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Playoff NBA, Chris Paul raggiunge le prime Finals in carriera: "16 anni per arrivare qui"

PAROLE
©Getty

Per la prima volta in carriera Chris Paul ha superato lo scoglio delle finali di conference, raggiungendo le Finals alla veneranda età di 36 anni. E lo ha fatto coi fuochi d’artificio, segnando 31 punti nel secondo tempo (41 alla fine) di gara-6 contro i Clippers per chiudere la serie: "Sono felice non solo per me, ma per quelli che mi stanno attorno. C’è ancora lavoro da fare, ma questa notte ce la godiamo"

Chris Paul si è tolto un peso enorme dalla schiena: nessuno potrà più inserirlo nella lista dei più grandi di sempre a non essere neanche arrivati a giocarsi il titolo NBA. E lo ha fatto con una prestazione memorabile, segnando 41 punti in meno di 35 minuti in gara-6 (31 solo nel secondo tempo sui 64 di squadra) per chiudere la serie contro i combattivi L.A. Clippers, segnando tutti i tiri che gli erano usciti nelle tre partite dopo essere tornato dalla positività al Covid. CP3 ha realizzato 16 delle 24 conclusioni tentate, con un fenomenale 7/8 dalla lunga distanza, 2/3 ai liberi e anche 4 rimbalzi, 8 assist, 3 recuperi e zero palle perse, trascinando di peso i Phoenix Suns alle Finals dopo 28 anni dall’ultima volta — quando la squadra guidata da Charles Barkley perse contro i Chicago Bulls di Michael Jordan. “Sono troppo felice per le persone attorno a me” ha detto Paul dopo la partita al centro del campo dello Staples Center, arena che è stata anche casa sua. “Ed è ancora più speciale riuscire a farlo qui a Los Angeles contro i Clippers, che considero parte della mia famiglia. Ho dato tutto nei sei anni in cui sono stato qui, abbiamo combattuto duramente davanti a questi tifosi, lì c’è Billy Crystal che è uno di famiglia [dopo l'intervista è andato ad abbracciarlo, ndr]. È stato difficile riuscire a vincere qui contro una squadra per la quale ho il massimo rispetto. Sarò per sempre un Clipper, amo questi tifosi. Ma questo gruppo qui…” ha detto indicando i suoi compagni di squadra, “mi hanno accolto a braccia aperte fin dal primo giorno, con coach Monty abbiamo cominciato dieci anni fa a New Orleans. Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma intanto ci godiamo questo momento. La mia famiglia è lassù, è la mia gang. Sedici anni per arrivare qui: operazioni chirurgiche, duro lavoro, brutte sconfitte… ma questa notte ce la godiamo”.

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L’intervistatrice Rachel Nichols è poi passata a chiedergli quali sono stati i suoi pensieri dopo che, al momento dell’addio a Houston, la sua carriera sembrava destinata a spegnersi: “Prima di ogni partita scrivo sulle mie scarpe ‘Can’t Give Up Now’, non puoi mollare adesso. È una canzone di Mary Mary, l’ho ascoltata il giorno in cui sono stato scambiato da Houston a Oklahoma City e l’ho scritta sulle scarpe per ogni partita. Anche oggi, quando i Clippers sono tornati a -7, mi sono continuato a ripetere: ‘Non puoi perdere’”. Dopo un anno a OKC in cui Paul ha giocato a livelli altissimi dimostrando di poter essere ancora un All-Star, lo scorso autunno ha deciso di lasciare i Thunder e ha scelto i Phoenix Suns: “Ci sono stati molti motivi. Willie Green è mio fratello, con James Jones abbiamo lavorato assieme all’associazione giocatori, avevo giocato per coach Monty a New Orleans, ma il motivo principale è il è il numero uno lì, Devin Booker. È un cagnaccio”.

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In conferenza stampa ha poi sottolineato come questa cavalcata playoff stia avendo un peso anche sul suo fisico, avendo dovuto affrontare numerosi ostacoli per arrivare fino all’ultima serie della stagione: “Ho provato il Covid sulla mia pelle: settimana scorsa ero chiuso in casa e non potevo essere coi miei compagni. Questa è quella che si chiama mentalità da ‘Avanti il prossimo’: hanno vinto due partite in questa serie senza di me. È stato tutto pazzesco: nella prima serie ho avuto quel problema al nervo della spalla, poi dopo la seconda serie ho avuto il Covid, solamente ieri facevo una risonanza magnetica al polso per capire su quale infortunio sto giocando. Sono successe tante cose, tanta m… con cui fare i conti. Non è solo per me che voglio arrivare fino in fondo, ma per tutte le persone nello spogliatoio”. Mancano ancora quattro vittorie, ma a quelle si potrà cominciare a pensare da domani. D’altronde erano 16 anni che aspettava questo momento.

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