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Mercato NBA, il problema dei Lakers: come creare un roster competitivo?

NBA

Dario Vismara

Rich Paul, agente di LeBron James e Anthony Davis, e Rob Pelinka, GM dei Lakers (foto Getty)

Dopo aver raggiunto Anthony Davis, la pressione sul General Manager Rob Pelinka paradossalmente sale ancora di più: con circa 30 milioni di spazio salariale e poco altro, i Lakers dovranno costruire un roster da titolo attorno a LeBron e AD. Per il GM è l’occasione di redimersi dopo il mercato fallimentare dello scorso anno

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Neanche il tempo di smaltire la sbornia per l’arrivo di Anthony Davis, in casa Los Angeles Lakers è già tempo di pensare al futuro. Già, perché il sacrificio per arrivare a AD non è stato sicuramente indolore, visto che i gialloviola hanno ceduto tre giocatori giovani e ancora sotto contratto da rookie come Brandon Ingram, Lonzo Ball e Josh Hart, riducendo di molto la rotazione a disposizione del neo coach Frank Vogel. Oltretutto, le tre prime scelte cedute – la numero 4 del Draft 2019, quella del 2021 (protetta 8 che può diventare non protetta nel 2022) e una a scelta dei Pelicans tra quella del 2024 e del 2025, oltre alla possibilità di scambiare quella del 2023 – riducono di molto non solo la possibilità di aggiungere talento giovane a costo controllato a un roster che punta al titolo, ma anche “monete” da poter spendere sul mercato per migliorare la squadra nell’immediato futuro. Insomma, il problema più grande in questo momento per il General Manager dei Lakers Rob Pelinka è quello di costruire un roster competitivo attorno a Davis, James e Kuzma. E non sarà per niente facile perché i mezzi a disposizione non sono infiniti.

Perché la data di ufficializzazione della trade cambia il mercato

Un ruolo cruciale nel determinare quanto spazio salariale avranno a disposizione i Lakers lo avrà il giorno in cui decideranno di ufficializzare la trade per Anthony Davis. Se dovessero farlo al primo giorno disponibile della nuova stagione, ovverosia il prossimo 6 luglio, agiranno da squadra sotto il salary cap assorbendo il contratto di Anthony Davis nello spazio salariale disponibile e rimanendo con 27.7 milioni di dollari a disposizione per riempire il roster (potenzialmente possono diventare 29.4 cedendo anche Isaac Bonga e Moritz Wagner, gli unici giocatori sotto contratto oltre Davis, James e Kuzma). Questo però succede solamente se Davis rinuncerà al "trade kicker" (un bonus del 15% del valore del suo contratto) che vale circa 4 milioni di dollari: secondo quanto riferito da ESPN, al momento Davis non intende rinunciarci e lo scambio dovrebbe concretizzarsi il 6 luglio, riducendo quindi i milioni da investire sul mercato a 23.6 - che non bastano neanche per il massimo salariale dei giocatori con 4-6 anni di esperienza nella lega come D'Angelo Russell, quindi tantomeno per Walker, Irving, Leonard o Butler. A questi spazio a disposizione si aggiunge un’eccezione salariale da 4.75 milioni (la cosiddetta Room Exception) con cui prendere uno o, se necessario, più giocatori. Il resto del roster dovrà poi essere riempito con contratti al minimo salariale il cui valore varia in base agli anni di esperienza nella lega (al massimo 2.56 milioni), ma che possono essere utilizzati senza limitazioni per raggiungere il numero minimo di giocatori a roster.

Se invece i Lakers decidessero insieme ai Pelicans di attendere il 30 luglio per ufficializzare lo scambio, potrebbero inserire nell’accordo anche il contratto firmato dalla quarta scelta assoluta al Draft (che non può essere scambiato prima di 30 giorni dal momento della firma, ratificata solamente a partire dal 1 luglio). In questo modo agirebbero dopo lo scambio — in cui andrebbe inserito per forza il bonus da 4 milioni di Anthony Davis — da squadra sopra il cap. Questo "stratagemma tempistico" permetterebbe ai Lakers di avere subito 32.5 milioni di dollari a disposizione sul mercato dei free agent oltre alla già citata Room Exception da 4.75 milioni e i minimi salariali. Piccoli cavilli del Collective Bargaining Agreement che possono fare la differenza nella costruzione di una squadra, ora che Rob Pelinka ha addosso la pressione di creare un roster da titolo.

Il grande dubbio: investire su un All-Star o su più giocatori utili?

In questo momento il grande quesito a cui devono rispondere in casa Lakers è il seguente: investire lo spazio salariale su un singolo giocatore (la terza stella da aggiungere a LeBron e Davis) oppure utilizzare quei 27.8/32.5 milioni su due o più giocatori in grado di allungare la rotazione e avere maggiore profondità? Le due opzioni non necessariamente si escludono automaticamente: i Lakers possono utilizzare quella del singolo All-Star come piano A, puntando a prendere uno tra Kemba Walker o Jimmy Butler (dando per scontato che non siano raggiungibili i super-top come Durant, Thompson, Leonard o Irving, cosa che comunque non è da escludere a priori per quanto difficile); nel caso in cui andasse male e il mercato andasse in maniera diversa da come vogliono, come piano B potrebbero sfruttare quello spazio per più giocatori, anche se non è automatico pensare di riuscire a prendere — per fare un esempio — due giocatori da 16 milioni o tre da 8 milioni, perché il mercato dei free agent sa essere imprevedibile e, soprattutto, gli agenti sanno quando spazio hanno a disposizione a L.A.. Molto dipenderà dalle informazioni che Pelinka e la dirigenza dei Lakers riusciranno ad ottenere nelle prossime settimane dai vari free agent, cercando di capire anche chi vorrà rinunciare a dei soldi pur di inseguire il titolo al fianco di James e Davis.

Quello che è certo, però, è che con uno come Anthony Davis i Lakers sono ora decisamente più attraenti di quanto non lo fossero prima, e gli infortuni di Durant e Thompson — oltre al titolo di Leonard con Toronto e la promessa di Irving a Brooklyn — rendono meno attraente le prospettive per quelle squadre come i New York Knicks o gli L.A. Clippers che hanno aperto lo spazio per due contratti al massimo salariale, senza la certezza adesso che ci siano due giocatori di quel calibro da poter prendere sul mercato. Di fatto, il vero lavoro difficile per Pelinka comincia adesso: arrivare a Davis dopo sei mesi di inseguimento è stata dura, ma la qualità del suo lavoro si vedrà nella capacità di costruire una squadra da titolo attorno a quei due, trovando sul mercato la giusta dose di esperienza, atletismo, difesa e soprattutto tiro perimetrale per circondare le due stelle. Un compito nel quale l’anno scorso al fianco di Magic Johnson ha fallito miseramente, come dimostrano i risultati della passata stagione. Ora ha l’occasione di redimersi, ma la pressione è già altissima.