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L'eredità di Monchi, orgoglio di Siviglia: le origini del ds della Roma

Serie A

Francesco Pietrella

Siamo stati al Sánchez Pizjuán e nel centro sportivo del Siviglia, dove il ricordo di Ramon Monchi - oggi ds della Roma - è ancora molto forte. Il 'Re Mida del talento' ha lasciato un'eredità pesante ma vincente, costruita nel tempo grazie ai valori di una piazza storica. Il nostro reportage

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Toglietegli tutto tranne la Coca Cola, o le schede di valutazione su cui ha costruito un impero del talento: “Profilo A da prendere subito, B e C da seguire e valutare”. Occhio al profilo E: “Può dedicarsi agli studi”. Negli anni ne ha sbagliati pochi, questione di fiuto.

L’ufficio di Ramon Monchi è uno scrigno di programmazione, strategie e intuizioni, soprattutto a Siviglia, dove sei concetti accompagnano i giocatori nel vestuario: sacrificio, volere, unione, intensità, perseveranza e organizzazione. Compongono la parola equipo. 

Il metodo Monchi

Un riassunto vincente. Nel 2002 prese Dani Alves per 500mila euro, il brasiliano dai piedi buoni che ignorava dove fosse la città: "Siviglia? Bellissima, certo che so dov'è!". Mai vero. Sei anni dopo l’ha rivenduto al Barcellona per 40 milioni. Una delle tante plusvalenze. 

ll 'Cassiere' diventa Re Mida e lascia da re: Rakitic, Bacca, Kondogbia, Gameiro, Krychowiak, Negredo. 275 milioni di utile. Nel 2000 prende in mano una squadra retrocessa e piena di debiti: “Non c’erano neanche i palloni, ma accettai l'incarico. Anche se quel giorno il presidente avrebbe potuto chiedermi di tagliare il prato o di dipingere gli spalti, sarebbe stato uguale. Mi intendevo di gestione come di giardinaggio”. Ne uscirà da top player. 

L'ingresso del centro sportivo del Siviglia. Si trova a circa 6 km dal Sanchez Pizjuan, lungo la Carretera de Utrera, nel sud della città

La cultura del Siviglia

Perché Ramon Monchi, l’uomo del sud di San Fernando, cresciuto più vicino a Rabat che a Madrid, ha costruito un Siviglia vincente grazie alla programmazione, un modello da seguire invidiato dal mondo pallonaro, e che ancora oggi continua la sua tradizione di big europea (è quarto posto in Liga e agli ottavi di Europa League contro lo Slavia Praga).

Il Sanchez Pizjuan è una scossa elettrica che punge, il luogo mistico dove il Siviglia gioca il suo bel calcio. Con le frasi dell’inno lungo le tribune: “Sevilla serè hasta la muerte, orgullo de nuestra ciudad”. Traduzione intuibile, sinonimo di vittoria: cinque Europa League in bacheca, 3 consecutive dal 2014 al 2016. Basta entrare in sala stampa per capire che qui si è scritta la storia. Pareti rosse, scritte bianche, i volti di chi ha fatto un’impresa raffigurati per i i giornalisti che vengono da fuori. O ricordati a chi c’è sempre.

Il Sanchez Pizjuan, stadio di casa del Siviglia

Dentro il centro sportivo 

Tutto nasce in un sportivo isolato, quasi nascosto lungo la Carretera di Utrera, Siviglia Sud. E’ il centro sportivo José Ramon Palacios, dove l’odore del Pata Negra non c’è più e subentra quello delle auto. Niente vicoli stretti, o Plaza de Toros, Andalusia nuda e cruda.

Passi lungo l’autostrada e lo riconosci, è come la sala stampa del Pizjuan: muri bianchi, scritte rosse, un senso di orgoglio. La “Fabrica” del successo con uno stadio intitolato a Jesus Navas, il canterano con più presenze nella storia del club (466 gare e 38 gol).

Dopo 4 anni nel Manchester City è tornato alla base per amore. I tifosi del Siviglia sperano nel bis di Monchi, sono rimasti a un fermo immagine in cui saluta il Pizjuan con le lacrime agli occhi e la maglia di Antonio Puerta sulle spalle. Uno dei tanti figli di Siviglia che si allenava a 6 km dallo stadio, sotto una scritta particolare: “Costruendo il futuro”. Quello che ha fatto Monchi, e che continuano a fare oggi, dentro lo scrigno del talento.

L'Estadio Jesus Navas nel centro sportivo