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Chelsea, come sta andando la stagione di Morata

Premier League

Federico Principi

Dopo un ottimo inizio, la stagione di Alvaro Morata è diventata sempre più difficile, anche a causa di alcune incomprensioni con Antonio Conte, che non è riuscito a sfruttare al meglio le caratteristiche dell'attaccante spagnolo

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Nell'ambiente poco sottile del calcio, la definizione del valore individuale appare spesso come un puro divertissement, una catalogazione basata su sensazioni e inclinazioni soggettive. Spesso non si tiene conto della grande differenza che c’è tra la difficoltà di un giocatore universale che deve adattarsi a contesti particolari, e quelle dei calciatori specialisti più semplici da utilizzare, in teoria, ma che devono finire nel posto giusto. Si fa prima a parlare di flop, ovviamente, o di esplosione, che a valutare il modo in cui le qualità individuali e il contesto si intersecano.

Il discorso è ancora più complicato per gli allenatori, che non hanno neanche i gesti tecnici individuali da portare come prova del proprio talento. Anche nell’allenare c’è una grande differenza tra la difficoltà di quelli che vorrebbero creare un contesto “ideale”, e la difficoltà di chi invece deve costruirlo su misura dei propri giocatori. E se l’allenatore giusto può creare il contesto ideale per un determinato calciatore, così un calciatore giusto può rivelarsi ideale per la filosofia dell’allenatore in questione; capita spessissimo che le difficoltà di allenatori e calciatori si sommino tra loro rendendo quasi impossibile formulare un giudizio di valore.

Prendiamo l’esempio di Alvaro Morata e Antonio Conte. Sono le difficoltà di Morata che gli impediscono di adattarsi perfettamente al gioco di Conte oppure, al contrario, le colpe maggiori ricadono sull’allenatore e sul fatto che non abbia creato i presupposti affinché il suo centravanti si esprimesse al meglio? Oppure, semplicemente, la scorsa estate Conte ha scelto il giocatore sbagliato?

Già quando era al Real Madrid, la passata stagione, Morata non aveva nascosto la sua ambizione di essere allenato dal tecnico pugliese: «Mi sento in debito con Conte, prima o poi avrò la fortuna di essere allenato da lui, è stato l'allenatore che ha puntato di più su di me. Ha scommesso su di me alla Juve, ma è andato via prima che io arrivassi. Mi conosce meglio di quanto immagini e questa cosa è importante, ti spinge a lavorare duro». Lo scorso settembre, tuttavia, ha detto al Daily Mail che quando il Chelsea lo ha contattato, lui pensava «che stessero cercando un tipo di attaccante diverso».

Il discorso su quale sia il centravanti giusto per Conte è tornato d’attualità dopo che nella sessione invernale di mercato ha provato a portare Edin Dzeko a Londra, ripiegando poi su Olivier Giroud. Conte ha spiegato ancora qualche settimana fa che Morata «ha grandi potenzialità e noi cerchiamo di migliorarlo», ma negli ultimi tempi non tutto sembra andato per il verso giusto, Morata ha fatto molta panchina e, secondo alcuni, sembra vicino a un ritorno alla Juventus.

Eppure era partito con il piede giusto

Morata è arrivato a Londra su precisa volontà di Conte e con un investimento importante, tanto nel cartellino - intorno ai 64 milioni di euro - quanto nell'ingaggio, 9 milioni annui circa. Il fatto che sarebbe andato a sostituire un giocatore eccezionale come Diego Costa, messo fuori rosa e destinato all'Atlético, significa che in partenza Conte sapeva di dover migliorare alcune caratteristiche di Morata per portarlo al livello necessario.

D’altra parte la vittoria in Premier League del Chelsea di Conte dello scorso anno è stata figlia anche dell'importante lavoro individuale su alcuni calciatori ripescati, e trasformati, dal tecnico italiano: come David Luiz e, soprattutto, Victor Moses, che ha raccontato quanto ossessivamente Conte gli abbia parlato per migliorarlo in fase difensiva. E Fabio Barcellona ha già sottolineato i progressi fatti da Morata grazie al lavoro di Conte: una progressiva tendenza alla specializzazione in attaccante di area, un miglioramento spiccato nel senso dello smarcamento per arrivare sempre sulla destinazione del cross (eludendo i duelli corpo a corpo) anche grazie a una grande elevazione, e una predisposizione sempre minore al dribbling e alla progressione palla al piede.

Un gol tipico dell'ultima versione di Morata.

Una cura dei dettagli resa necessaria dal vestito tattico che Conte ha disegnato per il suo Chelsea: all'interno di una strategia comunque verticale, i princìpi implementati del gioco di posizione hanno costretto Morata a occupare sempre e costantemente il corridoio centrale di campo. Nonostante una fase difensiva orientata al controllo dello spazio (presupposto per creare numerosi contropiedi su cui Morata esprime naturalmente le proprie migliori qualità), le fasi di possesso non sono tutte basate sulle transizioni, ma poggiano prevalentemente su lunghe fasi di attacco posizionale, che sfruttano tutti i 5 corridoi verticali di campo per allargare le difese.

