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6/30: Bam Adebayo, l’All-Star che i Miami Heat hanno saputo crescere in casa

focus nba
©Getty

Delle sue capacità a Miami non hanno mai avuto dubbi, ma il primo a crederci è stato proprio il n°13 degli Heat - talento unico per caratteristiche (e ora anche per resa), tra i giocatori più migliorati della stagione e nel frattempo già diventato All-Star

Circolano ormai da mesi tanti aneddoti per descrivere Bam Adebayo. Quando le cose iniziano ad andare bene, quando il tuo volto spesso coincide con quello del miglior giocatore della franchigia, magicamente chi ti circonda ricorda i tempi andati e quanto fossi bravo, forte e bello anche prima di diventare un All-Star. Nel caso del n°13 degli Heat però la densità di storie, la coincidenza di alcuni dettagli e la serietà dei testimoni fa sì che quei racconti diventino la base necessaria per comprendere le ragioni della definitiva fioritura del talento di Adebayo. Una delle storie più citate riguarda il provino che gli scout di Miami fecero con lui prima del Draft 2017, chiedendogli quale fosse la sua percentuale in allenamento nel tiro da tre punti dall’angolo. “60%, non meno”, il suo commento, nonostante sul parquet coach Calipari a Kentucky continuasse a chiedergli soltanto blocchi, roll verso il canestro e difesa. Di gioco perimetrale in partita neanche l’ombra (nonostante in allenamento lavorasse da solo anche su quello). Una prova d’orgoglio alla quale Adebayo decise di non sottrarsi, trovando il fondo della retina in 31 occasioni su 50 tentativi. Giusto il 62%, come promesso. L’All-Star degli Heat infatti ha da subito dimostrato di essere un uomo di parola, la dote migliore per entrare a far parte di una cultura vincente come quella di Miami. Cresciuto con una madre che ha sin da subito colto le sue potenzialità e sempre sussurrato al suo orecchio: “Dio ti ha dato questo talento, ma con la stessa facilità può portartelo via oggi. Non domani. Non dare mai nulla per scontato”, Adebayo non ha mai lasciato nulla al caso. La sua prima stagione NBA da titolare dunque era soltanto l’occasione che aspettava da oltre un decennio.

Bam al massimo: record per punti, rimbalzi, assist e non solo

Per liberare definitivamente il suo talento infatti bastava avere spazio sul parquet. Un segnale forte e chiaro arrivato la scorsa estate, quando Miami è riuscita a scaricare il maxi-contratto di Hassan Whiteside, lasciando ad Adebayo il ruolo di titolare in una stagione di svolta per la squadra della Florida. La prima cosa a lievitare infatti sono stati i minuti trascorsi sul parquet: oltre 34 di media, 11 in più rispetto al 2018-19. Inevitabile quindi da parte sua immaginare che anche le cifre messe a referto potessero schizzare verso l’alto. “Dico almeno 16 punti, 10 rimbalzi e 5 assist di media”, pronosticava convinto durante il training camp di ottobre. Cifre alla Nikola Jokic, Giannis Antetokounmpo e Russell Westbrook per intenderci - gli unici a chiudere la stagione 2018-19 con cifre del genere. All-Star di primo livello, i volti delle loro rispettive franchigie. Ma per Adebayo ogni promessa va mantenuta e così anche lui è riuscito a suo modo a diventare simbolo degli Heat: 16.2 punti (con tiro dalla lunga distanza nullo al momento), 10.5 rimbalzi e oltre 5 assist a referto. Ma anche 1.2 rubate e 1.3 stoppate, tutti massimi in carriera per uno che non ha fatto in tempo a diventare il giocatore più migliorato della stagione che subito è stato nominato All-Star. “Non è un traguardo che mi lascia senza parole, anzi. Me lo aspettavo per certi versi”, ha raccontato a Chicago, prima di scendere sul parquet assieme ai migliori della lega.

Adebayo, una “guardia” in più a disposizione degli Heat

C’è un altro aspetto però che vale la pena sottolineare di un lungo che all’apparenza può sembrare sottodimensionato e che in realtà si dimostra duttile contro ogni tipo di avversario. Lo ha raccontato bene De’Aaron Fox, suo compagno di squadra ai tempi del college: “Aveva una voglia matta di giocare come una guardia”. Una tendenza fondamentale che lo ha portato a un’evoluzione che ha colto molti di sorpresa in questa stagione: in un quintetto come quello degli Heat in cui manca la figura della point guard (con Goran Dragic che esce dalla panchina), Adebayo è spesso il miglior passatore sul parquet a disposizione di Miami - agevolato dal doversela vedere contro avversari meno dinamici e “pronti” di lui. Il risultato degli assist infatti è destinato a salire, come quello dei tocchi in una squadra che trova in Adebayo il giocatore più “altruista” del roster. Un dato ben racconta la sua attitudine: il 16.5% dei suoi tocchi sono passaggi per i compagni, nessuno lo fa più spesso di lui a Miami. Quasi 48 a partita, secondo solo ai 50 di Jimmy Butler che tiene il pallone tra le mani molto più di lui. Ingranaggio offensivo perfetto, senza dimenticare la principale ragione per cui è stato selezionato con la 14^ chiamata dagli Heat: la difesa. Atletismo, stoppate, ma anche scivolamenti e cambi su qualsiasi tipo di avversario. Adebayo non va sotto contro nessuno, come dimostrato anche durante il già citato provino con Miami. Quella volta coach Spoelstra e Pat Riley erano sugli spalti e dopo 60 minuti di esercizi gli chiesero quello che volevano davvero vedere: scivolamenti difensivi contro avversari più piccoli di lui. A quel punto Adebayo ha iniziato a urlare di tutto prima contro chi lo sfidava dal palleggio e poi verso gli spalti: “Davvero fate finta di non sapere chi sono?”, ripetuto con linguaggio più colorito guardando verso gli uomini da cui dipendeva il suo destino e accumulando nel frattempo decine di palloni recuperati. “Per fortuna qui a Miami c’è gente con gli attributi, altrimenti non mi avrebbero mai scelto”. Persone di parole, proprio come lui.