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NBA, chi saranno i prossimi Hall of Famer in attività e appena ritirati? Le previsioni

HALL OF FAME fotogallery
12 set 2021 - 10:46 43 foto
©Getty

Archiviata la classe 2021 della Hall of Fame, si può già cominciare a immaginare chi tra i giocatori in attività e quelli ritirati da poco (devono passare almeno tre anni dall’anno del ritiro all’eleggibilità per l’arca della gloria) potranno entrarci nei prossimi anni. Secondo The Athletic ci sono 11 giocatori in attività e 6 appena ritirati già sicuri di entrare, ma molti altri potrebbero seguirli

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SICURO DI ENTRARE: LEBRON JAMES | Non c’è neanche da stare troppo a discutere: se c’è un “first ballot Hall of Famer” nella lega è certamente LeBron James, che ha cementificato il suo status come uno dei più grandi di sempre ed è terzo ogni epoca nella classifica marcatori — con la possibilità di salire ulteriormente, se la salute lo assisterà

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SICURO DI ENTRARE: GIANNIS ANTETOKOUNMPO | Il titolo di MVP delle Finals conquistato con quella prestazione da 50 punti nella partita decisiva ha chiuso ogni discorso: impossibile tenere fuori uno con quel curriculum (due MVP, Difensore dell’Anno, 5 All-Star Game, 5 All-NBA) anche se la sua carriera finisse oggi stesso. E ha solo 26 anni…

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SICURO DI ENTRARE: CARMELO ANTHONY | Il decimo posto nella classifica marcatori, con la possibilità di scalare altre posizioni (è a -40 da Moses Malone e -1.226 da Shaquille O’Neal) lo rendono quasi impossibile da lasciare fuori. E se nel curriculum gli manca un titolo NBA, il fatto di essere stato capocannoniere nel 2012-13 lo fa entrare quasi automaticamente: nessuno che abbia guidato la lega per punti almeno un anno è fuori dalla Hall of Fame. In più aggiungeteci tre ori olimpici come “contorno”

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SICURO DI ENTRARE : STEPH CURRY | Sono 14 i giocatori capaci di vincere più di un premio di MVP in carriera e sono tutti nella Hall of Fame o destinati a entrarci. Curry è l’unico nella storia ad essere stato nominato tale in maniera unanime, a cui bisogna aggiungere lo status di miglior tiratore di sempre e tre titoli NBA vinti da super protagonista. Volendo può già cominciare a scrivere il discorso, ma ha ancora tanto da dare al basket

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SICURO DI ENTRARE: ANTHONY DAVIS | L’anello conquistato nella bolla di Orlando — e la concreta possibilità di vincerne altri in carriera — lo rende sicuro di un posto a Springfield quando deciderà di smettere, anche grazie a un PER (Player Efficiency Rating) che lo vede sul podio alle spalle solamente di Michael Jordan e LeBron James. Scusate se è poco

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SICURO DI ENTRARE: KEVIN DURANT | Insieme a James è probabilmente la scelta più facile attualmente in NBA. La lista di riconoscimenti individuali e di squadra è pressoché sconfinata, così come la possibilità di entrare nella top-20 dei realizzatori già quest’anno se la salute lo sosterrà. In più i tre ori olimpici con Team USA pareggiano quelli di Carmelo Anthony, e se tra tre anni volesse aggiungerne un quarto non dovrebbero esserci grossi ostacoli

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SICURO DI ENTRARE: JAMES HARDEN | Basketball-Reference, con il suo “indice di probabilità di ingresso nella Hall of Fame”, gli dà un 99.97% di chance. In realtà il suo curriculum individuale basta e avanza, basti pensare ai tre titoli di capocannoniere (di cui una stagione a 36.1 di media, settima migliore di sempre) e al titolo di MVP del 2018. Aggiungesse anche un titolo sarebbe la ciliegina sulla torta, ma non gli serve davvero

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SICURO DI ENTRARE: DWIGHT HOWARD | Che piaccia o non piaccia, Howard è destinato all’arca della gloria — non fosse altro per una prima parte di carriera da assoluto dominatore dell’area, con tre titoli di Difensore dell’Anno e cinque primi quintetti All-NBA in fila. Ha vinto anche il suo titolo nel 2020 con i Lakers, giusto per non dare neanche quell’appiglio ai suoi haters

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SICURO DI ENTRARE: KAWHI LEONARD | Due titoli di MVP delle Finals con due squadre diverse: solo LeBron James e Kareem Abdul-Jabbar ci sono riusciti nella storia (James addirittura con tre), facendo entrare Leonard in un club davvero esclusivo. In più due premi di Difensore dell’Anno, tre quintetti All-NBA e — ovviamente — due titoli. Anche a lui conviene portarsi avanti con il discorso, visti i problemi a parlare in pubblico

