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NBA: Lonzo Ball chiude in tripla doppia, ma a vincere è Jayson Tatum

NBA

Dopo la pessima prestazione all’esordio, Lonzo Ball si riscatta nel match contro Boston chiudendo la gara in tripla doppia (11-11-11). Decisivi nel successo di Boston i 27 punti di Jayson Tatum, sempre più convincente e in evidenza come Kyle Kuzma e Semi Ojeleye

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“Oggi le cose andranno in maniera diversa rispetto a ieri”, aveva catechizzato ai microfoni di Ramona Shelburne il solito straripante LaVar Ball in un'intervista durante l'intervallo la sfida di Summer League contro i Celtics e la partita, in effetti, la seconda scelta assoluta al Draft è finalmente riuscito a farla e soprattutto a giocarla a modo suo. Dopo i 5 punti e il 2/15 dal campo della partita d’esordio contro i Clippers, Lonzo Ball si è subito riscattato nella seconda gara della sua carriera in maglia Lakers: tripla doppia da 11 punti, 11 rimbalzi e 11 assist contro Boston - una delle tante specialità che spesso metteva a referto da giocatore Magic Johnson; lo stesso che da GM dei Lakers ha deciso di puntare su di lui: “Magic non ha dovuto dire o fare niente – prosegue LaVar -; deve solo attendere che ‘Zo si metta in moto. Sarà a tutti gli effetti un vero e proprio passaggio di consegne tra i due”. Difficile come al solito star dietro alle parole dell’egocentrico padre, così come alle giocate in campo del figlio, molto più a suo agio rispetto alla partita di 24 ore prima, nonostante l’assenza di Brandon Ingram tenuto precauzionalmente fuori per tutto il resto della Summer League dopo il problema di crampi che aveva preoccupato non poco tutto il coaching staff dei Lakers nel finale del derby estivo. Lonzo non ha perso confidenza né tantomeno voglia di prendersi responsabilità, convinto dei propri mezzi e non destabilizzato da una partita storta (“la peggiore della sua carriera”), anche se ha nuovamente faticato a trovare la mira dalla lunga distanza: solo 1/5 dall’arco anche contro Boston, con la difesa dei Celtics che passando dietro ogni blocco ha lasciato tempo e spazio al prodotto di UCLA di disegnare assist per i compagni (il migliore della notte in no-look infatti porta la sua firma), permettendogli così di mettere in ritmo i compagni.

Jayson Tatum, una piacevole conferma

A vincere però, proprio come accaduto contro Fultz qualche giorno fa a Salt Lake City, è stato di nuovo Jayson Tatum, trascinante sia a livello realizzativo sia in quanto a leadership, convincente con i suoi 27 punti (9/19 dal campo e 8/8 ai liberi), conditi con 11 rimbalzi e da alcuni canestri di enorme difficoltà e pregevole fattura. Transizione, isolamento o uscita dai blocchi: al numero 11 dei Celtics non manca davvero nulla nell’arsenale offensivo, tanto da costringere i giallo-viola a inseguirlo in diverse situazioni e a limitarlo a suon di falli. A questo Tatum aggiunge un’invidiabile presenza a rimbalzo (quasi doppia cifra di media nelle tre gare giocate) e una promettente capacità realizzativa nel momento in cui la palla inizia a pesare un po’ di più: dopo il canestro decisivo contro Philadelphia, il prodotto di Duke ha bissato contro i Lakers segnando sei punti negli ultimi due minuti e mezzo, regalando a Boston il successo 86-81. Tatum è di gran lunga una delle più felici sorprese di queste prime partite di Summer League, ma assieme a lui a impressionare sono stati anche altri due rookie impegnati nella sfida. Dalla parte dei Lakers infatti a mettersi in mostra è stato un attivissimo Kyle Kuzma, autore in 33 minuti di ben 31 punti, frutto di 26 tiri, dieci dei quali arrivati con i piedi oltre l’arco, a conferma di un range di tiro che lascia ipotizzare per lui un possibile futuro da stretch-4 - non di certo quello che la sua carriera collegiale avesse lasciato intendere (nei tre anni precedenti non ne aveva mai segnate più di tre canestri dalla distanza nello stesso match, contro i cinque mandati a bersaglio contro Boston). Un giocatore che tornerà utile a coach Luke Walton, dalle caratteristiche alternative rispetto a quelle di Julius Randle e Larry Nance Jr., che non fanno del tiro da tre la loro caratteristica principale. In casa Celtics invece a sorprendere è stato Semi Ojeleye, difensore duttile in grado di cambiare all’occorrenza su ogni tipo di avversario: agile di piedi per scivolare in marcatura sulle guardie, Ojeleye superando i due metri e può quindi all’occorrenza tenere botta anche sui lunghi. A questo poi ha dimostrato di poter aggiungere il tiro dalla lunga distanza (19 punti e soprattutto 5/9 dall’arco per lui in partita), candidandosi così al ruolo di 3&D di riserva che così comodo può fare a una squadra a caccia di esterni come i Celtics (una delle pecche che hanno fermato in finale di Conference il cammino dei bianco-verdi). Guardare ai giovani può fare comodo, sia per chi fa corsa di vertice che per quelli che devono ricostruire: il futuro della lega infatti passa soprattutto da qui.