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NBA, infinito Pat Riley: presente in una finale su quattro nella storia della lega

NBA fotogallery
01 giu 2023 - 10:36 21 foto
©Getty

Con quella che comincerà stanotte su Sky Sport NBA diventeranno 19 le presenze alle NBA Finals di Pat Riley, coinvolto come giocatore, allenatore o dirigente in una finale su quattro della storia della NBA, che diventano più di una una su tre se si comincia a contare da quando è entrato nella NBA come giocatore nel lontano 1967. Una leggenda infinita che potrebbe portarlo a vincere il decimo titolo della sua carriera

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VITTORIA 1972 (giocatore) | Riley, scelto al Draft del 1967 in uscita da Kentucky, prova il suo primo assaggio di Finals a 26 anni, viaggiando a 5 punti in 16 minuti di media per una versione dei Lakers capace di vincere il titolo suggellando una stagione da 69 vittorie e 13 sconfitte, tra cui il record di 33 successi consecutivi che regge ancora oggi

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SCONFITTA 1973 (giocatore) | I Lakers di Riley riescono a confermarsi come campioni della Western Conference, ma subiscono la vendetta dei New York Knicks che avevano battuto un anno prima sempre in finale. Riley non si alza dalla panchina di coach Bill Sherman giocando solo un minuto di media, mentre in campo c’è tale Phil Jackson alle dipendenze di Red Holzman

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SCONFITTA 1976 (giocatore) | Dopo appena due partite della stagione 1975-76 Riley viene scambiato a Phoenix in cambio di John Roche e una seconda scelta. Il tempismo è perfetto, visto che i Lakers non partecipano ai playoff per il secondo anno consecutivo mentre i Suns arrivano fino all’appuntamento finale, dove però perdono in sei partite contro i Boston Celtics, con gara-5 finita al triplo overtime

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VITTORIA 1980 (assistente) | Il 1976 è anche l’ultimo anno di Riley in campo, ritirandosi ad appena 30 anni dopo nove stagioni in NBA. Dal 1977 al 1979 fa da spalla al leggendario telecronista Chick Hearn per le partite dei Lakers, ma nel novembre del 1979 l’allenatore Jack McKinney si fa male gravemente andando in bicicletta, Paul Westhead ne prende il posto e chiede a Riley di aiutarlo come assistente. È anche l’anno in cui arriva in NBA tale Magic Johnson, vincendo subito il titolo in finale con Philadelphia

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VITTORIA 1982 (capo-allenatore) | I Lakers vengono eliminati al primo turno nel 1981 e all’inizio della stagione 1981-82 si giunge al punto di non ritorno nel rapporto tra Magic e Westhead, tanto che Johnson chiede di essere ceduto dopo un diverbio nello Utah. Nel giro di 24 ore Westhead viene licenziato e Riley promosso al suo posto, con i Lakers che decollano: 50 vittorie nelle ultime 71 partite, 12-2 nei playoff, e altro titolo NBA per Riley battendo di nuovo i Sixers in finale

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SCONFITTA 1983 (capo-allenatore) | Ancora una volta Riley subisce la vendetta dei Sixers, che grazie all’arrivo dell’MVP della lega Moses Malone in estate spazzano via i Lakers con un perentorio 4-0 alle Finals, dopo che i gialloviola erano riusciti a vincere 58 partite in regular season superando Portland e San Antonio ai playoff

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SCONFITTA 1984 (capo-allenatore) | La prima sfida in finale tra Magic e Bird viene vinta dai Celtics, capaci di conquistare una memorabile serie al meglio delle sette partite rimontando dopo essere stati sotto 1-2 dopo gara-3. La serie dà il via a un rapporto di odio da parte di Riley nei confronti di Boston, proibendo ai suoi giocatori di allenarsi o di fraternizzare con i Celtics durante l’estate

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VITTORIA 1985 (capo-allenatore) | Il risentimento paga dividendi un anno dopo, quando i Lakers si prendono la rivincita in sei partite nonostante il “Memorial Day Massacre” subito in gara-1. Guidati dal 38enne Kareem Abdul-Jabbar (MVP delle Finals con 25.7 punti, 9 rimbalzi e 5.2 assist di media), Riley vince il suo secondo titolo da capo-allenatore e quarto in totale

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VITTORIA 1987 (capo-allenatore) | Il terzo e ultimo incontro alle Finals in quattro anni contro gli odiati Celtics va di nuovo a favore della squadra di Riley, capace di vincere 65 partite in regular season e di presentarsi alle finali con una sola sconfitta in 12 partite a Ovest. Il “junior junior skyhook” di Magic Johnson in gara-4 è il punto di svolta della partita e del quinto titolo NBA di Riley

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VITTORIA 1988 (capo-allenatore) | Alla parata del 1987, con una frase diventata storica, Riley garantisce che avrebbero vinto anche il titolo dell’anno successivo. Dodici mesi dopo mantiene la parola data, diventando la prima squadra a vincere due titoli in fila dal 1968-69. La finale è durissima, ma i Lakers riescono a battere i rampanti Detroit Pistons in sette partite

