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NBA, Portland, che sberla: la festa playoff è finita prima di iniziare

NBA

I Blazers sono stati l’outsider a Ovest più credibile a Golden State e Houston per tutta la seconda parte della regular season, arrivati al 3° posto in volata, ma crollati sul più bello. Doveva essere una lunga post-season e invece sembra già arrivata a conclusione

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Per Portland la sfida di New Orleans era l’ultima possibilità a rimettere in piedi una serie che in pochi avrebbero immaginato così priva di equilibrio. A bordocampo allo Smoothie King Center c’erano Paul Allen, il proprietario dei Blazers, seduto al fianco di Bert Kolde, il suo vice. Prima fila, un posto di quelli dove la punta delle scarpe finisce per toccare il parquet. La posizione migliore per godersi lo spettacolo peggiore offerto in 85 partite stagionali da Portland. A un certo punto Kolde, quando ormai nel quarto periodo il discorso era già ampliamente concluso, ha preso il cellulare iniziando a guardare in streaming gara-3 tra San Antonio e Golden State. I tifosi alle sue spalle ridacchiavano, ma nessuno all’interno della sua squadra avrebbe potuto biasimarlo, vista la prestazione messa in mostra dai Blazers: “Ci hanno preso a calci nel sedere”, è la sintesi perfetta fatta da C.J. McCollum. “Ci sono state un bel po’ di cose che sono andate storte questa notte – è l’amaro commento di coach Terry Stotts -, siamo andati in totale blackout”. A bloccarsi in realtà è stata anche la linea elettrica in buona parte della città dell’Oregon, in una serata in cui è andato davvero tutto storto. Niente corrente e dunque niente partita in TV. Un segno del destino che i tifosi, una volta ritornato il segnale, avranno apprezzato. Portland infatti non è scesa sul parquet, sotto già sul 36-20 a fine primo quarto e mai in grado di rimettersi in partita. Spazzati via dalla serie e dai playoff a furia di trentelli: i 35 punti di Davis in gara-1, i 33 di Holiday nel secondo episodio e i 30 di Mirotic di questa notte (massimo in carriera da aprile inoltrato in poi). “Non pensavo di aver segnato così tanto, non me ne sono reso conto. Il mio era il modo più semplice di approcciare alla sfida: ho un tiro aperto, allora lo prendo”. Un mix letale se combinato con quella definita anche da Terry Scott come “una delle peggiori gare da quando è arrivato a Portland”.

Difesa in bambola, palle perse e stelle spuntate

Una stagione che sembrava lanciata soltanto un mese fa, con 13 vittorie in fila e un terzo posto conquistato con merito. New Orleans poi era un accoppiamento favorevole, che richiedeva di doversi preoccupare di un solo pericolo, lasciando a un supporting cast di secondo livello il compito di prendersi le responsabilità di vincerla. In tre partite la situazione invece si è ribaltata: non solo Anthony Davis ha continuato a mietere vittime sotto canestro (28.3 punti e 12.3 rimbalzi con il 54.8% dal campo), ma i vari Rondo, Mirotic e Holiday (di cui abbiamo parlato ieri) sono di volta in volta riusciti a garantire ai Pelicans il giusto contributo. Un disastro difensivo in casa Blazers, secondo soltanto all’incapacità di rispondere colpo su colpo in attacco. I blitz difensivi con raddoppi sistematici su Lillard e McCollum hanno reso sterile l’attacco di Portland, che in tre partite non è riuscito a inventarsi un’alternativa valida. Jusuf Nurkic si è sgonfiato come le cifre che vedrà scritte in estate sul nuovo contratto, con 2/7 al tiro e cinque punti in 20 minuti. Lui non ha saputo far pesare i suoi centimetri sui cambi sistematici fatti sul pick&roll dai Pelicans, così come sono venuti a mancare i canestri dalla lunga distanza dei Blazers. Tiri aperti che in tre gare non hanno mai trovato il fondo della retina. Alla fine quindi, la squadra tradita dal supporting cast è stata proprio Portland. La croce però non può che finire sulle spalle dei big, a partire da quelle di Lillard che non è riuscito ad andare oltre il 32% dal campo, andando chiaramente in crisi di fronte alla pressione della difesa dei Pelicans. Un dato: il record negativo di palle perse ai playoff di Lillard fino a tre giorni fa era cinque, aggiornato con le sette in gara-2, diventate otto nella scoppola subita nella prima partita a New Orleans. Un terzo del totale messo a referto dai Blazers, al loro massimo stagionale a quota 24. Il -17 alla sirena e lo 0-3 nella serie è soltanto la naturale conseguenza.