Il calcio femminile da oggi diventa professionistico: ecco cosa cambia

il commento

Martina Angelini

Figc

Da oggi - quando mancano pochi giorni all' Europeo - il calcio femminile diventa sport professionistico. Martina Angelini spiega cosa cambierà e perché questo primo passo sia importante per adeguarsi agli altri principali campionati. Una tutela in più per le giocatrici che non trova però il favore di tutti i club

QUANTE STELLE IN CAMPO ALL'EUROPEO FEMMINILE

I denigratori del calcio femminile hanno creduto (erroneamente) di ricevere un grande assist dopo l’annuncio del professionismo per le donne. Il commento più frequente sui social è stato “adesso queste vogliono guadagnare quanto gli uomini”. Niente di più falso

Che lavoro fai? La calciatrice

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Facendo un passo indietro, per anni, la nostra Nazionale è stata criticata perché non otteneva abbastanza risultati. In pochi riflettevano sul fatto che a sfidarle fossero spesso avversarie come Germania, Francia, Norvegia o altre squadre le cui giocatrici alla domanda: “che lavoro fai?” potevano rispondere tranquillamente. “La calciatrice”. La differenza è tutta qui, anche se già da qualche anno anche le nostre Azzurre hanno a disposizione le strutture delle società maschili e possono permettersi di giocare solo a calcio, fino a poco prima le squadre di Serie A si allenavano la sera, con le ragazze magari di ritorno da turni di 8 ore in fabbrica. Ma un movimento per crescere ha bisogno di questo: dare alle proprie atlete la possibilità di concentrarsi esclusivamente sullo sport, non farle arrivare al punto di scegliere se giocare un Europeo perdendo il lavoro o investire sul proprio futuro, trascurando lo sport. 

Cosa prevede un contratto professionistico

Quello di oggi è un piccolo passo, arrivato in ritardo rispetto alla maggior parte delle principali Federazioni europee, ma permette alle ragazzine di tutte Italia di poter sognare un futuro da atlete, come già succede per i coetanei maschi. Non tanto per i guadagni, la FIGC ha deciso di uniformare i salari minimi della nuova Serie A femminile professionistica a quelli della Serie C, ovvero 26 mila euro lordi l’anno, ma per una serie di tutele di cui poter beneficiare durante e a fine carriera. Un contratto professionistico prevede contributi previdenziali e per il fondo di fine carriera, pensione, tutele mediche per infortuni e maternità. Per chi ha subito infortuni gravi, che a volte hanno compromesso la qualità della vita una volta finita l’attività, il professionismo consente di avere punti di invalidità e la relativa pensione. Il calcio diventa un lavoro a tutti gli effetti, una carriera a cui poter aspirare e a cui dedicare tutte le proprie energie. 

La Serie A a 10 squadre

La scelta di ridurre la Serie A temporaneamente a 10 squadre permette un graduale passaggio per le società coinvolte, anche se la rinuncia al titolo da parte dell’Empoli (sarà il Parma a prendere il posto delle toscane) fa capire che non tutti i Presidenti hanno accolto favorevolmente il cambiamento. Ma se da una parte i costi salgono molto, la crescita del movimento verrà con il tempo ripagata, ad esempio, da entrate relative alla compravendita delle calciatrici, perché aumentare il livello significa anche che le nostre atlete diverranno sempre più corteggiate dai top club europei. Il percorso è iniziato, sperando che altre Federazioni prendano esempio. Iniziare il primo Europeo da professioniste forse non porterà qualcosa in termini di prestazioni, ma darà ancora più dignità a una Nazionale che farà di tutto per far sognare gli italiani come agli ultimi Mondiali.