24 novembre 2017

Bryan Cristante ha distrutto l'Everton

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Al Goodison Park l'Atalanta ha giocato una grande partita, Cristante ha messo in mostra il suo repertorio confermando il suo straordinario momento di forma

Ci sono tanti motivi che rendono memorabile la vittoria di ieri dell’Atalanta contro l’Everton. Ad esempio il fatto che nessuna squadra italiana era mai riuscita a segnare 5 gol sul campo di una inglese, oppure che è la prima volta che l’Atalanta riesce a segnare più di un gol in una trasferta europea. Ma la partita di ieri verrà ricordata anche come una di quelle in cui ci siamo accorti, con ancora più chiarezza, della profondità del talento di Bryan Cristante, autore di 2 gol che restituiscono solo in parte la ricchezza della sua prestazione. Cristante ha dominato entrambe le fasi di gioco esprimendo un controllo fisico e tecnico sulla partiti che pochi riescono a raggiungere quando i ritmi sono così alti.

Non c’è forse meccanismo di selezione più darwiniano dell’intensità della Premier League, e per questo calciatori che in altri contesti ci sembravano di alto livello poi nel campionato inglese riducono la propria efficacia, diventando molto più normali di quello che sembravano in Spagna o in Italia. Everton - Atalanta è stata una partita con ritmi e intensità agonistica da Premier League, dove gli spazi si comprimono e si aprono improvvisamente, e dove i giocatori sono costretti a giocare palla come se fossero sui carboni ardenti. In questo contesto Cristante sembra esserci nato. I suoi 80 chili distribuiti sul metro e 86 gli permettono di giocare fisicamente alla pari contro qualsiasi avversario e di mantenere l’equilibrio e la lucidità per giocare in maniera tecnicamente pulita anche quando si ha poco tempo e poco spazio. Cristante, anzi, fa parte di quella stretta cerchia di giocatori che sembrano aumentare la precisione del proprio gioco quando i ritmi si alzano. Come se pensare troppo a un certo punto potesse diventare nocivo.

Il suo innato senso della verticalità e l’istinto a muoversi bene senza palla sono diventati oro nelle mani di Gian Piero Gasperini. Cristante ieri non ha giocato nel suo ruolo abituale, quello di mezzala nel 3-4-2-1 dell’Atalanta, ma si è posizionato trequartista di destra (dove aveva giocato anche nella partita di andata). Un ruolo solitamente occupato da Ilicic, con lo scopo di mettere un altro giocatore in grado di portare palla a creare gioco per bilanciare il peso offensivo di Gomez a sinistra. Cristante ovviamente non ha quelle caratteristiche e la sua interpretazione è più simile a quella che forniva Kurtic nella scorsa stagione. Lo sloveno, da trequartista di destra, non toccava molti palloni e si limitava a giocare a pochi tocchi in verticale. Veniva soprattutto sfruttato nelle sponde aeree, e anche per attaccare i cross dalla sinistra di Gomez.

Ho raccolto quattro azioni di ieri sera di Bryan Cristante che ci aiutano a capire un po’ di più l’unicità del suo talento.

Come sblocca la partita

L’Atalanta costruisce la maggior parte delle proprie azioni sulle catene laterali. Lo possiamo vedere anche da questa pass-map dalla forma vagamente esagonale. Quando il centrale di destra o di sinistra porta palla si forma un rombo: vertice basso il difensore, ai lati la mezzala e l’esterno e come vertice alto il trequartista. Lo vediamo in questa immagine. Il trequartista deve quindi essere bravo a giocare spalle alla porta per ricevere nei mezzi spazi e aprire lo spazio per gli inserimenti, quello centrale della mezzala e quello ai lati dell’esterno. Lo scorso anno l’Atalanta lo faceva spesso con Kurtic e Conti, e l’assenza di quest’ultimo ha forse convinto Gasperini a schierare Ilicic da quella parte, che può mettersi in proprio con le conduzioni profonde. Ieri però il belga Timothy Castagne - che non aveva convinto in questo inizio di stagione - ha giocato una grande partita.

Qui vediamo il meccanismo classico che abbiamo descritto: De Roon porta palla, attira leggermente fuori posizione Klaassen e serve Cristante. Il centrocampista è bravo a difendere palla col corpo e a servire Castagne, che nel frattempo ha preso vantaggio su Klaassen e lo brucia in velocità.

