Vanessa Ferrari, il nuovo infortunio: la storia di una piccola-grande campionessa. Unica e sfortunata

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Danilo Freri

Nella finale del corpo libero a Montreal, rottura del tendine d’Achille, forse l’atto finale di una carriera straordinaria per risultati, infortuni e rinascite di una piccola-grande campionessa

Lo sport è dedizione e sofferenza. Vanessa Ferrari ha vissuto sempre fino in fondo questa sua filosofia applicata alla ginnastica, diventando la realizzazione perfetta del metodo e delle convinzioni del suo allenatore di sempre alla Brixia Brescia, Enrico Casella. Una coppia indivisibile, se non per i tanti infortuni che hanno interrotto più volte la ricerca della felicità sportiva, riportando Vanessa sempre e comunque sulla strada della dedizione e della sofferenza. E della rinascita.

Anche l’ultimo atto è l’immagine di una carriera intera. Vanessa si è presentata ai Mondiali di Montreal dopo aver perso un anno per un intervento al tendine d’Achille del piede sinistro, subito dopo l’Olimpiade di Rio. Poche settimane di allenamenti, ma si sentiva pronta. Nelle qualificazioni ha conquistato la finale del corpo libero ed era già sembrato un risultato straordinario. Non per lei. Non per la farfalla di Orzinuovi che a 27 anni non voleva perdere altre occasioni. Che non trova un senso nel gareggiare per un quarto o quinto posto qualsiasi. Ha rischiato perché i punteggi delle avversarie erano attaccabili, ed ha attaccato inserendo elementi più difficili nelle diagonali. Perché il suo orgoglio di campionessa non si è mai spezzato. Si è spezzato invece il suo tendine d’Achille appena operato. Fine dell’avventura o ennesimo ritorno a dedizione e sofferenza. E’ la sua storia e solo lei dirà quando sarà finita.

La prima campionessa del mondo della storia in Italia 

La sua è una delle più grandi storie dello sport italiano. Vanessa Ferrari nel 2016 realizza il sogno di migliaia di ragazze che si dedicano con passione alla ginnastica artistica. L’Italia vince per la prima volta l’oro a squadre agli Europei e lei è fondamentale, conquistando anche la sua prima medaglia individuale di valore, l’argento al corpo libero. Ma il capolavoro arriva ai Mondiali di Aarhus in Danimarca. Vince l’oro nel concorso generale, la prova più difficile dove le ragazze gareggiano su tutti i quattro attrezzi (trave, volteggio, parallele asimmetriche e corpo libero). Conquista 4 finali in totale e aggiunge all’oro anche un bronzo a parallele e corpo libero. E’ la prima italiana a riuscirci. Conquista le prime pagine dei giornali e diventa per tutti la farfalla di Orzinuovi, il paese in provincia di Brescia dove è nata.

La conferma e i primi infortuni 

Nel 2007 la storia di Vanessa diventa più preziosa. Agli Europei di Amsterdam vince due ori: concorso generale e corpo libero. Si presenta ai Mondiali di Stoccarda da campionessa in carica e trova l’altra faccia del suo destino: si frattura subito lo scafoide del piede per una caduta alle parallele durante la gara a squadre. Continua comunque a gareggiare e conquista un bronzo nel concorso generale e altre due finali di specialità. Dopo il Collare d’Oro del CONI, diventa Cavaliere dell’Ordine del merito della Repubblica Italiana. Ha solo 17 anni ed è già nella leggenda.

La prima Olimpaide: Pechino 2008

L'infortunio al piede la tormenta per tutto il 2008, l’anno olimpico. Vanessa ha l’età giusta per puntare ad una medaglia olimpica, in uno sport che di solito brucia le occasioni in pochi anni di carriera. Ma nonostante la solita dedizione è la sofferenza a vincere. L’infortunio diventa una tendinite cronica. Vanessa a Pechino prova a fare la sua gara anche con un piede solo e finisce undicesima nel concorso generale. Non si qualifica a nessuna finale sui singoli attrezzi. Sembra già la fine del sogno, ma è solo un nuovo passaggio.

La prima operazione, la prima rinascita

La tendinite la perseguita anche nel 2009, sopporta perché gli Europei sono a Milano e li onora vincendo l’argento nel concorso generale. Poi dice basta: si fa operare, borsectomia e intervento al calcagno. Torna nel 2010, ai campionati del mondo di Rotterdam è comunque sesta nella finale del corpo libero. Nel 2011 conquista ancora la finale del suo attrezzo preferito: il corpo libero. Ma non può partecipare a causa di un infortunio subito nel riscaldamento.

La maledizione olimpica

A Londra 2012 Vanessa si ripresenta per prendersi quello che le era stato negato a Pechino. Questa volta il fisico c’è, e la sorregge nonostante l’età e la freschezza atletica delle avversarie. Ormai punta soprattutto sulla finale di specialità del corpo libero, che arriva puntualmente. In classifica alla fine sarebbe terza, ha lo stesso punteggio della russa Mustafina. Ma il regolamento olimpico, al contrario di quello applicato ai mondiali, non ammette il pari merito. La medaglia va alla russa perché ha un punteggio migliore nell’esecuzione. Vanessa un esercizio con maggiori difficoltà, ma il regolamento la punisce e il quarto posto la lascia in lacrime ai piedi del podio e con tanti dubbi sul suo futuro.

Vanessa continua

I dubbi vengono risolti dal suo allenatore Enrico Casella che con i tempi giusti la convince a continuare l’attività. Nonostante un problema ad una caviglia all’inizio del 2013 e fine anno è capace di tornare sul podio ai mondiali: è argento nella finale del corpo libero.  E’ la sua grande rivincita. Questa volta il suo corpo ha seguito il suo orgoglio. Andrà peggio nel 2014 (quinta al corpo libero) e nel 2015 dove non potrà gareggiare nelle finali per un problema al tendine. A Rio 2016 riprova l’assalto all’unica cosa che manca pe completare la carriera: una medaglia olimpica. Finisce ancora quarta, questa volta la toglie dal podio l’inglese Amy Tinkler che ha 10 anni meno di lei e indovina la gara della vita. La Tinkler non avrà più risultati internazionali di valore dopo quel bronzo olimpico.

2017 e oltre

Dopo Rio si ferma per l’intervento al tendine d’Achille che ora dovrà rioperare dopo l’infortunio subito a Montreal. La ginnastica non è una battaglia, forse non si puo’ dire "tante ferite, tanto onore", non con lo stesso significato. L’onore Vanessa lo ha conquistato vincendo 5 medaglie ai mondiali e 10 agli Europei più un’infinità di titoli tra tornei internazionali e campionati italiani. Una carriera assolutamente unica. Ora probabilmente continuerà ad essere un esempio per le piccole ginnaste che sogneranno al suo posto. A loro insegnerà che lo sport è dedizione e sofferenza, ma anche una fantastica avventura che ti spinge oltre i tuoi limiti. E non c’è cosa più bella che inseguire i limiti attraverso la grazia e la bellezza che una ginnasta può esprimere in pedana.

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