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16 luglio 2013

Doping, c'è pure Randall. Powell lascia l'Italia: è indagato

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Dopo Asafa e Simpson , spunta anche il nome della discobola tra gli atleti giamaicani incastrati dall'antidoping . Intanto lo sprinter e la connazionale, che hanno abbandonato Lignano, sono finiti sotto inchiesta della Procura di Udine con Xuereb

Dopo Asafa Powell e Sherone Simpson, pizzicati ad un test antidoping durante i Trials di Kingston a giugno, anche la discobola e connazionale Allison Randall si è aggiunta al gruppo di atleti giamaicani la cui positività è stata accertata. Per la sportiva caraibica, 25 anni, dalla Commissione antidoping della sua federazione è giunta la comunicazione sulla positività ad un diuretico vietato, nel suo caso l’idroclorotiazide. Randall, che ha gareggiato lo scorso anno ai Giochi di Londra pur senza riuscire a qualificarsi per la finale, analogamente a Powell e Simpson ha negato di aver assunto consapevolmente sostanze proibite, al fine di migliorare le proprie prestazioni. “Non ho preso intenzionalmente alcuna sostanza vietata, sono sempre stata attenta a tutto quello che ho consumato. Quindi sono assolutamente sconvolta e sorpresa” ha detto l'atleta, detentrice del record nazionale del lancio del disco con la misura di 61,21 metri.

Powell e Simpson tornano in Giamaica – Sia il 30enne sprinter che la 28enne campionessa olimpica della staffetta ad Atene hanno abbandonato nella notte la sede italiana dei loro allenamenti, Lignano Sabbiadoro, per fare ritorno in patria. Lunedì l’albergo dove soggiornavano gli atleti giamaicani era stato perquisito dai Nas dei Carabinieri di Udine, che avevano sequestrato integratori di provenienza estera.

Via alle indagini
- Asafa Powell, Sherone Simpson ed il loro preparatore tecnico Cristopher Xuereb sono indagati dalla Procura di Udine per violazione della legge sul doping. La Procura ipotizza l'infrazione dell'articolo 9 della legge sul doping, che in sostanza punisce chi somministra e chi assume sostanze dopanti. Nel frattempo è stato convalidato il sequestro di una cinquantina di scatole fra compresse, fiale, spray e pomate senza etichetta o con le indicazioni in inglese che non consentono di comprenderne la posologia, portate via dai carabinieri del Nas di Udine nel corso della perquisizione effettuata nella notte tra domenica e lunedì. La Procura ed i carabinieri del Nas di Udine stanno individuando un laboratorio attrezzato per effettuare le analisi e comprendere se il materiale contenga la sostanza dopante. Gli inquirenti stanno anche cercando di capire se gli accertamenti siano ripetibili o meno: in questo ultimo caso dovrebbero essere effettuati con tutte le garanzie a tutela dei tre indagati.