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NBA, Kevin Durant litiga con i tifosi su Twitter: "Non sono un modello da seguire"

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Il n°7 dei Brooklyn Nets spesso risponde senza filtri ai tifosi sui social - avendo dimostrato anche in passato di non farsi molti problemi a criticare e attaccare chi punta il dito contro di lui (con account falsi e non solo). Durant però ha ribadito il concetto: “Non voglio essere un modello di comportamento”, una suggestione che fa discutere

La citazione è di quelle (certamente non involontaria) e famose per gli appassionati NBA e non solo, con riferimento a Charles Barkley e al suo “I am not a role model” scandito in uno spot della Nike del 1993: “Non vengo pagato per essere un modello di comportamento”, spiegava il divisivo giocatore dei Suns tra una giocata al ferro e l’altra in quei 30 secondi di pubblicità, prima di concludere con un’altra frase rimasta nella storia della comunicazione sportiva - “Soltanto perché riesco a schiacciare la palla nel canestro, non vuole che sono in grado di crescere i tuoi figli”. Una vera e propria bomba per quello che era il modo di approcciarsi allo sport di 30 anni fa e un concetto che ancora oggi, con sfumature diverse, continua a far discutere. A usare le parole di Barkley è stato Kevin Durant, in risposta a un appassionato che su Twitter continua a chiedere conto al talento dei Nets delle parole utilizzate sul suo account social personale.

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Raccogliendo infatti migliaia di interazioni e decine di migliaia di commenti, Durant aveva esordito un paio di giorni fa su Twitter con un commento - che non riportiamo - in cui faceva esplicito riferimento al fatto che tutte le persone critiche nei suoi confronti potevano andarsene a quel paese in sostanza. Linguaggio non edificante come fatto notare da chi ironicamente gli ha detto: “Questo sì che è un post di classe: ricordati che i ragazzini che ti seguono leggono questa roba”. Assist perfetto per rispolverare la citazione di Barkley e per aprire un dibattito ben più ampio su quale sia il ruolo degli sportivi - ormai diventato sempre più centrale nel mondo della comunicazione a 360°, guardando anche a tutto quello che va oltre la pallacanestro. I social network, e non solo quelli, mettono in connessione diretta la star e il suo pubblico: al tempo stesso però, richiedono che il giocatore, lo sportivo o il personaggio famoso di turno sia consapevole del tipo di messaggio che sta mandando ogni volta che decide di condividere qualcosa. Una “responsabilità” che Durant vuole in ogni modo allontanare da sé - limitando il suo “compito” a ciò che succede in campo. La domanda è: nel 2021, si può essere liberi di giocare da Dio a pallacanestro e di usare a fine partita le parolacce sui social? Una questione scivolosa che certamente tornerà a far discutere anche nelle prossime settimane.

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