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Tamberi: "L'obiettivo è vincere due ori olimpici"

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L'altista azzurro è intervenuto al Festival dello Sport di Trento e ha rilanciato l'ambizione di vincere un altro oro alle Olimpiadi: "Pensare di poter raggiungere quella medaglia è quello che spinge ogni singolo giorno a fare quello che facciamo - ha spiegato -. La paura dobbiamo farcela amica, cadere ti permette di conoscerti dentro. Spero di riuscire ad arrivare al livello di Sara Simeoni"

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"La persona che mi ha convinto più di tutti rispetto alla mia potenzialità in questo sport è stato mio padre". A raccontarlo, intervenendo al Festival dello Sport di Trento, è Gianmarco Tamberi. "Quando ancora giocavo a basket, mi ha convinto a lasciare i palazzetti per il salto in alto - ha spiegato -. Era il 2009, avevo 17 anni e fino a quel momento facevo solo delle gare studentesche in salto in alto, però si vedeva che ero portato". Poi, soffermandosi sul suo percorso, ha aggiunto: "Nasce tutto dalla paura. Spesso viene definita come qualcosa da allontanare, invece la paura dobbiamo farcela amica: è la paura che ci fa vibrare l'anima. Le cadute sono la cosa che ti fanno più bene dal punto di vista del poter far meglio. Gli anni dopo il 2016 sono stati pesanti, non pensavo ad altro se non a quello che potevo fare per poter tornare a vincere un oro olimpico. Cadere, se reagisci nel modo giusto, ti permette di conoscerti dentro. Pensare all'oro olimpico ti fa venire i brividi". L'obiettivo ora sono i due ori olimpici: "Le Olimpiadi sono quel mese in cui lo sport fuori dal calcio si fa davvero sentire. E pensare di poter raggiungere quella medaglia è quello che spinge ogni singolo giorno a fare quello che facciamo. Mi sento veramente fortunato a fare quello che faccio, ad aver scoperto un talento. Non voglio guardarmi tra vent'anni indietro e pensare di essermi adagiato. Voglio finire la mia carriera consapevole di aver fatto tutto quello che poteva essere fatto".

"Spero di riuscire ad arrivare al livello di Sara Simeoni"

"Ancora sono in attività e voglio continuare a vedere dove posso arrivare, poi i conti li faremo alla fine - ha detto Gimbo ai cronisti presenti a margine dell'evento -. Sicuramente ancora non mi sento il più grande della storia. Davanti in particolare mi viene un nome, perché fa la mia stessa disciplina, Sara Simeoni: quello che è riuscita a fare in diverse Olimpiadi vale più di quello che ho fatto io fino ad oggi. Quindi spero di riuscire ad arrivare al suo livello. Dal punto di vista fisico non sono il più forte atleta in pedana. Se penso semplicemente a JuVaughn Harrison, l'avversario con cui mi sono dovuto confrontare fino alla fine per vincere a Budapest, è sicuramente di un altro pianeta rispetto a me. Dalla mia ho sicuramente tanta esperienza, nel momento che conta riesco sempre a tirare fuori qualcosa di più di quello che ci si aspetta da me (Duplantis lo ha definito 'un killer' per atteggiamento ndr) e probabilmente di quello che mi aspetto io. Adesso penso a Los Angeles, e vedo tante possibilità di provare quantomeno ad inseguire quell'obiettivo. Il punto di forza della mia carriera penso che sia che anche quando io non vedo le possibilità le inseguo comunque. Visto il 2025, non aveva probabilmente nessun senso investire così tanto come ho fatto quest'anno per inseguire quegli obiettivi che poi sono riuscito a raggiungere".

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