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Liverpool-Manchester City, le chiavi tattiche della sfida

Premier League

Daniele V. Morrone

Klopp e Guardiola sono di nuovo uno di fronte all'altro, per la sfida più spettacolare della Premier League che stavolta mette in palio il primato in classifica

LIVERPOOL-MANCHESTER CITY LIVE

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Come ha fatto notare il Guardian alla vigilia della sfida per il primato in Premier League tra Liverpool e Manchester City, non possiamo ancora catalogare questa sfida come una rivalità storica della competizione. Però, continua il Guardian, è una partita che ha ormai ha tutti gli ingredienti per diventarlo: in termini di qualità in campo e spettacolarità dello scontro già non ci sono paragoni con le altre sfide di cartello; inoltre City e Liverpool hanno già una piccola storia cominciata con gli scontri della scorsa stagione, quando il City ha fatto soffrire la peggiore sconfitta al Liverpool, con il 5-0 dell’andata, e quando, poi, il Liverpool ha interrotto le 23 partite senza sconfitta della squadra di Pep Guardiola nel match di ritorno e l’ha anche eliminata ai quarti di Champions League. Effettivamente, la sfida tra il Liverpool di Klopp e il City di Pep può diventare l’equivalente contemporaneo di quella tra il Manchester United di Alex Ferguson e l'Arsenal di Wenger, a inizio secolo.

Quest’anno Liverpool contro City significa avere contro sia i due migliori attacchi della competizione (21 gol fatti con 21.7 xG per il City; 15 gol fatti con 15.3 xG per il Liverpool) che le due migliori difese (entrambe con 3 gol subiti, il City con 4.5 xG concessi, il Liverpool con 5.6 xG concessi). Ma è anche una partita che va oltre gli uomini in campo o le ambizioni di classifica, e arriva ai due modi diversi di approcciarsi al gioco del calcio, al modo di costruire una grande squadra: da una parte un City costruito per fare con la tattica e la precisione tecnica un concerto che diventa una sinfonia di movimenti coordinati; dall’altra un Liverpool che con la tattica e la velocità di esecuzione vuole rendere ogni partita un concerto rock. Insomma la sfida tra la massima espressione del gioco di posizione, da una parte, e del gegenpressing, dall’altra.

I due allenatori si stimano molto proprio perché riconoscono l’uno all’altro la capacità di far giocare la propria squadra giochi al massimo del proprio potenziale per vincere. Guardiola sa che nessuno come il Liverpool è in grado di mettere alla prova i suoi precisi meccanismi di uscita palla dalla difesa. Ma anche Klopp sa che nessuno come il City può mettere alla prova la tenuta difensiva della sua squadra, capace com’è di costringere gli avversari a dover reagire a combinazioni precise e veloci che non ammettono neanche un secondo di distrazione, se non si vuole raccogliere il pallone da dentro la porta.

La scorsa stagione ci dice che le due squadre sono sostanzialmente allo stesso livello e che si affronteranno a viso aperto, con la dinamica della partita che può cambiare in un secondo grazie a un singolo episodio. Il pronostico, quindi, non può che essere totalmente aperto. Andando dal generale al particolare, sono due i temi tattici da dover affrontare per questa gara: la forma di Salah per il Liverpool e l’assenza di De Bruyne per il centrocampo del City.

Come sta Salah?

La forma di Salah è al centro del dibattito in Inghilterra, anche e soprattutto dopo la sua abulica prestazione in Champions League al San Paolo, dove il Liverpool non ha creato alcun pericolo. Tanto da essere stata tra le domande fatte a Klopp in conferenza stampa. Il tecnico ha voluto tranquillizzare l’ambiente, dicendo che nulla è cambiato nel suo gioco se non il fatto che era impossibile tenere lo stesso ritmo realizzativo della scorsa stagione. Effettivamente, se anche l’occhio ci dice che Salah non è quello della scorsa stagione, le statistiche danno ragione a Klopp: rispetto alla scorsa stagione Salah riesce ad avere lo stesso numero di tiri (4 a partita) e di passaggi chiave (2.4 a partita ora contro 2.2 prima), perde lo stesso numero di palloni (2.7 contro 2.6) e gli riescono addirittura più dribbling (2.6 contro 2.2).

