Bonazzoli, gol e maturità con la Samp: l'enfant prodige è diventato grande

IL PERSONAGGIO
©Getty

L'attaccante della Samp ha segnato quattro gol dal post lockdown, due al Cagliari nell'ultima giornata. L'abbraccio con Quagliarella, la dedica al nonno portato via dal coronavirus. Non è più l'enfant prodige che arrivò a Genova nel 2015 dopo aver battuto record su record all'Inter: "Ora ho capito che devo mangiare l'erba"

Il gol, un sorriso, le braccia a puntare il cielo e il segno della croce. Federico Bonazzoli ha segnato due gol al Cagliari e la sequenza è sempre stata la stessa. Lassù c'è suo nonno che lo guarda. Il coronavirus se lo è portato via, un dolore atroce e inaspettato. Aveva i capelli grigi, glielo imponeva l'età. Ma agli occhi di suo nipote era ancora forte e invincibile. Adesso Federico sta conducendo la nave Sampdoria in porto, come direbbe Ranieri. Verso quella salvezza che, prima del lockdown, non era affatto certa. Dopo è cambiata la squadra. E' cambiato lui. 4 vittorie nelle ultime cinque giornate, la doppietta a Zenga come conferma. Dopo il primo gol l'abbraccio con Quagliarella, seduto in panchina. E' sempre stato il suo idolo e lo riempie di consigli. Poi, al secondo, l'esultanza con Seculin: da diverso tempo giocano alla Playstation. Si divertono con quei videogiochi dove devi sparare come un pazzo. Il modo migliore per festeggiare un gol in acrobazia. Alla Ibra, dicono. Ma anche alla Boninsegna. Un giorno un dirigente della Nazionale lo paragonò proprio a lui. Entrambi attaccanti, entrambi scuola Inter. Entrambi capaci di gol del genere. 

Dopo il gol Bonazzoli indica Quagliarella e si dirige verso la panchina - ©LaPresse
Il significativo abbraccio di Bonazzoli col suo capitano, amico e modello Fabio Quagliarella - ©LaPresse

E' diventato grande

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"Pensavo che una serata più bella di Udine non potesse capitarmi e invece...". Quattro giorni fa aveva segnato in rovesciata. Decisivo, a cinque minuti dalla fine. Federico Bonazzoli non è più l'enfant prodige che arrivò alla Samp nel 2015. Dall'Inter, la sua casa fin da quando aveva 5 anni. L'esordio in Coppa Italia nel 2013 con Mazzarri, poi quello in Serie A e in Europa League. Era solo sedicenne, il più giovane a debuttare dopo Bergomi e Massimo Pellegrini: "Vivevo in una bolla. Io tifoso nerazzurro che giocavo con quegli idoli che avevo visto solo in tv", avrebbe raccontato. Stringe amicizia con D'Ambrosio, ammira Kovacic e Icardi. Con la Primavera è una star, vince anche il Torneo di Viareggio e viene votato come Golden Boy: "Succede che ti senti forte, quasi invincibile. Poi, quando fai il grande salto e ti trovi contro giocatori che hanno 200 o 300 partite tra i professionisti, la musica cambia. E perdi fiducia", dirà qualche anno dopo. 

Il buio, poi la luce

Solo sette presenze e nessun gol con la Samp nel 2015 dall'estate a gennaio. Il prestito al Lanciano in B, dove segna il primo gol fra i grandi ma retrocede in Serie C. Due reti in 25 gare con il Brescia, 12 partite e nessuna gioia con la Spal. Infine Padova, dove colleziona un'altra retrocessione ma dove, finalmente, trova spazio. Gioca 35 volte e segna otto gol. Un trampolino di lancio, come qualche anno prima lo fu per El Shaarawy. La scorsa estate torna alla Samp ed è molto più maturo. Vuole mangiare l'erba e questo lo notano sia Di Francesco che Ranieri. Lo coccolano fin dal primo giorno. Gli imprevisti sono tanti, ma lui non si butta giù. Uno stiramento alla coscia lo tiene fuori da novembre a gennaio, il coronavirus lo chiude in casa come tutti. Reagisce con lo stesso carattere del suo idolo Nadal, mancino come lui. 

I modelli

Durante il lockdown avrà sfogliato l'album dei ricordi. Sarà tornato bambino, quando fece una serie di provini a Zingonia per poi scegliere l'Inter, brava a puntarci in modo più deciso e veloce rispetto all'Atalanta. Contro gli esordienti del Pergocrema vinse 40-0 e lui fece addirittura dieci gol. Gli piace la muscia, anche se YouTube l'ha sempre usato per studiare i suoi modelli. Dall'atletismo di Ronaldo al sinistro di Van Persie, senza scordarsi la rapidità di Messi. Forse impossibile da raggiungere, certo. Ma chissà dove potrà arrivare questo Bonazzoli. Classe 1997, 23 anni compiuti a maggio. Ma ora sembra molto più grande.

 

L'esultanza con dedica al nonno dopo il primo gol - ©LaPresse

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