I corridoi verticali vengono occupati naturalmente dal 3-4-3, ma anche con il 3-5-2 Conte ha trovato il modo per posizionare un giocatore in ogni fascia di campo, dando maggiore libertà a Hazard, che partiva alle spalle di Morata, mentre le mezzali si alzano nei mezzi spazi. Bloccato al centro, sono aumentate vertiginosamente le ricezioni spalle alla porta di Morata, il suo tallone d’Achille.

Come occupa il campo il Chelsea con il 3-5-2

Anche nel 3-5-2, solitamente un modulo più verticale, Conte ha previsto una rigida occupazione dei corridoi verticali alzando le mezzali nei mezzi spazi fin da inizio azione. Il risultato è che Morata non poteva allargarsi, sfuggire alle ricezioni spalle alla porta e andare magari in dribbling.

Nei primi mesi, Morata è riuscito ad adattarsi sfruttando la posizione ravvicinata dei due trequartisti (Hazard e Willian, o Pedro) per giocare appoggi corti di sponda, che ha migliorato in maniera evidente nel corso del tempo, evitando così la protezione del pallone e lo scontro fisico con gli avversari. Ha semplificato il suo gioco migliorando la propria sensibilità, e i suoi progressi nell'attacco dell'area di rigore gli hanno garantito 7 gol nelle prime 7 partite con la maglia dei "Blues", che sembravano il preludio alla stagione della definitiva consacrazione.

Poi sono venuti fuori i problemi

Non c'è un unico motivo per il quale il rendimento di Morata sia sceso nel corso dei mesi, portandolo di frequente all'esclusione dai titolari, soprattutto in alcune partite chiave. Un problema centrale nella sua stagione sono stati gli infortuni, non da lungodegenza ma sicuramente fastidiosi: dopo aver saltato la trasferta contro il Crystal Palace per un problema alla coscia, Morata ha iniziato a sentire dolori alla schiena a dicembre, saltando la partita contro l’Huddersfield e rimanendo fermo per alcune settimane a gennaio, sempre per lo stesso problema. Conte, preoccupato, aveva dichiarato: «Non posso dire se starà fuori un giorno, un mese o per il resto della stagione».

In realtà, in un video postato e poi rimosso su Instagram dalla moglie di Morata, Alice Campello, si vede lo spagnolo ballare con la ragazza, addirittura sollevarla, proprio nel momento in cui era ufficialmente fuori per infortunio. Un video che ha fatto scatenare l'opinione pubblica inglese sull'eventualità che i problemi alla schiena fossero solamente una copertura per giustificare scelte tecniche o addirittura litigi con Conte, in linea con quanto si sospetta sia successo con David Luiz, anche lui finito fuori squadra, e con quanto ufficialmente avvenuto con Diego Costa.

A queste circostanze si sono aggiunti alcuni problemi generali di squadra, forse intrinsechi al modo in cui Conte gestisce i suoi mandati (ben inquadrati in questo pezzo di Dario Saltari). Le difficoltà diffuse hanno generato insoddisfazione e confusione nella testa di quasi tutti i giocatori del Chelsea. Morata, che aveva effettuato i suoi miglioramenti più importanti troppo di recente, non solo non è riuscito a portarli avanti in condizioni individuali e collettive di difficoltà, ma non ha neanche consolidato quanto di buono aveva fatto. La sua specializzazione a prima punta è stata ancora più evidente - a novembre Morata registrava 2.2 dribbling a partita, comunque meno degli anni precedenti, mentre adesso è sceso a 1.2, vincendone solo il 56% secondo Squawka - ma alcuni suoi problemi strutturali sono diventati impossibili da ignorare.

Soprattutto nell'uso del corpo, Morata non sembra un attaccante in grado di determinare il contesto attorno a sé, di agire in isolamento. O meglio, è in grado di farlo in spazi aperti, quando può portare palla per molti metri e puntare l'avversario in conduzione, grazie alla sua progressione e alla sua grande capacità di cambiare direzione in qualsiasi momento. Ma nel gioco spalle alla porta, quando non ha compagni vicini a offrirgli un appoggio immediato, diventa improvvisamente impacciato. La differenza con Diego Costa si è fatta sensibile, il centravanti dell’Atlético è capace di spostare e manipolare l'intera struttura difensiva a proprio piacimento grazie ai propri controlli sui lanci e alla protezione del pallone. Oltretutto è tanto efficace quanto Morata in transizione, con meno tecnica magari, ma con una forza e un’aggressività impareggiabili.

