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NBA, Nicolò Melli si racconta: “LeBron è impressionante, sento Datome ogni giorno”

NBA
©Getty

Le parole del n°20 dei Pelicans, che racconta i suoi primi due mesi da giocatore NBA: “Devo imparare ancora tanto e abituarmi al ritmo. Sono un rookie, ma ho esperienza e mi chiedono anche dei consigli. Gli europei fanno la differenza anche negli USA perché sono dei campioni come quelli che crescono qui”

Una nuova avventura, non semplice come la stagione dei suoi Pelicans, ma entusiasmante e stimolante per un talento nel pieno della sua maturità. Nicolò Melli risponde con piacere alle domande poste dai giornalisti internazionali in vista della sfida di domenica 15 dicembre alle 21.30 contro gli Orlando Magic – tutta da seguire in diretta su Sky Sport NBA. “Si parla tanto in spogliatoio di giocare in prima serata nazionale o anche internazionale. Io sono contento perché i miei familiari hanno la possibilità di guardarmi senza fare levatacce!”. I minuti sul parquet per il n°20 di New Orleans non sono garantiti, ma la NBA è cambiata anche in questo, garantendo a tutti l’occasione per incidere e potersi mettere in mostra: “Sicuramente è molto difficile adeguarsi al gioco in NBA perché il ritmo è diverso, le spaziature sono diverse e devo imparare ancora tanto e abituarmi. Ci sono dei giocatori europei che fanno la differenza perché sono fenomeni. Non credo che il format dell’Eurolega abbia davvero influenzato l’impatto che sono riusciti ad avere da subito in NBA. Credo invece che vengano date molte più opportunità agli europei, sicuramente c’è un cambio di punti di vista e adesso vengono concesse più occasioni a tutti. Seguo tanto il Fener, mi sento quotidianamente con Gigi Datome, ma non me la sento di giudicare il loro momento perché sono fuori dal gruppo. La stagione è ancora lunga, e spero possano raggiungere gli obiettivi che si erano prefissati”. Su come andranno le cose in Europa per la sua ex squadra c’è qualche perplessità, mentre sul nome del giocatore che più è riuscito a sorprenderlo non ci sono dubbi: “LeBron è quello che mi ha impressionato di più, per come ha giocato contro di noi, quando hanno vinto. Ha gestito la partita in maniera impressionante, mi ha davvero colpito”.

Melli, una via di mezzo tra il rookie e il veterano

Arrivare in NBA a 28 anni e con tante stagioni da professionista alle spalle rende Melli uno dei giocatori più duttili del roster a disposizione di coach Gentry: “Sono un po’ un misto – conferma il diretto interessato - perché vengo chiamato in causa per le attività da rookie e le incombenze a cui un rookie deve sopperire, ma ho giocato tante partite, lo sanno e quindi mi chiedono anche consigli”. Un appuntamento con la NBA forse arrivato troppo tardi, ma non di certo per lui: “Non mi sono mai posto il problema o dubbio del “se fossi arrivato” prima perché le prime offerte le ho ricevute un paio di anni fa. Poi io non sono un tipo che si guarda tanto indietro e sono molto contento del percorso che ho fatto perché mi dà una serenità, una tranquillità che magari non avrei avuto se fossi arrivato prima. Ma non posso saperlo, non ho la controprova ma sono molto contento della scelta che ho fatto”. E in chiusura una domanda sulla nazionale azzurra e sull’avventura mondiale alla quale non ha preso parte causa infortunio: “No, non avrebbe cambiato assolutamente niente la mia presenza. I ragazzi hanno fatto un ottimo percorso considerato i gruppi e sinceramente non penso che sarebbe cambiato nulla, non sarei stato il salvatore della patria. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che hanno fatto. Ho dato la disponibilità per il preolimpico, tutto dipenderà soltanto dalla mia condizione fisica: le uniche volte che non sono andato è perché mi sono infortunato o mi sono operato. Quindi la mia disponibilità c’è e dipenderà soltanto dal mio stato fisico”.

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