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Lorenzo Finn, chi è il talento che fa sognare l’Italia ai Mondiali di ciclismo 2026

la nuova stella

Introduzione

Nome: Lorenzo Mark, scelto da mamma Chiara, ligure di Recco. Cognome: Finn, eredità di papà Peter, inglese di Sheffield. Età: 19 anni e mezzo. Segni particolari: si parla di lui come "the next big thing", come dicono gli americani, del ciclismo internazionale. Il fenomeno che sta per arrivare. Nella sua generazione, quelli nati a metà degli anni 2000, gli sta davanti, tra i pronostici degli addetti ai lavori e i sogni dei tifosi, solo Paul Seixas, nato 50 giorni prima di lui 475 km più a ovest (Lione versus Genova). Il duello tra i due, c'è da scommetterci, riempirà colonne di giornali e albi d'oro del prossimo decennio. Ma se Seixas ha già assaggiato, con profitto, il ciclismo prof, Finn ha scelto un percorso più prudente, rimandando al 2027 il passaggio definitivo alle corse "dei grandi". Anche se, di grande, Finn ha già fatto qualcosa, se non di più.

I CONVOCATI AZZURRI AI MONDIALI - IL PERCORSO 

Quello che devi sapere

Un progetto di campione

C’è un progetto di campione su cui il ciclismo italiano punta per tornare protagonista nelle grandi corse a tappe: Lorenzo Mark Finn, per tutti Lollo, partito dalla Liguria per scalare il mondo. Due volte iridato, categoria juniores e poi Under23, quest’anno ha firmato l’accoppiata Giro-Tour dei giovani. Si ispira a Geraint Thomas, tifa Genoa, adora cucinare. E, alla vigilia del suo primo mondiale "da grande", su Finn c'è già molto da raccontare.

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Tra il Grifo e Murray

In realtà, il ciclismo arriva tardi nella vita di Lorenzo. Le prime passioni sono il calcio e il tennis. Nel cuore si divide tra il rosso-blu del "suo" Grifone, tifa da sempre Genoa, e la grinta calma di Andy Murray, il britannico che nel 2013 lo fa esultare per lo storico trionfo a Wimbledon. Passione e controllo, un mix che Lorenzo inizia a maturare fin da ragazzino e che poi tradurrà in tattiche e strategie di gara. In campo, da bimbo, va con la squadra del San Bernardino, e dura fino ai 12 anni. Poi, nell’età della crescita, abbandona il calcio, anche perché fatica a correre per colpa del morbo di Osgood-Schlatter che gli causa fastidiosi dolori al ginocchio. 

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Un sogno su due ruote

Invece la pedalata è fluida e lì il ginocchio non fa male. La bicicletta, nella vita del piccolo Finn, fino ad allora era stata una compagna di strada nelle vacanze con la mamma Chiara e il papà Peter, entrambi ingegneri: i primi scatti sono i ricordi di meravigliose estati a scoprire su due ruote angoli sconosciuti e affascinanti della Liguria e dello Yorkshire. Dai 13 anni in poi, Lorenzo capisce che quella bicicletta gli può regalare momenti di piacere e serenità, che sulle salite dietro casa (Bocchetta, Madonna della Guardia, Busalla, Monte Cornua) in fondo fatica meno del previsto e che nei (pochi) tratti in rettilineo non lo tiene nessuno. Nel 2019 la prima maglietta di squadra, quella azzurra del Bici Camogli Bike dove tutto è poco più di un gioco, poi il passaggio alla Nuova Ciclistica Arma-Team Ballerini, ed è qui che compie lo scatto mentale e arrivano i primi risultati da ricordare.

La prima sfida con Paul

Intanto il fisico si forma e Lollo cresce fino ad arrivare ai 181 centimetri di oggi: resta intatta la leggerezza, 63 chili il peso-forma, indispensabile per andare forte in salita, dove abbina potenza ad agilità. Parallelamente prosegue il suo percorso scolastico, impegnativo, al liceo scientifico Da Vinci di Genova, che porterà a termine brillantemente. La matematica e la fisica, ok, ma il focus è sempre più sulla bicicletta e nel 2023 Lorenzo sbarca tra gli juniores: ormai il suo nome circola tra gli addetti ai lavori, non sono passate inosservate certe vittorie (la cronoscalata Cene-Altino, la Collegno-Sestriere) e quando arriva un secondo posto, al Giro di Lunigiana, è solo perché davanti a lui sbuca un francesino… tale Paul Seixas. 

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Dall'Europa al mondiale

L’aria che si respira in famiglia è tutt’altro che chiusa e provinciale: la nonna tifa per lui dall’Inghilterra, Lorenzo è abituato a sentirsi "ragazzo dell’Europa" e, a 17 anni, accetta di lasciare casa per la proposta che sa di grande occasione: lo sceglie, dalla Germania, il Team Grenke-Auto Eder, la squadra U19 del Team Bora-hansgrohe (oggi Red Bull-Bora-hansgrohe). E’ il primo italiano a guadagnarsi uno degli otto posti della squadra juniores più prestigiosa, l’Oxford del ciclismo internazionale. E’ il definitivo salto di qualità, per modalità di allenamenti, preparazione psico-fisica, conoscenze teoriche. E quando a settembre 2024 arriva il titolo mondiale juniores con la maglia azzurra, a Zurigo, nessuno può dirsi sorpreso: quel Finn è ormai una realtà, bisogna "soltanto" assecondarne la crescita, impetuosa. 

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Due volte iridato

Una crescita che prosegue nel 2025, con la promozione al Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies, il vivaio che fa crescere i talenti pronti per il World Tour e la squadra maggiore. Arriva il sesto posto (con maglia degli scalatori) al Giro Next Gen, il quarto posto al Tour de l’Avenir e, soprattutto, il bis mondiale a Kigali, per di più da partente più giovane in assoluto. Finn aspetta, ha pazienza, sa che un altro anno tra gli Under 23 può servire a farlo maturare meglio e rimanda il passaggio tra i ‘pro’ al 2027. 

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Prossima fermata: Montreal

Gli ultimi mesi sono una serie infinita di vittorie, su tutte il Giro d’Italia Next Gen 2026, con due successi di tappa (la scalata sul Monte Livata e la crono de L’Aquila) e il Tour de l’Avenir 2026, primo italiano dopo GB Baronchelli ’73, anche qui con due vittorie di tappa (la cronoscalata di Flaine e la tappa finale a Ceresole Reale). Al Tour of the Alps in aprile fa l’esordio in "prima squadra" e dà una mano concreta a Pellizzari (che vince la corsa), nelle prime due tappe, poi è costretto al ritiro alla terza per una frattura al polso in seguito a una caduta. L’estate trascorre con un unico pensiero in testa: il mondiale élite a Montreal, da vivere al fianco del capitano Ciccone e di altri giovani talenti come Pellizzari e Piganzoli, pronto a mettere a disposizione della squadra la freschezza dei suoi 19 anni e la classe già ampiamente dimostrata. In cambio prenderà consigli, esperienza, gocce di maturità. Ma solo continuando a lavorare duro il progetto di campione potrà, finalmente, diventare una realtà. 

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