Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
30 ottobre 2014

Il "rombo" del match che fece storia, 40 anni dopo

print-icon
[an error occurred while processing this directive]

Entrato nella leggenda dello sport per location, periodo storico e caratura dei boxeur e risultato. Ali-Foreman continua a far parlare. Una sfida miliardaria, impensabile all'epoca, resa possibile dall'accordo tra Don King e il dittatore Mobutu

Perché a distanza di 40 anni il rombo della sfida tra Muhammad Ali e George Foreman è ancora così potente? Semplice, perché “The rumble in the jungle” è un evento straordinario, entrato nella leggenda dello sport per tanti motivi, un diamante dalle mille, brillanti sfaccettature. 

Innanzitutto la sede del match - Kinshasa, Zaire o Congo belga, sede esotica scelta dal promoter Don King per la montagna di dollari garantita dal dittatore locale Mobutu, disposto a far follie pur di ospitare “l’incontro che mette lo Zaire sulla carta geografica”. Le gigantografie di Mobutu campeggiano dappertutto, anche nello stadio calcistico dove si disputa il match: tutto il mondo deve apprezzare il paese africano, anche per questo a Kinshasa le strade vengono ripulite dai peggiori delinquenti, rinchiusi proprio nei sotterranei dello stadio.

Il concerto - Si organizza anche un mega concerto di tre giorni, con star del calibro di James Brown, BB King e Miriam Makeba. Tutto serve ad esaltare lo Zaire e l’intero continente nero. Anche le borse dei due colossi sono straordinarie, 5 milioni di dollari a testa, uno sproposito per quegli anni,  così come è straordinario, per non dire pazzesco, l’orario di inizio della sfida, le 4 del mattino, ovviamente per esigenze televisive a stelle e strisce. Eccezionale è anche la vigilia dell’evento, dilatata a dismisura a causa di un infortunio occorso a Foreman in allenamento: la sfida è rinviata di 5 settimane e i due pugili hanno davvero modo di ambientarsi al meglio nell’umida realtà del Congo.
Muhammad Ali si fa amare dalla gente africana, è il paladino dei neri, parla di guerra santa, di fratellanza africana, il suo è un inno alla gente nera di ogni continente, Kinshasa lo adora, mentre detesta Foreman, presentatosi con il suo cane, un pastore tedesco che a molti ricorda i cani poliziotto dei colonizzatori belgi. Tutti i protagonisti dell’evento sono neri, i due pugili, l’arbitro, l’organizzatore, il pubblico, ma Ali dipinge Foreman come il servo dei bianchi, il nemico da combattere, “Ali boma ye”, cioè “Ali uccidilo”, è il coro che si sente nelle strade e che si alza fortissimo sugli spalti, nella fatidica notte.

Campioni - Straordinari, ovviamente, sono i due atleti. Foreman è il campione del mondo dei massimi, ha 25 anni, è imbattuto: 40 incontri tutti vinti, 37 per ko, ha distrutto in meno di 2 round Frazier, finito al tappeto 6 volte, e Norton. E’ scontroso, prepotente, si crede invincibile, è tutto rabbia e violenza.  Ali ha 32 anni, 7 più del rivale, vanta 44 successi, 31 ko ma ha perso proprio contro Frazier e Norton, pur vendicando le sconfitte; vuole tornare sul tetto del mondo, ma Foreman è favorito, qualcuno addirittura teme per la vita dell’ex campione. Straordinaria, ovviamente, è anche la sfida, con Ali che cerca di “volare come una farfalla e pungere come un’ape”, alla solita maniera, ma dopo pochi minuti si appoggia alle corde, subendo le terribili bordate di Foreman. In allenamento Ali ha alzato la propria soglia del dolore, facendosi martellare da Larry Holmes, la tattica del “rope the dope”, “prendi alla corda lo stupido”, è vincente: Foreman, soggiogato psicologicamente, si stanca, dalla quinta ripresa è stravolto e Ali lo stuzzica, dopo averlo chiamato "mummia" alla vigilia, durante il match gli dice “ehi George, è tutto qui quello che sai fare?”. All’ottavo round l’apoteosi: Ali colpisce col sinistro e chiude con un destro che schianta Foreman, è KO! Ali torna campione dei massimi ed entra nella leggenda.

Editoria - Straordinarie infine sono anche le opere che raccontano l’evento, dal libro “The fight” di Norman Mailer al film documentario “When we were kings” (Quando eravamo re) di Leon Gast, premio Oscar nel ’97. E allora, appuntamento al 2024, per le 50 candeline di “Rumble in the jungle”.