Cosa più importante di tutte in questo momento: Salah è secondo in Premier League per xG creati con 5.7 (il primo è Agüero con 6.1), ha segnato 3 gol in Premier League e sta quindi “sottoperformando” in ambito realizzativo rispetto a quanto riesce a creare (ma riesce comunque a creare abbastanza per essere considerato comunque il giocatore più pericoloso del Liverpool).

Senza Fabian Delph, Guardiola deve scegliere se forzare l’entrata nell’11 di un Mendy appena tornato dall’infortunio o se affidarsi a un Laporte (centrale di formazione, anche se in una difesa a 3) adattato a terzino, come in settimana in Champions League. In entrambi i casi è evidente come una grande partita di Salah diventa determinante per il Liverpool, da una parte perché giocando in modo aggressivo alle spalle di Mendy permetterebbe di bloccarlo di più, limitandone le mortifere discese per il cross teso che tanto aiutano la manovra del City.

Ma Salah sarebbe ancora più importante in caso di presenza di Laporte perché, come visto in settimana, spostato a sinistra il francese attua una difesa aggressiva alla ricerca dell’anticipo, così da mascherare la differenza atletica con l’esterno che ha contro. Una difesa che lo porta però più di una volta a sbagliare i tempi di uscita e a regalare quindi più di un’occasione se l’esterno è veloce nella reazione e bravo nella conduzione. Due dei pregi migliori di Salah, che sarà chiamato a dimostrare che l’occhio ci sta ingannando (o che era solo questione di tempo).

Quale mezzala destra per il City?

Sia nel pareggio contro il Chelsea che nella sconfitta contro il Napoli, il Liverpool ha provato un pressing continuo: se nel primo caso l’ha fatto con il risultato a sfavore da subito, nel secondo ha continuato con la partita in bilico. E non abbiamo ragione di pensare che non lo faccia anche in casa contro il City.

Nonostante la probabile assenza nell’11 di Naby Keita, dopo l’uscita contro il Napoli che ancora non è chiaro quanto tempo lo terrà fuori, il Liverpool può utilizzare comunque due mezzali per pressare alto e rendere difficoltosa l’uscita del pallone del City, sporcandogli l’opzione per i centrali. Il Liverpool lo farà probabilmente uscendo forte a specchio sulle mezzali del City, costringendole a muoversi lontano da Fernandinho per ricevere: ma, come detto da Guardiola in conferenza stampa, il City non ha nessuna intenzione di cambiare il proprio modo di giocare nonostante le difficoltà che incontra con la pressione del Liverpool. Guardiola pensa che solo perfezionando i suoi meccanismi può avere la chance migliore di battere i rivali, quindi dobbiamo pensare che il City non andrà a Liverpool pensando di difendersi.

Se il posto di mezzala sinistra per David Silva è assicurato, De Bruyne sarà solo a disposizione dalla panchina, non essendo al 100% dopo un infortunio che pareva doverlo tenere fuori molto più a lungo di così. Arrivare al match più importante di questa prima metà di stagione senza la propria stella (il giocatore forse più influente di tutta la Premier League, con le sue scelte oltre che con la tecnica, sul contesto tattico delle partite) mette Guardiola davanti a una decisione difficile, soprattutto perché anche Gündogan non è al 100%.

Nessuno nella rosa del City come De Bruyne è in grado di ricevere, resistere alla pressione avversaria e sfruttarla per trovare sul lato debole un compagno libero: Guardiola dovrà scegliere un meccanismo diverso per portare il pallone avanti sulla catena di destra senza poter avere la precisione balistica della sua stella. Il candidato principale sembra ancora una volta Bernardo Silva, l’esterno destro che Guardiola ha ormai sdoganato come mezzala, proprio per il suo controllo del pallone anche in spazi stretti, che lo rende perfetto per resistere alla pressione avversaria. Bernardo Silva lì ha giocato ad esempio nella scorsa partita di Premier League contro il Brighton, ma il compito che gli spetta in questa ha un grado di difficoltà ovviamente superiore.

Salah e Bernardo Silva sono solo due ingraggi di sistemi complessi e, per certi versi, opposti (per altri molto simili: la voglia di spostare il gioco nella metà campo avversaria e di recuperare palla appena la si è persa) che si affronteranno domenica ad Anfield. Non si giocano la Premier League, che guidano con 19 punti ciascuna, ma un pezzetto almeno simbolica di essa, sì.