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NBA Finals, Golden State Warriors campioni 2016-17, Kevin Durant MVP

NBA

Dario Vismara

Golden State batte Cleveland 129-120 in gara-5 e conquista il quinto titolo della sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. Kevin Durant nominato MVP delle Finals dopo i 39 punti decisivi per conquistare il primo anello della sua carriera. LeBron James lascia con l'onore delle armi: 41 punti, 13 rimbalzi e 8 assist per lui nella sconfitta

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Allo scoccare dell’ultima sirena della stagione 2016-17, rimane una sola grande verità: ha vinto la squadra più forte di questa annata e dell’ultimo triennio di basket NBA. Dopo il titolo del 2015 e la finale persa a gara-7 lo scorso anno, i Golden State Warriors conquistano il secondo anello in tre anni, il quinto della loro storia dopo quelli del 1947, 1956 e 1975, vincendo 129-120 una selvaggia gara-5 contro i Cleveland Cavaliers. È il secondo titolo per questo gruppo storico, ma soprattutto il primo per l’MVP di queste Finals 2017, Kevin Durant: 39 i punti per lui con 14/20 al tiro, 5/8 da tre punti, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e una serie di canestri veramente tramortenti per il morale dei Cavs, prima ancora che per il punteggio. Ad accompagnarlo nella conquista del primo, agognato anello della carriera anche i 34 punti di Steph Curry, non in grande serata dall’arco (2/9) ma eccellente nell’attaccare il ferro (12/15 ai liberi) e nelle piccole cose, dai 6 rimbalzi e i 3 recuperi ai 10 assist che hanno apparecchiato la tavola per tutti gli altri. Draymond Green e Klay Thompson non ne hanno approfittato, chiudendo con 7/23 combinato al tiro per 21 punti, ma hanno difeso come sempre fino alla morte e, in una serata trionfale per Golden State, è stata anche la panchina a dare un enorme contributo alla squadra, guidati dai 20 punti di Andre Iguodala (monumentale anche in difesa e +18 di plus-minus, pari con Green come top di squadra) ed altri 15 dei vari Livingston, McCaw e West. È anche il secondo titolo per coach Steve Kerr, che ha sofferto le pene dell’inferno dopo i tantissimi problemi alla schiena che lo hanno costretto a lasciare la panchina degli Warriors per ben 11 partite in questi playoff, pareggiando il minor numero di sconfitte di sempre: 16 vittorie, una sola sconfitta.

L’onore delle armi dei Cavs

Non c’è alcun disonore nella sconfitta dei Cleveland Cavaliers: partiti meglio a inizio gara fino a chiudere in vantaggio il primo quarto 37 a 33, con una schiacciata spettacolare di LeBron James sulla testa di Durant (con terzo fallo non fischiato a KD) si erano spinti al massimo vantaggio sul +8 a inizio secondo quarto, mettendo alle corde gli Warriors. Nel momento più difficile di tutta la stagione, gli Warriors hanno risposto da campioni, realizzando un parziale mostruoso di 21-2 propiziato dalla solita coppia Durant & Curry, andando anche a +16 nel delirio della Oracle Arena. Il grande merito dei Cavs sta nel non essersi lasciati andare dopo dei colpi del genere: con due triple di J.R. Smith (monumentale con 25 punti, 9/11 al tiro e 7/8 da tre punti) hanno chiuso il primo tempo solo a -11, mentre poi cavalcando James e Kyrie Irving hanno vinto la terza frazione 33 a 27, riportando lo svantaggio a soli 5 punti grazie all’energia di Tristan Thompson (15 punti e 8 rimbalzi). È in quel momento che ai Cavs sono mancate un po’ di forze e soprattutto l’apporto della panchina, che ha chiuso con soli 7 punti (4 di Richard Jefferson e 3 di Kyle Korver) e 2/9 dal campo — comunque meglio di un Kevin Love invisibile in attacco, tenuto a soli 6 punti con 2/8 al tiro pur con 10 rimbalzi e il peggior plus-minus di squadra (-21). In una serata in cui Irving ha dovuto giocare su un ginocchio malconcio (motivo del suo 9/22 dal campo) ma ha comunque finito con 26 punti, rimane solo da spendere qualche parola sulla prestazione di assoluta eccellenza di LeBron James: 41 punti, 13 rimbalzi, 8 assist, 2 recuperi e una stoppata con 19/30 dal campo e 2/5 da tre, riposando solamente un minuto e 37 secondi in tutta la partita. Davanti a uno sforzo del genere (primo giocatore di sempre in tripla doppia di media alle Finals), non c’è record di 3 vittorie e 5 sconfitte alle Finals che regga: semplicemente, quest’anno si è ritrovato davanti una delle migliori squadre di sempre che dopo la sconfitta dello scorso anno ha potuto aggiungere un MVP alle sue fila. E non c’è niente che possa rimproverarsi nel perdere contro una squadra come questi Golden State Warriors.