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NBA: Embiid-Towns, è scontro anche sui social: “ Qualità pessima della foto? Mai come la tua difesa"

NBA

Il numero 21 dei Sixers ha vinto un’altra battaglia sui social (dopo quelle sul parquet): Karl-Anthony Towns, uscito con le ossa rotte dalla sfida persa dai T’wolves, ha abboccato all'amo lanciato da Joel Embiid su Instagram

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Tutti lo aspettavamo sui social e, come al solito, non ha deluso. Joel Embiid, dopo aver dominato contro Karl-Anthony Towns nella sfida vinta all’overtime a Minneapolis, ha postato la sua classica foto su Instagram, condendola con l’usale dose di salsa piccante. 28 punti, 12 rimbalzi e 8 assist non passano inosservati. Nessuna geo-localizzazione particolare questa volta, ma soltanto la sua immagine che vola al ferro sulla testa di un Towns piegato, battuto e in contemplazione del suo gesto. Il commento è: “Euro stepping our way through Minnesota and we ended up raising the cat last night”. Un abile gioco di parole (il numero 21 ormai è maestro in questo) dalla doppia lettura. “Raising the cat” infatti nelle settimane passate è stato uno degli slogan utilizzati dai tifosi dei Sixers per celebrare una regular season in cui stanno finalmente arrivando delle vittorie. Una mania dilagata sui social dopo che un tifoso, felice dell’ennesimo successo di Philadelphia a inizio stagione, ha postato su Twitter una foto invitando tutti a seguirlo: “Solleviamo i nostri gatti come se fossero una coppa dopo ogni vittoria dei Sixers”. Un messaggio che ha raccolto un grande seguito e che è entrato a far parte anche del gergo dei giocatori di coach Brown, che scherzosamente aggiungono anche l’hashtag #RaisingTheCat all’ormai noto #TrustTheProcess. Cat però è anche l’acronimo di Karl-Anthony Towns: colpito e affondato. Il lungo dei T’wolves non ha voluto far passare la cosa inosservata, commentando a stretto giro: “La didascalia è spazzatura tanto quanto la qualità della foto”. L’immagine in effetti non è delle migliori, una foto dalla risoluzione rivedibile. Ma l’obiettivo del miglior trollatore NBA è stato raggiunto anche questa volta: entrare sottopelle al proprio avversario. Tanto da rispondere nuovamente, pungendolo nel vivo: “Qualità superiore di certo rispetto alla tua difesa”. Dopo la battaglia in campo, il numero 21 esce vincitore anche da quella sui social. Come al solito.

Embiid, amante delle sfide e delle folle

Tenere la testa alta di fronte a ogni tipo di confronto è sempre stato un modo per misurare il livello di testosterone dei giocatori. Diventare un provocatore seriale però può avere le sue controindicazioni, soprattutto perché rende sempre più pesante il carico di pressione sulle proprie spalle. Disegnarsi un bersaglio sulla schiena senza motivo apparente, non sempre è una buona idea. Tranne nel caso di Embiid, che sembra non riuscire a farne a meno. “Io non vado oltre righe, ma mi sento come se fossi costantemente al di là”, confidava soltanto pochi giorni fa a Ramona Shelburne su ESPN. “Amo la sfida, mi tiene in vita. È la spinta che mi porta a cercare di continuo la giocata, la stoppata o la schiacciata. Odio le gare in cui andiamo a giocare in trasferta e il pubblico è silenzioso, poco partecipe… è come se mi spegnessi in quel contesto. Io voglio entrare nella testa di tutti, anche dei tifosi. Sentire la loro voce, le urla o vederli andare fuori di testa protestando contro l’arbitro o contro gli avversari. Amo essere sotto pressione”. Non sempre però tutto questo farà ridere i tifosi NBA e il primo a saperlo è proprio il diretto interessato: “Le persone ti amano quando sei agli inizi, ma a un certo punto cominciano a odiarti. LeBron, Russell. Tutte le superstar, anche Steph che è così dolce. Non ha mai fatto o detto nulla di male, ma tanta gente continua a detestarlo. È soltanto una cosa naturale e con il tempo vedremo se accadrà anche con me. La sensazione è che ci siamo quasi, credo che stia per arrivare: le persone vogliono sempre qualcosa di nuovo e un bersaglio contro cui puntare”.