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NBA Draft, Obi Toppin: il giocatore più esperto, un grande attaccante, ma la difesa?

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Stefano Salerno

©Getty
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Il miglior giocatore collegiale della passata stagione è un attaccante completo, un lungo che sa fare male dall’arco e un talento sbocciato nella sua seconda annata a Dayton. In un Draft pieno di prospetti ancora acerbi, l’esperienza maturata pesa e al tempo stesso pone degli interrogativi: ci sono ancora dei margini di miglioramento per lui, soprattutto a protezione del ferro?

In un mondo di giovani talenti scoperti ancora in fasce, prodigi prematuri e campioni in erba da spremere e sfruttare al massimo, aver già compiuto 22 anni prima di diventare professionista potrebbe essere un deterrente non da poco. Obi Toppin infatti è più grande di Luka Doncic, di Trae Young, per non parlare di Zion Williamson e di tutti i ragazzi arrivati in NBA lo scorso anno. In una lega che aggiorna così di frequente le sue gerarchie, il rischio è quello di essere già vecchio prima ancora di iniziare. Per rendere l’idea: Toppin è nato il giorno dopo di Jayson Tatum, che dalla sua ha già due finale di Conference giocate da protagonista vestendo la maglia di una delle franchigie più blasonate della lega. La domanda a questo punto sorge spontanea: perché non è stato selezionato prima, ma è rimasto a Dayton al college? Perché ha deciso di lavorare un anno in più (e anche perché un anno fa lo spazio era poco), dimostrando di poter avere grandi margini di miglioramento. La sua infatti è stata una stagione da MVP, il miglior giocatore a livello di college prima che la diffusione del Covid-19 fermasse anche la pallacanestro: 20 punti di media, 7.5 rimbalzi e oltre due assist con il 63% dal campo e il 39% dall’arco. La sua mappa di tiro fa brillare gli occhi a diversi GM in giro per la NBA: nessuna conclusione dalla media, ma solo tentativi ad alto rendimento. Il 50% di conversione dagli angoli e il 73% nei pressi del ferro. Schiacciate da highlights, esplosività, capacità di allargare il campo nonostante sia ben oltre i due metri. Un nuovo John Collins con maggiore efficacia dall’arco, per alcuni; un moderno Amar’e Stoudemire che ha imparato ad adattarsi al tiro da tre punti, per altri. Lui invece dice di studiare da Anthony Davis, ma al momento pare poter recitare al massimo nelle vesti di Kyle Kuzma. Il tutto mentre le dirigenze NBA si chiedono: un giocatore così vale davvero una chiamata in top-5?

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In un Draft senza gerarchie e spesso con giocatori ancora inesperti, a pesare non poco in favore di Toppin c’è sicuramente l’aver giocato due anni completi al college, in un sistema rodato e disegnato per esaltarne le doti. Il n°1 dei Flyers infatti è uomo squadra nell’accezione più positiva del termine. Atleta di primo livello - sia in contropiede, che sopra il ferro - Toppin ha dimostrato di essere un attaccante completo. Gestisce bene il pallone e legge con facilità i missmatch, in grado di battere ogni tipo di avversario. Sa fare tutto per trovare il fondo della retina e punisce i cambi difensivi. In questo sì, almeno nella dimensione del college, ricorda il già citato Anthony Davis. Le sue percentuali dall’arco sono solide e credibili anche da distanza NBA, la meccanica efficace anche nel mondo dei professionisti. I margini per diventare un ottimo passatore ci sono: le doti di playmaking ci sono, così come le letture dal post. I punti nella mani ci sono e l’ottimo curriculum a livello NCAA potrebbe stimolare una squadra come gli Charlotte Hornets - sempre molto attenti al passato collegiale dei vari prospetti - a puntare su di lui. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, che potrebbe farlo scivolare più in basso rispetto alla terza chiamata assoluta.

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Troppo spesso ci si dimentica di quanto sia fondamentale saper rendere anche nei 24 secondi in cui il pallone ce l’hanno gli altri. Questo il principale limite di Toppin, segnalato dai tanti scout che ne hanno analizzato nel dettaglio le prestazioni. Se portato lontano da canestro infatti, diventa un problema a protezione del ferro. Gioca per piazzare la stoppata a ogni costo, ma più che intimidatore risultato spesso essere un difensore fuori tempo massimo. La sua mobilità laterale è ridotta, così come la capacità di stare piegato sulle ginocchia. Salta sulle finte e la conformazione fisica con il busto alto e le spalle incassate non ne agevolano la resa in marcatura. L’elenco dei difetti difensivi potrebbe andare avanti ancora per un po’, senza cambiare però la sostanza: alcune di queste mancanze infatti appaiono come congenite e ne limitano il potenziale impatto a livello NBA. Non può giocare da centro perché la sua capacità di proteggere il ferro è ridotta al minimo. Contro lui l’area diventa la zona prediletta da attaccare in penetrazione. Gli angoli difensivi sono pessimi, così come la copertura sul pick&roll. E con il baricentro così alto, è difficile immaginare un cambiamento radicale nei prossimi mesi - anche perché, e qui torna il discorso iniziale, ha già 22 anni. Chi può permettersi un difensore del genere? Quale squadra? I 20 punti di media che potenzialmente possono arrivare contro chiunque, bastano a giustificarne le mancanze? Dubbi a cui troveremo una risposta soltanto il prossimo 18 novembre.