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NBA: "Carmelo Anthony sarebbe diventato Michael Jordan se avesse accettato il Triangolo"

NBA
©Getty

Lo sostiene Charley Rosen, amico di lunga data (ed ex assistente allenatore) di Phil Jackson tornando sul periodo trascorso dall'ex coach di Bulls e Lakers sulla poltrona di presidente dei Knicks. "Sarebbe stato un killer, impossibile da fermare. Invece 'Melo obbligava anche Porzingis a non parlar bene pubblicamente del Triangolo"

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Charley Rosen di Phil Jackson è amico di lunga data, ne è stato assistente allenatore ai tempi della CBA (con gli Albany Patroons), suo confidente e anche biografo (ha collaborato con coach Zen sia in “Maverick” che in “Più di un gioco”). Un paio di sue testimonianze sono anche state catturate da Jason Heir in “The Last Dance”, visto la vicinanza del personaggio all’allenatore dei sei titoli vinti dai Chicago Bulls negli anni ’90. Oggi Rosen però torna a far parlare di sé non tanto in chiave Chicago quanto in chiave New York, ultima destinazione conosciuta di Phil Jackson nella NBA (terminata, male, nel giugno 2017). Un’avventura da cui proprio Rosen lo aveva messo in guardia: “Gli dissi di non accettare, che la situazione ai Knicks era da pazzi”. Ma dopo aver vinto in blu-arancio due titoli NBA da giocatore, per Jackson il fascino di tornare al Madison Square Garden da presidente dei Knicks era troppo. Tanti, però, anche i rischi: “Ha sbagliato la scelta degli allenatori, sia Derek Fisher che Jeff Hornacek”, afferma Rosen, spiegando: “Fisher non era pronto, e gli assistenti che si era portato da OKC erano in rotta con quelli messi sulla panchina da Jackson, Jim Cleamons e Kurt Rambis. Hornacek invece aveva giurato di conoscere benissimo il Triangolo offensivo per averlo affrontato da avversario ai tempi dei Jazz, ma non fu così: non ne aveva un’idea. E sbagliò tutto, cercando prima di diventare amico dei giocatori per poi mostrarsi duro e inflessibile: strategia fallimentare”.

Il ruolo del Triangolo nel successo di 'Melo Anthony

Ma è proprio sul ruolo giocato dal famoso Triangolo offensivo — ideato da Tex Winter e implementato dalle squadre di Jackson, compresi i Bulls di Jordan — che le parole di Rosen assumono parecchio interesse: “Se Carmelo Anthony avesse accettato di giocare all’interno del Triangolo sarebbe stato un killer. Sarebbe diventato come Michael Jordan, assolutamente impossibile da fermare”, sostiene Rosen, che argomenta così la sua tesi: “Se avesse passato il pallone e si fosse mosse secondo i dettami del Triangolo si sarebbe ritrovato sul lato debole con un’intera porzione di campo libera, a 4-5 metri dal canestro, con la difesa troppo lontana da lui per poterlo raddoppiare. Avrebbe avuto tutti i tiri in sospensione che voleva e sarebbe stato a uno-due palleggi soltanto dal ferro. Lui invece si è accontentato soltanto della classica ricezione-arresto-e-tiro, e non voleva fare altro. Anzi, proibì anche a Kristaps Porzingis di dire alcunché di positivo in pubblico riguardo al Triangolo, perché non voleva dare troppo potere a Phil Jackson”.

La verità (di Jackson) su Porzingis

Altro aspetto molto interessante delle parole di Rosen, a vederle come un riflesso del pensiero di Jackson, riguardano il parere di coach Zen sulla stellina lettone dei Knicks: “Era preoccupato dalla fragilità del suo fisico e dalla poca forza fisica: vedeva avversari più forti, con baricentri più bassi, riuscire a spostarlo lontano da canestro. Aveva ginocchia deboli e scarsa capacità di muovere i piedi”. Per questo — racconta Rosen — Phil Jackson avrebbe voluto scambiare Porzingis prima del Draft 2017, approfittando anche del “no show” del lèttone all’intervista di fine stagione pochi mesi prima: “Avrebbe ottenuto in cambio tre titolari, tra cui anche Lauri Markkanen [scelto in quel Draft, ndr]. Invece i Knicks hanno finito per scambiarlo alla fine di gennaio 2019, ottenendo quasi nulla da Dallas”.

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