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Inter, Lukaku esalta Conte: "Prepara le partite alla perfezione, posso migliorare ancora"

Serie A
©Getty

L'attaccante belga racconta al Corriere dello Sport i segreti dell'allenatore nerazzurro: "Trasmette grandi motivazioni, mai vista una cosa così nella mia carriera". E sull'arrivo in Italia: "Ho sempre tifato Inter, da piccolo ero innamorato di Adriano e Ronaldo". La corsa scudetto con la Juve: "Dobbiamo pensare a una partita per volta"

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"Sin qui è stato un buon inizio, ma voglio fare meglio, so di poter migliorare. La più grande motivazione? Vincere con i miei compagni, segnando". Parola di Romelu Lukaku, che ha parlato dei suoi primi quattro mesi all'Inter in un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport. "Credo che se un attaccante segna tanti gol in Italia poi può farli in ogni torneo d'Europa". Più gioco in Serie A e più capisco le zone del campo in cui sono efficace. Mio fratello Jordan mi aveva detto che il calcio italiano mette a dura prova gli attaccanti. In tv guardo tanto calcio e in ogni match imparo qualcosa a livello tattico" è l'idea del centravanti belga, che punta anche alla vetta della classifica marcatori: "Vincere la classifica marcatori? Immobile sta facendo molto bene, io pure ma le ambizioni personali devono restare tali. Penso prima alla squadra".

"Conte? Mai visto uno così nella mia carriera"

A volere fortemente Lukaku in nerazzurro è stato Antonio Conte: "Tatticamente con lui sto crescendo tanto – ammette l'attaccante - mi ha chiamato a fine trattativa, quando stavo andando a Milano, e mi ha detto 'Preparati a lavorare'. Gli ho risposto che non c'era problema. Il mister vuole vincere sempre, trasmette grandi motivazioni e prepara le partite alla perfezione. Mai vista una cosa così nella mia carriera. Quando vado in campo con lui, sono pronto per ogni situazione. Simile a Mourinho? Sì, sono i due allenatori migliori che ho avuto". E proprio per lo Special One l'attaccante ha un messaggio speciale: "Sono davvero felice per Mou, credo che nei prossimi due anni il Tottenham con lui vincerà qualcosa. In questa stagione magari porterà a casa una delle due coppe nazionali, mentre la prossima lotterà per conquistare la Premier. Ha vinto ovunque, è un top coach”. Vincere è anche un obiettivo di Lukaku, con l'Inter che ha tenuto il passo della Juve nei primi tre mesi di campionato: "In tanti hanno detto di voler vincere lo scudetto in questi anni, ma alla fine ha vinto sempre la Juve. Per questo dico che dobbiamo pensare a una partita per volta".

"Ho sempre avuto il desiderio di giocare nell'Inter"

Le reti in nazionale sono 52, quelle in Serie A nei primi 12 turni di campionato sono nove ("La più bella è quella al Brescia, ma mi è piaciuto anche il 2-0 al Milan"). Ora Lukaku attende il primo gol in Champions: "Dobbiamo vincere le prossime due gare, spero di segnare gol decisivi per la qualificazione agli ottavi". Parla in inglese ma si sa spiegare bene anche in italiano ("L'ho imparato in tv, seguendo le partite di mio fratello Jordan") ed è entusiasta dell'ambientamento all'Inter, come già raccontato ai microfoni di Sky Sport. "Beniamino dei tifosi? Ci speravo ma non così rapidamente. Per me è importante guadagnarmi il rispetto non solo della gente, ma anche dei miei compagni. Ho sempre avuto il desiderio di giocare nell'Inter. Appena ho saputo che l'Inter mi voleva, ho preso la mia decisione e l'ho detto al mio agente. Ero un grande tifoso di Adriano quando indossava questa maglia e lo ero anche di Ronaldo. Ha segnato nella prima finale che ricordo di aver visto da bambino, quella di Coppa Uefa contro la Lazio".

"Icardi è stato gentile con me, siamo attaccanti diversi"

A Milano Lukaku ha raccolto l'eredità di Mauro Icardi, incrociato ne ritiro estivo: "Ha segnato 124 reti, sono tante. Siamo due attaccanti diversi, lui ha scritto la sua storia qui e io ho appena iniziato. Quando sono arrivato all'Inter è stato gentile con me. Gli auguro il meglio al Psg e spero vinca lì". Nessuna etichetta pesante. Stessa risposta data quando gli si chiede delle pressioni date dall'essere stato il giocatore più pagato nella storia dell'Inter: "Se mi creasse problemi lo vedreste dalle mie prestazioni. Anche lo United mi aveva pagato parecchi soldi e lì ho realizzato 42 reti dopo le 86 all'Everton, poi ho numeri importanti anche con la mia Nazionale e al Mondiale. Il mio lavoro è questo: far bene in campo. Quando ho deciso di lasciare lo United? Dopo una partita contro il West Ham ad aprile, Solskjaer mi schierò all'ala destra. Così ho deciso di parlare con il manager e di comunicargli la mia intenzione di andare via. Lui mi rispose che non voleva trattenermi controvoglia. Lo stesso ha fatto la dirigenza. Si è trattato di una decisione condivisa".

"Contro il razzismo servono espulsioni a vita dagli stadi"

Lukaku ha affrontato anche un tema tornato prepotentemente di attualità negli ultimi mesi come il razzismo: "Non si può negare che nel mondo del pallone esista, ma nella vita di tutti i giorni non sono mai stato così bene come ora in Italia – le parole dell'attaccante - lo dico senza togliere nulla all'Inghilterra dove ho trascorso anni meravigliosi. Tra il campo e la vita di tutti i giorni qui da voi c'è una grande differenza, per questo bisogna essere duro contro i razzisti e mettere telecamere puntate sugli spalti per capire chi si comporta in un certo modo e non farli più entrare. Bisogna identificare i razzisti ed espellerli a vita. In Inghilterra hanno iniziato così e hanno risolto il problema".