Andrea Cassarà è il nuovo ct della Nazionale russa di fioretto
SchermaUn altro campione azzurro chiamato a ricostruire una potenza sportiva. Dopo Maccarani nella ginnastica, la Russia sceglie il due volte oro olimpico per rilanciare il fioretto verso Los Angeles. Tra ambizioni, vecchie rivalità e una diplomazia sportiva che corre più veloce delle conferme ufficiali
La Russia torna a investire nello sport internazionale e, per farlo, guarda ancora una volta all'Italia. Dopo Emanuela Maccarani nella ginnastica ritmica, è Andrea Cassarà a prendere la strada di Mosca. Due volte campione olimpico e otto volte campione del mondo, con un titolo individuale e sette a squadre (uno dei quali proprio a Mosca nel 2015), uno dei fiorettisti più vincenti della storia azzurra, a 42 anni il bresciano inaugura la sua prima grande esperienza alla guida di una nazionale. E non di una qualunque: quella che per decenni è stata, insieme all'Italia, una delle grandi potenze mondiali del fioretto.
La notizia, anticipata in Italia il 7 ottobre dall'ANSA e ufficializzata dalla Federazione russa di scherma, ha subito il sapore di un ritorno al passato, ma con un obiettivo molto contemporaneo: Los Angeles 2028. A Mosca hanno accolto Cassarà augurandogli "energia inesauribile, infinita pazienza, buona fortuna e successo nel suo lavoro a beneficio della scherma russa". Un benvenuto caloroso. Soprattutto l'augurio di infinita pazienza, conoscendo il mestiere e il carattere del protagonista, potrebbe rivelarsi particolarmente azzeccato.
Non chiamatelo semplicemente ct. Cassarà ha chiarito a Sky Sport che il suo incarico sarà quello di direttore generale del fioretto, maschile e femminile, con una responsabilità che comprende l'intero progetto tecnico. "Sopra di me gerarchicamente avrò solo Mamedov", ha spiegato, riferendosi al presidente della Federazione russa Ilgar Mamedov. Il contratto scadrà formalmente il 31 dicembre 2027, con possibilità di proroga fino al termine del 2028. La destinazione è già scritta: i Giochi olimpici di Los Angeles.
E Cassarà non nasconde quanto consideri prestigiosa questa opportunità. "Per chi desidera fare il mio mestiere di tecnico del fioretto, questo è l'incarico più prestigioso. Puoi avere solo due incarichi tanto prestigiosi: uno è quello dell'Italia, ma già ottimamente occupato da un amico, che è Simone Vanni. Il secondo, più di respiro internazionale, è questo"-. Una gerarchia personale che racconta bene la storia della specialità, ma anche l'ambizione del nuovo direttore generale.
"Storicamente sono i due Paesi con le Nazionali più vincenti. Sappiamo che oggi la Russia non è più la squadra di dieci anni fa, ma è una squadra che vuole ritornare a investire, ritornare a vincere e a 42 anni è motivo di orgoglio essere qui e far parte di questo processo".
Da avversario a ricostruttore il passaggio è tutt'altro che banale. Cassarà ha conquistato gli ori olimpici a squadre ad Atene 2004 e Londra 2012, oltre al bronzo individuale ad Atene, e sette titoli mondiali. Ha attraversato due decenni di fioretto internazionale, affrontando più volte proprio quei russi dei quali oggi dovrà ricostruire la competitività. E il suo percorso incrocerà nuovamente quello di Simone Vanni, compagno di squadra nell'Italia olimpionica del 2004, oggi alla guida del fioretto azzurro.
La Russia, del resto, non riparte dal punto in cui si era fermata. Dopo quattro anni di assenza dai Mondiali, il ritorno a Hong Kong 2026 ha mostrato una nazionale chiamata a ritrovare continuità, esperienza e nuove gerarchie. Da giugno la Federazione internazionale ha riammesso gli schermidori russi e bielorussi alle proprie competizioni con bandiera e inno. Una riapertura sportiva che non equivale, automaticamente, a un lasciapassare olimpico per Los Angeles, ma che consente alla Russia di riprendere il confronto internazionale.
Mamedov ha spiegato alla stampa russa di avere avvertito, proprio dopo il Mondiale, la necessità di introdurre "nuova energia" per evitare che i suoi atleti cadessero nella routine. Di Cassarà ha parlato come di uno dei migliori schermidori del XXI secolo, sottolineandone l'esperienza e il palmarès.
La scelta, secondo il racconto del dirigente, non sarebbe stata improvvisata. I due si erano incontrati a dicembre ad Abu Dhabi. Ad agosto Cassarà aveva poi visitato il centro federale di Novogorsk. Solo successivamente Mamedov avrebbe maturato l'idea di affidargli il progetto e, alla proposta, l'italiano avrebbe accettato immediatamente.
