Chiellini: "Addio alla Nazionale? Devo pensarci. Servono riforme per rinascere"

Calcio

Il difensore bianconero torna sulla disfatta di lunedì: "La ferita è aperta, non mi sembra ancora vero. Il mio addio? Ho salutato tutti, ma valuterò a mente fredda". Italia chiamata a rinascere: "Servono riforme, non la caccia alla streghe. Abbiamo gente capace, si lavori senza fretta"

Italia-Svezia ha segnato la fine di un ciclo. La mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 non ha solo impedito agli Azzurri di centrare l’obiettivo a 60 anni dall’ultima volta, ma ha anche aperto le porte agli addii di tre grandi protagonisti del 2006, come Buffon, Barzagli e De Rossi. Per Giorgio Chiellini, invece, sono ancora giorni di riflessione: "Le scelte a caldo non si fanno mai - ha detto al Corriere della Sera - A freddo avevo pensato di smettere dopo il Mondiale per gestire al meglio le energie. La cosa migliore è valutare con meno emozione di quella che c’è adesso. Ma a San Siro ho salutato i compagni, non sapendo se ci sarà un’altra occasione. Noi vecchi speriamo di aver lasciato qualcosa che li possa aiutare”. La ferita di lunedì sera è ancora aperta: ”C’è delusione, come è normale. È ancora fresca e non ci rendiamo ancora conto di quello che è successo. Tutti quanti. Forse lo realizzeremo al 100% solo a giugno. Perché ancora sembra impossibile non essere al Mondiale”. Il difensore bianconero guarda alla risalita: “Bisogna fare in modo che un punto così basso sia un punto di rinascita. L’atmosfera di San Siro è la base: un amore così incondizionato non l’ho mai vissuto. Ho ancora i brividi addosso per l’inno. Questo servirà per far crescere il nuovo gruppo verso l’Europeo 2020. E ripartire come movimento".

"Servono riforme, ma si eviti la caccia alle streghe"

Nessuna allusione, dunque, al suo ritiro, che resta quindi ancora in sospeso. Una cosa però per Chiellini è certa: bisogna evitare la caccia alle streghe: “È chiaro che ora sia partita un po’ di caccia alle streghe - ha spiegato - ma fare di tutta l’erba un fascio sarebbe un errore. È altrettanto chiaro che c’è la necessità di riforme. Non si riesce a fare niente, perché non c’è la voglia di venirsi incontro. E così il calcio è un po’ fermo. Siamo tutti importanti, ma la verità è che gira tutto attorno alla Nazionale, che è quella che muove il PIL. Gente capace ne abbiamo, non è che siamo tutti scemi. Abbiamo sbagliato noi giocatori per primi, ma nella caccia alle streghe manteniamo l’equilibrio. Non c’è fretta di decidere tutto oggi”. E ancora: “Ho letto tante di quelle storie: fantasie, favole paragonabili alla famosa rissa di Cardiff che ancora vorrei capire. Ho avuto modo di parlare col mister e ripeto che non mi permetterei mai di dire di giocare in un modo, o di chiedere di far giocare Chiellini e non Barzagli. Vale per me e per i miei compagni. E già questo toglie il 99% delle favole che sono uscite. Poi è stata ancora messa in mezzo la famosa riunione di Torino...".

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