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SICURO DI ENTRARE: CHRIS PAUL | Pur avendo perso le Finals di quest’anno, non c’è alcun dubbio che tra qualche anno CP3 sarà sul palco di Springfield per rivivere la sua lunga e gloriosa carriera. Già ora è una delle migliori point guard di sempre, e gli mancano appena 61 assist per salire sul podio dei migliori passatori di sempre. Ci sarà pure un motivo se lo chiamano “Point God”

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SICURO DI ENTRARE: RUSSELL WESTBROOK | Gli manca il pezzo pregiato in bacheca, il titolo NBA che inseguirà quest’anno con i Lakers, ma il resto c’è tutto: MVP nel 2017, due titoli di capocannoniere, e soprattutto quattro stagioni diverse in tripla doppia di media, oltre al record ogni epoca con 184 triple doppie. Tre volte miglior assistman della lega, sette volte nei quintetti All-NBA, un viaggio alle Finals: c’è di tutto e di più per tenerlo fuori da Springfield

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SOLO QUESTIONE DI TEMPO: PAU GASOL | La sua carriera in campo non si è conclusa, visto che sta ancora giocando col Barcellona, ma quella in NBA sì — e non c’è alcun dubbio che sia più che abbastanza per guadagnarsi un posto nella Hall of Fame. Senza considerare il suo ruolo centrale nella generazione d’oro della nazionale spagnola campione di tutto

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SOLO QUESTIONE DI TEMPO: VINCE CARTER | Sul podio della storia NBA per partite giocate (1.541), Carter è stato All-Star in nove delle sue prime 10 stagioni in NBA viaggiando a 24 punti di media e mettendo Toronto sulla mappa della NBA. In più aggiungeteci la leggendaria serata di Oakland nel 2000 alla gara delle schiacciate: come si fa a tenerlo fuori?

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SOLO QUESTIONE DI TEMPO: MANU GINOBILI | Quasi un’anomalia, visto che è partito in quintetto solo in un terzo delle sue 1.057 partite NBA, ma rimane uno dei più grandi sesti uomini di sempre e i successi dei San Antonio Spurs non sarebbero potuti arrivare senza di lui. In più lo storico oro olimpico con l’Argentina nel 2004 a cementificare una carriera leggendaria. Lui dovrà attendere meno degli altri: nel 2022 potrà già essere nominato

15/43

SOLO QUESTIONE DI TEMPO: DIRK NOWITZKI | Partire dalla Germania per diventare il sesto miglior realizzatore nella storia della NBA è un viaggio che neanche lui avrebbe potuto immaginare così bello. Il titolo di MVP del 2006 e delle Finals nel 2011 bastano e avanzano per farlo entrare a Springfield dalla porta principale appena sarà possibile (nel 2023)

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SOLO QUESTIONE DI TEMPO: TONY PARKER | Uno dei più grandi europei di sempre, nonché il miglior giocatore mai prodotto dalla Francia: Parker non solo ha vinto quattro titoli con gli Spurs, ma ci ha anche aggiunto la soddisfazione del premio di MVP delle Finals nel 2007 contro Cleveland. Anche per lui l’appuntamento è fissato nel 2023

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SOLO QUESTIONE DI TEMPO: DWYANE WADE | Di titoli ne ha tre, come il suo numero di maglia, a cui aggiunge una delle più grandi serie di sempre a livello di finali NBA nel 2006 (ovviamente premiata con l’MVP) e sette nomination per i quintetti All-NBA. Una delle più grandi guardie tiratrici di sempre, considerando sia l’attacco che la difesa (miglior stoppatore per il ruolo di tutti i tempi, senza discutere). Lo vedremo sul palco nel 2023, alla prima occasione utile

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QUASI SICURO DI ENTRARE: DRAYMOND GREEN | The Athletic inserisce qui quei giocatori che, considerando i parametri attuali, sono quasi certi di entrare ma ancora non lo sono del tutto — forse attendendo uno o due anni prima di essere inseriti. Green ha dalla sua parte tre titoli NBA vinti da protagonista, un premio di Difensore dell’Anno e un’intelligenza cestistica fuori scala. Ma soprattutto non ha ancora finito

