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NBA, Denver Nuggets, Michael Porter Jr. e il massimo in carriera: “È la mia occasione”

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©Getty

Dopo Bol Bol, è un altro rookie dei Nuggets a prendersi la scena e proporsi come potenziale supporto alla squadra nella cavalcata playoff delle prossime settimane. Complici le tante assenze, Porter sa di dover sfruttare spazio e minuti: “Devo mantenere questo livello di resa, una prestazione del genere non è un caso”

“Michael, non vado da nessuna parte. Resterò al tuo fianco”. Questa la risposta di coach Malone ai messaggi (ripetutamente) inviati da Porter Jr. al suo allenatore nei giorni scorsi, quando si diceva convinto di poter dimostrare di valere molto di più. Parole a cui hanno subito fatto seguito le straordinarie giocate della sfida vinta all’overtime dai Nuggets contro OKC: merito dei 37 punti, nuovo massimo in carriera, messi a referto dal rookie di Denver. Dopo le convincenti prestazioni di Bol Bol insomma, la squadra del Colorado rilancia in maniera definitiva anche un altro giovane di enorme talento e prospettiva. La schiena di Porter - il motivo per cui ha dovuto rimandare di un anno l’appuntamento con l’esordio NBA - sembra reggere e i Nuggets si godono così cifre che non si vedevano dai tempi di Carmelo Anthony; ultimo rookie di Denver a giocare una partita da almeno 35 punti e 10 rimbalzi (12 quelli catturati da Porter).

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Certo, scendere in campo al fianco di un ispirato Nikola Jokic facilita non poco il compito. L’All-Star serbo infatti ha chiuso in tripla doppia con 30 punti, 12 rimbalzi e 10 assist una partita dominata in attacco, nonostante ai Nuggets sia servito un tempo supplementare per avere la meglio sui Thunder. Al resto poi ha pensato Porter, chirurgico anche nella resa al tiro: 12/16 complessivo dal campo, 4/6 dall’arco, 9/9 ai liberi. Il dato più eloquente? +25 di plus/minus in un match terminato in parità dopo 48 minuti. Una di quelle serate insomma in cui tutto è andato per il verso giusto: “So di poter essere sempre a questo livello, che la squadra da me può aspettarsi un contributo così determinante anche in altre occasioni. Adesso so di avere un ruolo diverso rispetto a quando giocavo alla high school, dove ogni sera mi toccava dimostrare di essere il miglior realizzatore. La mia concentrazione ora invece è tutta sul portare energia in campo, di difendere forte e andare a rimbalzo. Il resto, come contro i Thunder, è soltanto una naturale conseguenza”.

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A livello comunicativo, il lavoro da fare è ancora molto - anche perché per il momento fanno più notizia le sue uscite a vuoto, di quanto fino a oggi non avessero fatto i suoi canestri. Tra gli under 23 però sono in pochi quelli che possono vantare un potenziale di crescita e a livello di talento superiore al suo. E le assenze dei vari Barton, Harris e Murray costringono coach Malone a disegnare in maniera completamente diversa le rotazioni: “È una grande opportunità per me, lo so. Ovviamente l’attenzione di tutti è rivolta al recupero di Will, Gary e Jamal, ma questi giocatori da rimpiazzare al momento mi permettono di partire da titolare. Ho lavorato molto duro per farmi trovare pronto, non mi resta altro che mettere in mostra tutto quello che posso fare”.

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