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Le due Coree all'Olimpiade, storia di una distensione difficile ma possibile

Olimpiadi

Giovanni Bruno

Dopo la decisione di Pyongyang di inviare una "delegazione di alto livello" ai Giochi invernali in Corea del Sud, tra i due paesi si torna a parlare di una distensione che lo sport può veicolare anche al di fuori dai propri confini. Intanto una cosa è certa, all'Olimpiade di Pyeongchang ci saranno entrambe le Coreee, una cosa accaduta troppe poche volte nella storia

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La Corea ha una storia antichissima e così la sua cultura. La sua penisola sporge dalla Cina verso il mar del Giappone, che proprio con il suo imperialismo ebbe un ruolo fondamentale nel dividerne il territorio e annientarne l’identità. Con tutte le relative conseguenze anche a livello sportivo. Già ai Giochi Olimpici di Berlino, nel 1936, atleti nati nella penisola coreana furono costretti a gareggiare sotto la bandiera del sol levante. Come Sohn-Kee Chung, che vince la maratona ma sul podio resta con la testa china per non guardare l’issarsi della bandiera giapponese, piccolo esempio della grande sofferenza di chi è costretto a vivere sotto un dominio straniero.

Ridiventa Corea nel 1945 dopo l’atomica e la sconfitta del Giappone e solo nel 1948, a Londra, la penisola si ritrova come Stato unico ad un’Olimpiade. Pochi mesi dopo, però, Sud e Nord si separano, con Stati Uniti e Russia a sostenerle politicamente. Da una parte ci sarà la repressione dei comunisti, dall’altra vengono richiamate le truppe sovietiche e con Stalin si schiera una Cina resa tutta nuova dalla rivoluzione di Mao. Inevitabile la guerra dal 1950 al 1953, che dopo varie e reciproche invasioni porta a uno stallo che si snoda sulla trincea disegnata dal 38 esimo parallelo. Un conflitto da due milioni di morti e uno sfacelo dal punto di vista economico che si chiuderà proprio su quel parallelo, nel villaggio di Pan Munjeon, e porterà alla divisione definitiva. Solo nel 1964 si vede la Corea del Nord ai Giochi, quelli di Tokio, mentre le costanti presenze dei coreani del Sud permetteranno poi l’organizzazione dei Giochi a Seul nel 1988. E’ un’edizione importante, che vede l’ipotesi iniziale di una partecipazione unita delle due Coree, terminata poi con un nulla di fatto. Beffa ulteriore, il boicottaggio portato avanti dai coreani del Nord insieme a qualche altro paese legato al blocco dell’est. Importante invece per Sohn-Kee Chung, che anni prima vinse da giapponese e ora, da tedoforo 76enne, ritrova il sorriso di una nazione e corre a testa alta verso la sua bandiera. Finalmente si riparla di pace e tregua olimpica, quella che mancò nel passato doloroso dei giochi come Città del Messico 1968 per la rivolta dei lavoratori e degli studenti o come le lotte razziali, oppure il 72 e il dramma della strage di Monaco con l’attacco di settembre nero alla delegazione israeliana. Fino ad arrivare poi alla guerra fredda dell’80 e dell’84, due Olimpiadi dimezzate in casa Russia e Stati Uniti, e all’attuale, storica distensione. Quella che finalmente ci porterà nuovamente a parlare e a vedere la Corea unita come a Sidney, Atene e Torino. Mano nella mano nel nome dello sport.