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NBA, Doc Rivers su Giannis: "Non ha grande intelligenza cestistica, e voleva andarsene"

NBA
©Getty

In una lunga intervista con Bill Simmons, l’ex allenatore dei Milwaukee Bucks Doc Rivers ha parlato a lungo del suo periodo con Giannis Antetokounmpo, dando la sua opinione su cosa non ha funzionato. "Giannis voleva andarsene, ma non voleva chiedere la cessione per non fare la figura del cattivo. In campo non era facile da incastrare: è bravo a passare il pallone ma non ha grande intelligenza cestistica. Avrei voluto che imparasse a eseguire"

I giorni di Doc Rivers come capo-allenatore NBA sono ormai alle sue spalle, potendosi togliere quindi qualche sassolino dalle scarpe specialmente per la sua ultima esperienza ai Milwaukee Bucks. In una lunga intervista nel podcast di Bill Simmons, Rivers si è soffermato soprattutto su Giannis Antetokounmpo e la difficile ultima stagione passata insieme. "Giannis voleva andarsene, ma si sente un Buck e non voleva passare per il cattivo" ha detto Rivers. "Voleva che il GM Jon Horst e il proprietario Wes Edens dicessero 'Ti cediamo', invece di chiedere lui di essere ceduto. Quello era il gioco che si stava giocando". Una situazione che è andata avanti molto a lungo e che si è concretizzata solo la scorsa estate con la cessione ai Miami Heat, a cui ha fatto seguito un inizio di annata non entusiasmante in Florida.

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Rivers: "Giannis giocatore difficile da incastrare"

Rivers ha poi continuato parlando delle difficoltà che ha incontrato nell’allenare il due volte MVP. "Mi piaceva molto Giannis, ma mi piaceva più come ragazzo. Come giocatore è interessante perché non è per niente facile. Gioca sempre a questo ritmo pazzesco cercando di attaccare il ferro. Ha grande capacità di passaggio, ma non ha necessariamente questa grande intelligenza cestistica. È davvero una cosa strana e ha un solo modo di giocare: in avvicinamento, forzando continuamente a ogni azione. Avrei voluto che imparasse a eseguire meglio: è uno di quelli che non ne ha mai avuto bisogno perché possono fare tutto da soli, ma questo non aiuta la squadra. Glielo ho detto sempre: aveva bisogno di imparare il valore dell’esecuzione e quando è importante concentrarsi su quella anche in allenamento. Ora ha un allenatore come Erik Spoelstra che è tra i migliori nell’esecuzione".

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