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NBA, Stephen Curry da record non basta contro Minnesota: "Così non va"

LE PAROLE
©Getty

I 37 punti con sei triple a bersaglio del n°30 di Golden State non bastano agli Warriors per sbarazzarsi di Minnesota - avvicinando così pericolosamente la squadra di San Francisco ai Pelicans in risalita a Ovest, con il rischio di non prendere parte al play-in: "È lampante la sofferenza a rimbalzo, ci hanno travolto". E coach Kerr conferma: "Evidentemente non va più di moda, è la malattia della NBA moderna"

Tra le 32 sconfitte stagionali tra le quali scegliere - alcune davvero pessime - quella contro Minnesota di questa notte per molti versi è la peggiore per implicazioni sul presente e sul futuro prossimo della squadra. Un ko che condanna gli Warriors al 10° posto a Ovest, con San Antonio e Memphis più avanti, più in forma e soprattutto più convincenti. New Orleans più indietro invece vince, guarda ai prossimi tre scontri diretti nelle ultime due settimane di regular season e spera magari nel miracolo. Una piccola speranza di arrivare al play-in c’è ancora per i Pelicans, soprattutto contro questa Golden State - mentalmente e fisicamente esausta, crollata di nuovo dopo il 28-0 subito con cui si era aperta l’ultima gara contro Dallas. “È lampante dove sia stato il problema”, sottolinea Steph Curry, autore ancora una volta di 37 punti a coronare un mese da record, chiuso però nel peggiore dei modi a livello di risultati di squadra. “Siamo andati sotto 57-34 a rimbalzo (con 16 rimbalzi offensivi dei T’Wolves, ndr), impossibile pensare di reggere. Mi viene difficile anche commentare e aggiungere altro: abbiamo fatto schifo”.

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Che a Curry non vadano giù le sconfitte è ormai chiaro a molti, il problema è che gli Warriors sembrano in grado in questa stagione di scivolare sempre più a fondo - come sottolineato anche da coach Kerr: “Evidentemente non va più di moda il tagliafuori a rimbalzo, è la NBA di oggi che va così. Ogni giorno guardando il League Pass vedo scene di questo genere, in ogni partita, in ogni tipo di situazione. Giocatori che arrivano dal lato debole e prendono il rimbalzo d’attacco senza problemi: è una malattia molto diffusa nella lega. Il problema è che se sei una squadra piccola come la nostra, questa tendenza diventa drammatica”. Talmente tanto da rendere vano un mese da 96 triple come quello appena concluso da Curry - 14 in più di chiunque altro nella storia NBA. Prestazioni eccezionali a livello offensivo per il due volte MVP di Golden State: oltre 35 punti di media con almeno il 50% dal campo e il 45% dall’arco in un intero mese (con minimo 10 gare giocate), un’impresa riuscita due volte nella storia della lega. Sempre a lui, nel febbraio 2016 - quello della consacrazione dell’MVP all’unanimità e nel pieno della stagione da 73 vittorie - e questo aprile 2021; dal sapore agrodolce, soprattutto a causa di compagni che non sembrano in grado di stargli dietro e di tenere il suo passo.

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