Spalle alla porta Morata va in difficoltà se non può liberarsi immediatamente del pallone, un limite troppo grande per un centravanti di prima fascia. La sua sensibilità tecnica, che gli permette di giocare di prima, sparisce quasi del tutto quando si tratta di difendere il pallone, soprattutto in spazi stretti quando le linee di passaggio si chiudono. Morata sfugge il più possibile al contatto corpo a corpo, sempre in maniera opposta rispetto a Diego Costa, che cerca il contatto con più avversari possibile, sicuro di poterli spostare tutti e tenerli lontani dalla palla.

Quando la squadra si schiaccia e avrebbe bisogno di Morata per risalire, difficilmente può appoggiarsi sulle spalle dello spagnolo se non dispone di uno scarico immediato o ravvicinato ed è costretto a proteggere palla.

Quale futuro per Morata?

La naturale conseguenza di queste sue lacune è che Morata non può fare da target per i lanci lunghi dalla difesa, soprattutto quando i trequartisti si schiacciano bassi come esterni di centrocampo nel 5-4-1 difensivo del Chelsea, impedendogli uno scarico facile e immediato e costringendolo all'isolamento contro i difensori centrali avversari, quasi sempre molto forti fisicamente in Premier League.

Non stupisce, in questo senso, l'insistenza con cui Conte ha cercato Dzeko nel mercato di gennaio, un profilo estremamente completo nel gioco spalle alla porta tra capacità di protezione del pallone, senso del ritmo di gioco e tecnica negli scarichi e nelle aperture. E, una volta rinunciato al bosniaco, non è stato casuale neanche che il Chelsea abbia ripiegato su Giroud, specialista quasi unicamente del gioco fisico e delle sponde, che in poco tempo ha già giocato con molta più continuità rispetto alla prima parte di stagione all'Arsenal.

Dal punto di vista statistico Giroud ha infatti rappresentato un upgrade significativo per quanto riguarda le palle alte: se Morata in stagione ha ingaggiato 2.35 duelli aerei per 90 minuti (vincendone solo il 47%, la maggior parte in area), il francese ne totalizza ben 7.09 per 90 minuti uscendo vincitore 2 volte su 3 (65%). L'importanza di Giroud è stata evidente recentemente soprattutto nella trasferta contro il Southampton: appena incassato il secondo gol, Antonio Conte ha sostituito Morata proprio con il francese, che con una doppietta ha permesso la rimonta conclusa sul 2-3, guadagnandosi così la maglia da titolare anche per la semifinale di FA Cup sempre contro il Southampton e realizzando di cattiveria il gol del vantaggio.

Il gol dell'1-0 - nella semifinale di FA Cup - dove c'è tutta la determinazione di Giroud, mentre più avanti Morata segnerà il 2-0 con il suo ormai classico stacco di testa in area.

Morata, nel frattempo, era rimasto escluso dalle due sfide contro il Barcellona, al ritorno in favore di Giroud e all'andata addirittura per fare spazio a Hazard come falso centravanti. Una soluzione, quella del belga come prima punta, adottata anche in alcune partite di Premier League e che dà più libertà posizionale ai tre elementi offensivi, oltre che puntare sulle capacità di Hazard di giocare spalle alla porta con una tecnica di altissimo livello e una visione di gioco brillante.

Per sua natura, Morata è un giocatore universale, che può ricoprire efficacemente ogni ruolo di qualsiasi attacco, ma non è lo specialista che servirebbe al Chelsea di Conte. Il tecnico, d’altra parte, con tanti trequartisti di qualità a disposizione (Pedro, Willian e soprattutto Hazard) non può concedere a Morata porzioni di campo più ampie, dove sfruttare il suo dinamismo e la sua conduzione, senza correre il rischio di svuotare il cuore dell’area di rigore. Per questo Conte ha finito col preferirgli la maggiore specializzazione di Hazard e Giroud (seppure in aspetti completamente diversi).

Il calcio negli ultimi anni sta andando in una direzione tendente alla ricerca di giocatori dalle caratteristiche universali, ma molto spesso gli allenatori assegnano loro soltanto un numero limitato di compiti, con funzioni che paradossalmente sono più adatte a degli specialisti. A Morata non è bastato ampliare le sue qualità, ed è finito dietro a un giocatore naturalmente predisposto a fare poche cose, ma fatte molto bene, come Giroud.

Sembra difficile immaginare un futuro per questo Morata in questo Chelsea. O Conte dovrà rinunciare ad alcuni principi che rendono il suo gioco troppo rigido per Morata, oppure sarà Morata a doversi trovare un altro posto dover continuare a sviluppare il proprio talento. Il calcio non è una scienza esatta e la formula universale del successo non esiste: la traiettoria di Morata e del suo ridimensionato feeling con Antonio Conte ne è una palese testimonianza.