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Olimpiadi invernali: Brignone-Goggia, una poltrona per due

pechino 2022

Carlo Vanzini

Federica Brignone e Sofia Goggia sono due atlete che hanno riscritto la storia dello sci italiano. Lasciamole vivere per quello che sono tra loro, semplicemente "diversamente campionesse"

PECHINO 2022, RISULTATI E NEWS LIVE - CALENDARIO - RISULTATI - MEDAGLIERE

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Federica Brignone mette a segno il suo personalissimo tris di medaglie olimpiche, due argenti e un bronzo, quello più fresco della combinata. Il tutto si va a sommare all’argento dei mondiali del 2011, a 19 vittorie di coppa del mondo, record assoluto per un’italiana, 47 podi di coppa del mondo, -4 dalla primatista Isolde Kostner, alla coppa del mondo assoluta del 2020, unica sciatrice azzurra a riuscire in questa impresa, due coppe di specialità e una terza, quella del super G, in arrivo. Un palmares da leggenda dello sci alpino per il nostro paese, eppure sembra non bastare mai per considerarla tale. Sarebbe un po’ frustrante per chiunque. Dall’altra parte un’altra leggenda dello sci alpino nostrano, Sofia Goggia. Un oro e un argento alle olimpiadi, due medaglie ai mondiali, 17 vittorie e 39 podi, due coppe di discesa e una terza da conquistare. 

Entrambe hanno segnato il nuovo millennio, prendendo l’eredità di due super campionesse come Deborah Compagnoni e Isolde Kostner che hanno dominato gli anni ’90. La regina Deborah con 3 ori olimpici e altrettanti ai mondiali è stata la regina di un’epoca forse irripetibile con il re Tomba, negli stessi anni, a trascinare lo sci a livelli di popolarità mai visti, non dimenticando la storica interruzione del festival di Sanremo e la popolarità da prima pagina sui quotidiani. Isolde e Deborah si sono divise la popolarità di quegli anni, senza che mai ci fosse una polemica o una discussione tra loro, gruppi di lavoro diversi, team personale per Deborah, squadra di discesa guidata dall’indimenticato Valerio Ghirardi, scomparso di recente. Oggi la situazione è diversa, con gruppi di lavoro che si mischiano, cambiano si uniscono nell’élite si dividono di nuovo nel tentativo di avere staff personali. Alla base di gelosie c’è tanto di questo, di partenza. Poi ci sono due grandissime e geniali interpreti dello sci che sono completamente agli antipodi. Federica, da milanese, è diventata montanara ancora da piccola, per scelta di vita della famiglia di trasferirsi a La Salle in Valle d’Aosta, non come fanno molti, per costruire la bambina campionessa, ma per godersi la montagna a 360° con papà Daniele e mamma Ninna. Arrampicata, camminate, neve fresca, alpinismo, tutto ciò che lontano dalla città puoi fare l’hanno fatto. Poi è esplosa, in modo naturale, da piccolina non indossava la tutina e non aveva due paia di sci, la campionessa. Sofia è rimasta cittadina, legata come non mai alla sua Bergamo e in questo sta una diversità enorme. Basta prendere i social delle due per vedere la differenza di vita e di esternazioni. Federica ha dovuto lottare per poter avere con se il fratello Davide, talento frenato da un infortunio, come consulente e allenatore. Si ma non si deve far vedere, si ma non può entrare in pista, si ma… Ecco la federazione su questo ha sempre peccato di presunzione, restia alle intrusioni perché guai far vedere che qualcuno agisce da fuori.

Ricordo ancora ai mondiali di Sestriere del 1997, il grande Toni Morandi, nascosto dietro la tribuna a seguire Lara Magoni, argento in slalom alle spalle di Deborah, perché guai che si vedesse e guai a sapere che dietro alla stagione straordinaria di Lara c’era lui. Sarà anche per questo che l’oro di Salt Lake City 2002, Daniela Ceccarelli, vorrebbe portare a gareggiare sotto un’altra bandiera la figlia Lara, mini campionessa con un futuro che sembra già scritto. Ma queste sono altre storie che meritano un capitolo a parte, come il tiro al bersaglio alla FISI per la débâcle maschile. Facile sparare sulla croce rossa, quando il vero problema è la mancanza della materia prima. Mancano atleti dalle valli che preferiscono inseguire quello che prima non vedevano, grazie anche ai social, alle famiglie che prefersicono, per costi e sacrifici che i figli facciano altro. Abbiamo Della Vite, Franzoni e Bendotti vengono su perché sono stati sempre insieme fin da piccoli e si sono spinti l'un l'altro... gli altri chi glielo fa fare con, ad esempio, lo sci estivo diventato una sveglia alle 5 del mattino perché la neve poi si scioglie... ma va meglio telefono e fare altro. 

Razzoli, Tomba, Polig, Gros,  G. Thoeni, Colò, Innerhofer, Martin, Plank, R. Thoeni I medagliati alle olimpiadi, in ordine di tempo e di colore della medaglia.

Non ne abbiamo fatte quando avevamo squadroni di discesa gigante o slalom... Serve un lavoro più profondo alla base e una rivalutazione del circuito giovani e del sistema comitato-squadra nazionale. Non puntare il dito contro i tecnici attuali. Serve un metodo che Carca sta cercando, solo da pochissimo, di costruire. 

 

Ecco sono andato fuori tema, tornando a Federica e Sofia sono due calamite che si attraggono nelle loro grandezze agonistiche, ma che si respingono nelle loro personalità. Nulla di male ci sta. Una differenza sostanziale c’è ossia che Federica ha sempre avuto una mamma “ingombrante” in Ninna. Vincitrice in Coppa del mondo e giornalista affermata e di riferimento nel mondo dello sci. A Ninna molte dinamiche vissute sulla pelle della sua famiglia e della figlia non sono mai andate giù, anche a dispetto di quel po’ po’ di palmares elencato sopra. Come se mancasse sempre qualcosa. Lo ha esternato, sbagliando mezzi, tempi e modi e lo dico con tutto il bene che posso volerle visto che mi ha fatto iniziare a lavorare nel mondo del giornalismo una trentina di anni fa. Conosco Federica fin da bambina, effervescente, ma si vero anche timida e forse esterna questo suo lato che nessuno accetta con aggressività o semplicemente con troppa semplicità nel dire sempre quello che pensa. Conosco Sofia meno e da molto meno tempo, quanto basta per apprezzarne genialità e qualità e per capire che sono davvero due persone agli antipodi. Ma qui dovremmo fermarci nel parlare di loro, individualmente senza metterle in contrapposizione. I grandi eventi spesso fanno emergere ancor di più aspetti che fanno parlare di più dei risultati. C’è una maggiore presenza mediatica, anzi considerando il seguito che ha la coppa del mondo di sci oggi, si può dire tranquillamene che c’è presenza mediatica. Ed ecco che parole che in altri contesti si disperdono al vento, a mondiali e olimpiadi pesano a volte come macigni, perché tutto ciò genera interesse. 

Non possiamo semplicemente godercele?