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SCONFITTA 1989 (capo-allenatore) | I Lakers falliscono il three-peat perdendo di nuovo in finale contro i Pistons, complice un infortunio muscolare a Magic Johnson nel terzo quarto di gara-2 che di fatto chiude la serie. I “Bad Boys” avrebbero poi vinto anche l’anno successivo contro Portland, mentre i Lakers nel 1990 perdono contro Phoenix e Riley lascia la franchigia dopo un decennio assolutamente leggendario

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SCONFITTA 1994 (capo-allenatore) | Negli anni ’90 Riley cambia costa trasferendosi a New York, dei quali prende le redini nel maggio del 1991. Dopo anni di “Showtime”, le squadre di Riley diventano sinonimo di difesa e durezza sia fisica che mentale, dando vita a memorabili sfide contro i Bulls di Michael Jordan e conquistando le finali nel 1994, perdendo però in sette partite contro gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon

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VITTORIA 2006 (capo-allenatore) | Passano addirittura 12 anni tra le ultime due apparizioni di Riley in panchina alle Finals. Nel mezzo si trasferisce a Miami (non senza polemiche) nell’estate del 1995 creando quasi la franchigia da zero, vincendo il 64% delle partite in stagione regolare ma senza tornare alle Finals. Nel 2003 lascia il posto a Stan Van Gundy diventando capo della dirigenza ma dopo 21 partite della stagione 2005-06 lo licenzia, tornando a bordocampo e guidando gli Heat al titolo rimontando Dallas da 0-2 grazie a Dwyane Wade e Shaquille O’Neal

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SCONFITTA 2011 (dirigente) | Riley resiste in panchina fino al 2008, quando dopo una stagione da 15 vittorie lascia tutto nelle mani del suo discepolo Erik Spoelstra. Nell’estate del 2010 mette i suoi sette anelli di campione sul tavolo e convince LeBron James e Chris Bosh a firmare per gli Heat formando i nuovi “Big Three”, che raggiungono subito le Finals al primo tentativo ma perdono malamente contro i Dallas Mavericks in sei partite

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VITTORIA 2012 (dirigente) | Gli “Heatles” compiono il loro destino vincendo l’anno successivo, superando i giovanissimi Oklahoma City Thunder di Durant, Westbrook e Harden in cinque partite, regalando a LeBron James il primo agognato titolo della sua carriera. È anche il primo per Riley come “architetto” della squadra, resistendo alle non tanto velate richieste di licenziamento di Spoelstra e costruendo per la prima volta una squadra da anello

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VITTORIA 2013 (dirigente) | Miami si conferma anche l’anno successivo battendo i San Antonio Spurs in sette memorabili partite, ma ha bisogno del miracolo di Ray Allen in gara-6 per forzare il supplementare ed evitare la sconfitta, suggellando poi la rimonta da sotto 3-2 in gara-7 vinta davanti al proprio pubblico — di nuovo

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SCONFITTA 2014 (dirigente) | San Antonio si prende la rivincita con gli interessi spazzando via Miami in cinque partite l’anno successivo, facendo crollare la difesa degli Heat con la loro meravigliosa rete di passaggi in una delle esibizioni cestistiche migliori mai viste alle Finals. Riley deve inchinarsi, e in estate LeBron James lascia la Florida tornando a Cleveland, interrompendo la striscia di quattro finali consecutive degli Heat

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SCONFITTA 2020 (dirigente) | Nella bolla di Orlando la disciplina mentale e la durezza che da sempre contraddistingue gli Heat fa la differenza, così come l’arrivo di Jimmy Butler firmato da free agent nell’estate del 2019 e subito in grado di trascinare la squadra fino all’appuntamento conclusivo. Davanti però ci sono i Lakers di LeBron James, due entità non esattamente sconosciute a Riley, che si lamenta per gli infortuni subiti da Adebayo e Dragic definendolo come un titolo con l’asterisco

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2023 (dirigente) | Il risultato ancora non lo conosciamo: il record di Riley alle Finals è in perfetta parità con nove successi e nove sconfitte, e la sua diciannovesima partecipazione in prima persona potrebbe far pendere il bilancio da una parte o dall’altra. Dopo una memorabile cavalcata playoff partita dal play-in, Miami si trova davanti i Denver Nuggets di Nikola Jokic, imbattuti in casa e forti del miglior record a Ovest. Come finirà?

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PAREGGIATO RED AUERBACH… | Con 19 partecipazioni Riley ha raggiunto una leggenda del calibro di Red Auerbach, che ne ha vissute undici da allenatore (vincendone nove di cui 8 in fila, record ineguagliato e probabilmente ineguagliabile) e altre otto da general manager o presidente (con 7 titoli)

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…MA JERRY WEST RIMANE IRRAGGIUNGIBILE | Se si parla di Finals però il record assoluto è quello di Jerry West, coinvolto come giocatore, allenatore, dirigente o consulente addirittura in 30 serie di finale in carriera, vincendone solo una in campo (nel 1972, senza neanche essere così determinante) ma ben otto da dirigente costruendo i Lakers dello “Showtime”, quelli di Shaq & Kobe e infine sovraintendendo la costruzione dei Golden State Warriors campioni nel 2015 e 2017, prima di passare a un ruolo da consulente per gli L.A. Clippers

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