uno su tutti: nessun giocatore nella storia NBA ha mai segnato più di 300 canestri da tre in una singola regular season - Curry lo scorso anno ha chiuso a quota 402), è inusuale concludere una gara senza almeno un canestro pesante a referto. Il numero 30 infatti, detentore del record per numero di partite consecutive con almeno una tripla a bersaglio (157), è poco abituato all’idea di uscire dal parquet senza un sigillo da lontano. Figurarsi poi se questo accade a fine febbraio, periodo dell’anno in cui di solito la sua mano tende a essere abbastanza calda, come accaduto un paio di volte in passato.

Quattro anni fa, ieri – Il 27 febbraio 2013 è il giorno in cui l’NBA fa ufficialmente conoscenza con Steph Curry, protagonista al Madison Square Garden di quello che, ancora oggi, è il suo record in carriera di punti realizzati. Sono 54 alla sirena finale, racimolati grazie a un irreale 11/13 dalla lunga distanza in una gara combattuta e persa nel finale dagli Warriors contro i Knicks. La facilità d’esecuzione unita all’innata rapidità di rilascio fecero impazzire tutta la difesa di New York, incapace di trovare una soluzione a quel rebus. “Quando ho visto che la palla iniziava a entrare a prescindere dal punto del campo da cui il tiro partisse, ho capito che sarebbe stata per me una grande notte”, commentò a fine partita il numero 30. Il suo allenatore dell’epoca Mark Jackson, ex playmaker dei Knicks, racchiuse al meglio quanto straordinaria fu quella serata. “Ho visto tante grandi prestazioni realizzative al Madison, ma questa le supera tutte. Ne ho viste davvero tante, ma questa performance al tiro è stata qualcosa di meraviglioso”.

Un anno fa, oggi – La prima volta non si scorda mai, certo, a meno che non si riesca a fare meglio. Magari in una partita delicata come quella contro OKC e magari segnando il canestro della vittoria allo scadere dell’overtime. Il 28 febbraio 2016 Curry si ripete (nel mezzo aveva spazzato via decine e decine di record, senza riuscire però mai ad andare oltre le 11 triple realizzate). Anzi, si migliora, chiudendo la sfida contro i Thunder con 46 punti e 12/18 al tiro: un bottino che gli permise di salire a quota 288, aggiornando da quel momento in poi il record di triple in una singola stagione. “Non sapevo esattamente dove fossi in campo. Da 38 o 37 piedi di distanza [11.5 metri circa] cambia poco. Ho soltanto pensato che l’ho fatto milioni di volte in allenamento. Mi sono preoccupato del cronometro e del fatto che la difesa non fosse ancora schierata. Soltanto quello”. Per quello Curry negli ultimi anni era abituato ad andare in doppia cifra non solo nella casella "tiri tentati da tre", ma anche in quella "realizzati". Poco importa, siamo sicuri che la mira torna presto a fargli compagnia.