Nuoto, Fabio Scozzoli: "Il cronometro dice che sono tornato più forte di prima”

Nuoto

Lia Capizzi

Alle Olimpiadi di Londra 2012 la sconfitta più amara. Per non dimenticarsela se l’è persino tatuata sul petto: un orologio con l’ora esatta di quella deludente finale. Poi una via Crucis tra infortuni e scelte sbagliate. Esempio di resilienza, di chi sa rialzarsi dopo aver perso quasi tutto. “Fabio mi piace tantissimo, pacato ma con le balle” dice Dovizioso. In vista degli Europei di nuoto di Galsgow, per la prima volta Scozzoli apre la porta di casa sua, accantonando la proverbiale riservatezza. In onda martedì 31 luglio su Sky Sport24 alle 16 e 21

SIMONA QUADARELLA: TIMIDA FUORI, MA CATTIVA IN ACQUA

Il re della rana azzurra è tornato a livelli mondiali. Lo davano per finito, gli sponsor lo avevano accantonato, una via Crucis di problemi, la rottura del crociato nel 2013 all’apice della sua carriera, una serie di traslochi e scelte tecniche sbagliate. Ma soprattutto la grande occasione della sua vita agonistica sciupata malamente a Londra 2012. Alle Olimpiadi londinesi Fabio ci arrivava tra i favoriti, la sua sembrava essere una medaglia quasi scontata nei 100 rana, al collo aveva i due argenti mondiali conquistati l’anno prima a Shanghai e l’oro europeo vinto due mesi prima a Debrecen. Fu un flop, toppò clamorosamente l’unica gara nell’arco di due anni. Gli sarebbe bastato nuotare lo stesso crono della semifinale e sarebbe finito sul podio. Niente da fare, chiuse settimo. Erano le 20.10. Una sconfitta così atroce cerchi di digerirla o quanto meno dimenticarla il più in fretta possibile. Non Scozzoli, L’ora esatta di quella dannata finale olimpica se l’è tatuata sul petto, sopra al cuore. Per non dimenticarla. Per sognare prima o poi il riscatto. Uno che si tatua una sconfitta già di per sé è un tipo non banale. Arrivò in successione l’oro mondiale in vasca corta ad Istanbul (primo italiano di sempre a vincere un titolo iridato nella vasca da 25 metri ndr) ma arrivò soprattutto il periodo più nero, roba da pensare al ritiro.

Nell’estate 2013 il legamento crociato anteriore del ginocchio destro fa crack, incubo per qualsiasi atleta a maggior ragione per un ranista. Ci mette un anno per riassaporare la sensazione di una gara, si separa dal suo allenatore e mentore, l’ungherese Tamas Gyertyanffy, e sceglie di andare in Austria alla corte del guru Dirk Lange per allenarsi con il campione olimpico Van Der Burgh: sulla carta la scelta più vincente si rivela invece un errore. I rumors della vasca sanno essere crudeli: ah, Scozzoli, peccato averlo perso, ormai è un ex atleta. Blablabla. Fabio non si è perso d’animo, è tornato nella sua terra tra Imola e Forlì, quella che il padre contadino gli ha fatto conoscere e amare.

È la stessa terra di Dovizioso, anche lui campione riservato e poco appariscente. Fabio, Andrea e il comune denominatore di non essere personaggi, di rifiutare maschere, di parlare solo con i risultati. Fabio mi piace tantissimo. Non solo perché è molto forte come nuotatore, ma perché mi piace come persona. Caratterialmente non lo vedo molto lontano da me. È pacato, ma ha le balle”. Acqua e velocità, ma pure calcio: i due sono entrambi grandi tifosi del Milan. L’allenatore della società Imola Nuoto, Cesare Casella, lo ha preso per mano allenandone il fisico e la testa. È ripartito dall’amore per la specialità più tecnica del nuoto, perché ranista lo sei prima di tutto nell’anima. Ha trovato l’amore di Martina Carraro, esuberante e dolce primatista italiana dei 100 rana, con la quale divide allenamenti e motivazioni: “Le Olimpiadi di Rio le ho guardate da casa, sono state una sofferenza, però ero contento perché c’era Martina convocata, felice di vederla gareggiare. Il sogno olimpico resta sempre forte, voglio riprendermi quella medaglia che non ho vinto a Londra. Andare a Tokyo insieme a Martina”. Innamorati, complici e molto seri: a Sky Sport hanno aperto la porta della casa in cui convivono a Imola. 

Scozzoli si allena insieme alla fidanzata Martina Carraro

Testa bassa a lavorare, in silenzio, meticoloso e testardo, anche stimolato dalla concorrenza, rispettosa e affettuosa, con l’emergente Nicolò Martinenghi.  Ai Mondiali di Budapest lo scorso luglio Scozzoli è tornato a nuotare - dopo 3 anni- sotto il minuto nei 100 rana, ma è nella vasca da 25 metri che si esalta, mica è un caso se nel dicembre 2017 agli Europei di Copenaghen ha strapazzato nei 50 rana, con tanto di primato personale, il fuoriclasse supersonico Adam Peaty, il leone britannico che ha rivoluzionato il concetto della rana. “Il cronometro dice che sono tornato più forte di prima. A 30 anni (da compiere il 3 agosto, ndr) non ho paura di vincere ma nemmeno di perdere, questa la considero la mia più grande forza”. Capite ora perché Fabio Scozzoli nel nuoto, a livello mondiale, è uno dei campioni più amati e rispettati? Un re della rana, ma soprattutto un esempio di campione.

I più letti