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QUASI SICURO DI ENTRARE: KYRIE IRVING | Un gradino sotto i suoi due compagni di squadra, più per mancanza di grandi riconoscimenti individuali (mai MVP) che per altro. Rimane comunque autore di uno dei tiri più memorabili della storia NBA in gara-7 delle Finals e ha la concreta possibilità di vincere ancora, visto che non ha ancora compiuto 30 anni

20/43

QUASI SICURO DI ENTRARE: DAMIAN LILLARD | Sei quintetti All-NBA, sei volte All-Star, numeri individuali stellari e alcuni dei tiri più memorabili della storia dei playoff. Avrebbe bisogno di qualche titolo, individuale e di squadra, per poter prenotare il suo posto nella Hall of Fame, ma secondo Basketball-Reference già così ha il 90.6% di possibilità di entrarci

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QUASI SICURO DI ENTRARE: NIKOLA JOKIC | Il titolo di MVP conquistato quest’anno lo mette in pole position per un posto a Springfield, anche se avrà bisogno di qualche anno in più a questi livelli — accumulando convocazioni all’All-Star Game e nomination ai quintetti All-NBA — per esserne assolutamente certo. Rimane già adesso uno dei migliori lunghi passatori della storia, forse il migliore in assoluto

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QUASI SICURO DI ENTRARE: KYLE LOWRY | Basketball-Reference gli dà l’85.7% di possibilità di entrare, forte anche del titolo NBA conquistato nel 2019 con Toronto e la lunghissima serie di convocazioni all’All-Star Game accumulati coi Raptors. Il suo numero di Win Shares è vicino a quelli di altri Hall of Famer come Allen Iverson, Lenny Wilkens, Sam Jones e Joe Dumars

23/43

QUASI SICURO DI ENTRARE: KLAY THOMPSON | Stesso discorso fatto per Green, a cui aggiunge il fatto di essere uno dei migliori tiratori di tutti i tempi nonché recordman per triple in una partita (14). Non ha un riconoscimento individuale nel suo palmares, ma dovrebbe comunque bastargli per entrare nella Hall of Fame

24/43

SE NE PUÒ PARLARE: BRADLEY BEAL | Dei suoi 13.303 punti in carriera, ben 9.345 sono arrivati negli ultimi cinque anni. Continuando così potrebbe continuare a scalare posizioni, arrivando anche a livello di Hall of Famer come Bob Pettit. Con numeri realizzativi del genere sarebbe difficile tenerlo fuori, specie se mantenuti anche ben dopo i 30 anni

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SE NE PUÒ PARLARE: JOEL EMBIID | Paga il fatto di aver saltato i primi due anni di carriera per infortunio, ma lo scorso anno ha finito al secondo posto del premio di MVP ed è stato All-Star in quattro delle ultime cinque stagioni. Su questo ritmo e con qualche successo in più di squadra a livello di playoff, sarebbe difficile non vederlo a Springfield

26/43

SE NE PUÒ PARLARE: RUDY GOBERT | Tre premi di Difensore dell’Anno sono un bel biglietto da visita, e considerando che Ben Wallace e Dikembe Mutombo sono dentro con quattro, aggiungerne un altro alla collezione potrebbe permettergli di staccare un biglietto per Springfield

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SE NE PUÒ PARLARE: BEN SIMMONS | Al di là di quanto sta succedendo a Philadelphia, continuando di questo passo potrebbe chiudere la sua carriera con 16.000 punti, 8.000 rimbalzi e 8.000 assist — numeri che in carriera possono vantare solo LeBron James e Jason Kidd. E ha solo 24 anni per poter migliorare ancora il suo curriculum

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SE NE PUÒ PARLARE: PAUL GEORGE | Basketball-Reference sostiene che abbia l’84.1% di possibilità di entrare, anche più del 77.69% del suo compagno di squadra Kawhi Leonard (più che altro perché non considera gli MVP delle Finals). Ha sei nomination nei quintetti All-NBA, quattro quintetti difensivi e sette All-Star Game dalla sua parte, oltre ad ulteriore tempo davanti a sé per giocarsela

29/43

SE NE PUÒ PARLARE: JIMMY BUTLER | Quattro quintetti All-NBA, quattro quintetti difensivi, un viaggio fino alle Finals ma anche meno del 50% di possibilità di entrare secondo BBall-Ref (46.8% per la precisione). A Miami si gioca anche la possibilità di un posto nell’arca della gloria

30/43

SE NE PUÒ PARLARE: DEMAR DEROZAN | Di sicuro non ha i riconoscimenti di squadra degli altri nel suo stesso rango, e Basketball-Reference gli dà solo il 6.8% di possibilità di riuscirci, però ha anche 17.751 punti segnati in carriera e potrebbe entrare nella top-40 di tutti i tempi. Non è una cosa da tutti