Mentre Castagne porta palla a destra, Cristante corre verso l’area di rigore, trovando benissimo la posizione anche non schiacciandosi su Petagna, qualche metro più avanti. Alla fine la palla da spingere in porta gli arriva da Ashley Williams, che ha respinto male, ma nel calcio i movimenti giusti vengono sempre premiati.

Sapersi inserire e conquistarsi un rigore

Una delle doti più uniche di Bryan Cristante è la lettura degli spazi. Una qualità tanto preziosa quanto rara nel calcio contemporaneo, dove i ritmi alti restringono gli spazi e fanno spiccare i giocatori che quindi sanno leggerli meglio degli altri.

A inizio secondo tempo l’Everton è passato dal 4-2-3-1 iniziale a una specie di 4-3-1-2 più offensivo. I due mediani Baningime e Davies sono andati però ancora più in difficoltà a difendere centralmente e dopo due minuti l’Atalanta ha subito punito questa disorganizzazione. Baningime esce aggressivo su de Roon, Petagna però si defila leggermente per offrirgli la traccia centrale. A quel punto Cristante già capisce qual è la zona in cui far male all’Everton e attacca il corridoio centrale alle spalle di Davies, in ritardo. A quel punto Cristante è solo contro Ashley Williams ed è intelligente perché col primo tocco cambia subito di passo per allungarsi la palla verso il centro. Cristante non è velocissimo sui primi passi, ma quando prende velocità diventa difficile da limitare.

Arrivato in area ha la palla per tirare col sinistro e Williams lo stende con un intervento disperato.

Il raddoppio: un gol non banale

Questo può sembrare un gol semplice, facilitato dalle brutte marcature dell’Everton. Però non bisogna sottovalutare la sensibilità tecnica con cui Cristante spinge il pallone in rete quasi con la nuca. Forse tra le parti del corpo umano meno adatte a manipolare una sfera. Ma Cristante quest’anno ci ha abituati a gol di testa impensabili, come quello segnato in campionato all’Udinese, sempre sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con la palla colpita correndo all’indietro e spedita a pallonetto sul secondo palo.

Il gol di Cristante è arrivato, naturalmente, su assist del “Papu” Gomez, anche lui autore di una partita gigantesca, nonostante il rigore sbagliato. È il settimo gol di testa di Bryan Cristante con la maglia dell’Atalanta, sei dei quali arrivati proprio su assist del “Papu” Gomez.

Cristante riesce a mettere a frutto il suo talento nell’inserimento senza palla partendo sia da mezzala che da trequartista destro come in questa partita.

Il dettaglio: la difesa della palla

Questa non è un’azione particolarmente appariscente, ma la partita non è fatta solo di gol e grandi giocate, ma anche di piccoli dettagli che si accumulano per spostare l’inerzia di un risultato positivo o negativo. Cristante riceve una palla difficile da controllare, perché è a mezza altezza e perché è circondato da giocatori dell’Everton. Ha però un buon primo controllo con l’esterno, poi è davvero isolato e decide quindi di allungarsi il pallone verso la bandierina del calcio d’angolo. Siamo a metà del secondo tempo di una partita intensa ed è impressionante la forza dello scatto di Cristante, il modo in cui regge il contrasto con Keane, poi se la sposta con la suola e quando arriva il raddoppio la fa carambolare sull’avversario per la rimessa laterale.

È anche su queste piccole cose che si vincono le partite.

Con la doppietta di ieri Cristante è arrivato a 7 gol in 16 partite, ma ha soprattutto dato ancora più certezze sulle proprie qualità. Il suo talento è certamente aiutato dal contesto tattico di Gasperini - come quello di qualsiasi calciatore che si esprime bene - ma ha anche dei contorti e uno spessore piuttosto unici nel calcio italiano, che tradizionalmente fatica a costruire centrocampisti bravi ad attaccare quanto a difendere. Dominanti fisicamente, ma al contempo padroni degli spazi angusti che il calcio contemporaneo gli mette a disposizione. In questo momento storico di grande sfiducia, Cristante è un altro motivo per guardare con fiducia al futuro del nostro calcio.

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