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Scherma, Coppa del Mondo: cinque medaglie azzurre

Scherma

Il 2026 della scherma azzurra riparte esattamente da dove si era fermato: Italia protagonista su più pedane, nello stesso weekend, con tanti atleti nelle fasi finali e cinque medaglie in un solo sabato. Manca l’oro, l’acuto pieno, ma il segnale è forte e chiaro: pronti, nuovi podi e via, la scherma azzurra c’è. 

A Hong Kong, nel fioretto femminile, arriva una delle storie più belle del fine settimana: Francesca Palumbo conquista uno splendido argento, miglior risultato della carriera in Coppa del Mondo. Parte dalle qualificazioni, supera due derby azzurri e si arrende solo in finale alla numero uno del mondo, l’americana Lee Kiefer, che conferma il dominio statunitense. Ai piedi del podio Martina Sinigalia, sesta, mentre chiudono tra le migliori sedici anche Favaretto, Errigo e Volpi, confermando la profondità del gruppo.

Negli Emirati, a Fujairah, la spada regala due argenti di grande peso. Tra le donne Alberta Santuccio riconquista una finale di Coppa del Mondo, segnale importante dopo una stagione post olimpica chiusa in crescendo. Giulia Rizzi è nona (in precedenza aveva stoppato la corsa della compagna Federica Isola) e Rossella Fiamingo dodicesima a completare una presenza azzurra diffusa ai piani alti. Tra gli uomini Matteo Galassi, appena ventenne, centra la seconda medaglia consecutiva: prima il bronzo a Vancouver, ora l’argento e la sensazione sempre più netta di un talento ormai stabile ai vertici mondiali. Chiude decimo Davide Di Veroli, ancora una volta vicino al podio.

Infine, Parigi, tempio del fioretto maschile. Il terzo gradino è tutto italiano: bronzo per Guillaume Bianchi, al primo podio da papà, e per Giulio Lombardi, sempre più continuo, al secondo consecutivo dopo Fukuoka. Subito dietro, Tommaso Marini quinto e Filippo Macchi settimo: quattro azzurri tra i primi otto, a conferma di una squadra che riempie i tabelloni fino in fondo. Davanti a tutti vince ancora l’America con Alexander Massialas.

Sullo sfondo, una tendenza che si consolida ed è sempre più evidente: gli atleti russi sotto sigla AIN tornano a essere presenze fisse tra quarti, semifinali e podi, in più armi e competizioni, in una stagione che si è riaperta con la decisione assunta dalla FIE a ridosso di Natale, di dare applicazione alle indicazioni del 14° Summit Olimpico e ripristinare la partecipazione nelle categorie Cadetti e Giovani (U20), con bandiera, inno e simboli nazionali russi.

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