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NBA, Scottie Pippen licenziato dai Bulls. E lui replica polemico: "Meglio così"

NBA

L'ex superstar di Chicago - con cui ha vinto sei titoli NBA - era rimasto all'interno dell'organizzazione nel ruolo di "ambasciatore", ma a inizio 2020 è arrivato l'addio: "Preferisco essere associato alle vittorie - e oggi il talento dei Bulls non è da squadra competitiva"

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Con la maglia dei Bulls ha disputato 12 stagioni, vinto 6 titoli NBA, è stato convocato 7 volte per l’All-Star Game e per 8 anni ha fatto parte del primo quintetto difensivo della NBA. Oggi il suo n°33 è ritirato insieme a quello dei grandi della franchigia, ma Scottie Pippen oggi dei Chicago Bulls non ne fa più parte. Era rimasto nel ruolo di ambasciatore — un’opportunità spesso offerta dalle franchigie alle leggende del proprio passato — ma è stato lo stesso Pippen a rivelare l’interruzione del rapporto. Il cambio non ha nulla a che fare con la recente rivoluzione nel front office della squadra dell’Illinois, visto che risale ancora a inizio 2020: “Sono stato licenziato quest’anno, non sono più un loro dipendente — anche se avrei preferito che la notizia non diventasse pubblica”, ha ammesso lo stesso Pippen in un podcast pubblicato solo poche ore fa. A siglare il divorzio tra l’ex n°33 e i Bulls sembra sia stato il mancato accordo economico tra le parti, ora che Pippen — membro quasi fisso della trasmissione The Jump su ESPN — avrebbe voluto mantenere il proprio ruolo ai Bulls senza rinunciare all’esposizione televisiva. Non senza polemica il commento finale dello stesso ex giocatore: “Probabilmente è una buona cosa”, ha detto del suo licenziamento: “Preferisco che il mio nome sia associato alle vittorie e oggi il livello di talento del roster di Chicago è inferiore a quello necessario per essere competitivi nella NBA”.

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