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SE NE PUÒ PARLARE: RAJON RONDO | Due titoli NBA con Boston e Los Angeles, quattro quintetti difensivi, il 60.6% di chance di entrare: magari non verrà nominato alla prima occasione utile, ma con l’andare del tempo (Chris Webber ci ha messo 10 anni) potrebbe tornare buono con quanto fatto nella sua carriera

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SE NE PUÒ PARLARE: MARC GASOL | La sua storia in NBA è giunta a conclusione, con un titolo NBA con Toronto, un premio di Difensore dell’Anno e un primo quintetto All-NBA nel 2015. I successi ottenuti con la nazionale spagnola dovrebbero permettergli di entrare, anche solo come nomination “internazionale” (come successo a Toni Kukoc quest’anno)

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A CACCIA DI UN TITOLO PER ENTRARE: LAMARCUS ALDRIDGE | Ha più del 50% di possibilità di entrarci secondo BBall-Ref, complici anche numeri individuali di tutto rispetto (a -49 da quota 20.000). Vincere un titolo da protagonista a Brooklyn potrebbe aiutare enormemente le sue possibilità

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A CACCIA DI UN TITOLO PER ENTRARE: BLAKE GRIFFIN | Quasi lo stesso discorso vale per Griffin, che ha un premio di Rookie dell’Anno in più ma come Aldridge condivide una mancanza di titoli di squadra in bacheca. La storia cambierà a Brooklyn?

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ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: LUKA DONCIC | Rientrano in questa categoria le giovani stelle della lega che hanno già dimostrato di potersela giocare, se continueranno secondo la traiettoria mostrata nei primi anni di carriera. Inevitabile partire da Luka Doncic, che ha già risultati eccezionali con la nazionale (Eurobasket 2017) ed è un candidato MVP per gli anni a venire

36/43

ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: TRAE YOUNG | La sua ultima annata ad Atlanta, culminata con le finali di conference, fa presagire un decollo nei prossimi anni per la stella degli Hawks, a cui di certo non mancano le motivazioni per arrivare in alto

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ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: BAM ADEBAYO | A Miami si è fatto spazio fino a conquistarsi un ruolo da stella nella squadra, e ha tutto il tempo necessario per crescere ulteriormente nella metà campo offensiva — perché in quella difensiva è già al top nel suo ruolo. Peccato non essersi giocato le Finals del 2020 al massimo delle condizioni fisiche

38/43

ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: DEVIN BOOKER | Abbiamo ancora negli occhi la sua splendida stagione passata e ha troppo talento nelle mani per non pensare che possa continuare quantomeno a quei livelli, se non di più. Aggiungeteci anche l’oro olimpico appena conquistato a Tokyo, che comunque non guasta

39/43

ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: DONOVAN MITCHELL | A livello di squadra ha guidato i Jazz al primo posto nella Western Conference, pur non riuscendo a superare il secondo turno (anche per via degli infortuni). Ha il talento per poter continuare così e per crescere ulteriormente, puntando a Springfield

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ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: JAYSON TATUM | Insieme ad Adebayo e Booker ha vinto l’oro alle Olimpiadi, che comunque rappresenta un punto di partenza per la sua candidatura. Anche per lui il talento è troppo scintillante perché non si finisca con il tempo a giocarsela per la Hall of Fame

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ANCORA TROPPO PRESTO PER DECIDERE: ZION WILLIAMSON | Ha di fatto solo una stagione intera di NBA alle spalle, ma è bastata per vederlo già All-Star Game e far immaginare per lui un futuro da dominatore della lega. La metà campo difensiva è ancora da costruire, ma raramente si è visto un giocatore come lui nella NBA

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ERA SULLA BUONA STRADA, MA…: KEVIN LOVE | La prima parte di carriera a Minnesota è stata scintillante dal punto di vista individuale, poi dopo il titolo conquistato nel 2016 è andato via via spegnendosi fino all’anonimato di questi tempi. Avrebbe bisogno di un cambio di scenario in una contender per potersi rimettere in carreggiata

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ERA SULLA BUONA STRADA, MA…: DERRICK ROSE | I due gravissimi infortuni al ginocchio hanno interrotto una carriera che era indiscutibilmente destinata alla Hall of Fame. Ora è un sesto uomo di grande impatto in uscita dalla panchina, ma siamo lontani dai livelli dell’MVP del 2011 — il più giovane di sempre nella storia NBA. Se dovesse rimanere fuori, sarebbe il primo MVP della storia a non raggiungere la Hall of Fame

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