Non è neppure la prima volta che la Russia affida il proprio fioretto alla scuola italiana. Dal 2013 al 2016 a guidare le nazionali russe fu Stefano Cerioni, un altro campione olimpico azzurro. Una tradizione di scambi tecnici che comprende anche il lungo capitolo di Ezio Gamba nel judo. Per Mosca, insomma, il talento italiano non è esattamente una scoperta dell'ultima ora.
Mamedov, nelle dichiarazioni riportate dalla stampa russa, si è poi spinto ad annunciare anche la possibilità di definire al prossimo congresso FIE un accordo che apra verso allenamenti congiunti anche sul territorio italiano, ma si tratta di una prospettiva raccontata da una sola parte, che suona più come esplicita dichiarazione d'intenti, non come intesa bilateralmente confermata. E come tale va considerata.
Lo stesso Mamedov, infatti, ha riconosciuto che le difficoltà sui visti Schengen complicano gli spostamenti e l'organizzazione di eventuali allenamenti congiunti e gare in Paesi diversi. Un ostacolo concreto, ben più resistente di qualsiasi comunicato, per una Nazionale che ha bisogno di tornare a confrontarsi con il resto del mondo.
Intanto Cassarà comincia davvero. Il suo nuovo lavoro si dividerà tra Italia, Russia e trasferte di Coppa del Mondo. Il primo appuntamento è già fissato per il 15 ottobre a Takamatsu, in Giappone. E mentre prepara una nazionale verso Los Angeles, si prepara anche a una rivoluzione decisamente più personale: entro la fine dell'anno diventerà padre per la prima volta. Due progetti di crescita, con calendari e responsabilità differenti. E per entrambi, probabilmente, tornerà utile quella pazienza infinita augurata dalla federazione russa.
La rotta verso Mosca, però, è diventata curiosamente frequentata. Appena poche settimane prima di Cassarà, la Russia aveva annunciato l'arrivo di Emanuela Maccarani, storica direttrice tecnica delle Farfalle azzurre, oggi capoallenatrice della nazionale russa di ginnastica ritmica per gli esercizi di gruppo.
Maccarani ha guidato l'Italia dal 1996 al 2025, conquistando quattro medaglie olimpiche: un argento ad Atene 2004 e tre bronzi a Londra 2012, Tokyo 2020 e Parigi 2024. La sua esperienza azzurra si è conclusa nel 2025, dopo le note denunce per presunti maltrattamenti psicologici presentate da ex ginnaste. La vicenda ha avuto sviluppi giudiziari e il processo a suo carico è iniziato nel febbraio 2026. Accuse sulle quali spetta alla giustizia pronunciarsi, non alle classifiche sportive.
Le due storie sono dunque profondamente diverse. Maccarani affronta una nuova esperienza professionale dopo la conclusione, tra vicende controverse, del suo lunghissimo ciclo alla guida delle azzurre; Cassarà, lasciata la pedana agonistica, riceve il primo grande incarico dirigenziale internazionale della propria carriera. Li accomunano l'eccellenza tecnica italiana, l'ambizione di rilanciare una potenza sportiva e un appuntamento, Los Angeles 2028, che entrambi guardano con interesse, pur senza avere oggi la certezza della partecipazione russa.
C'è una sottile ironia nel fatto che due discipline nelle quali l'Italia ha costruito buona parte della propria identità olimpica vedano alcuni dei loro protagonisti più rappresentativi impegnati a rafforzare una rivale storica. Un tempo esportavamo soprattutto atleti, allenatori e metodo. Ora, a giudicare dalle ultime settimane, Mosca sembra apprezzare particolarmente il pacchetto completo.
Ma non è una novità, né un'anomalia. Lo sport internazionale è da sempre un intreccio di scuole, esperienze e competenze che attraversano le frontiere. E quella italiana, in molte discipline, è una delle più richieste. Non c'è necessariamente qualcuno che perde quando un tecnico sceglie di lavorare altrove. C'è piuttosto un patrimonio di conoscenze che continua a circolare, contribuendo alla crescita dello sport e, qualche volta, anche degli avversari.
Cassarà, intanto, ha scelto di misurarsi con una sfida complicata, in una nazionale che vuole tornare grande. "Lo sport deve unire", ha detto all'ANSA, richiamando le indicazioni del CIO e rivendicando la natura esclusivamente sportiva della sua decisione.
Sarà la pedana, come sempre, a giudicare il risultato del suo lavoro. E potrebbe riservare una scena singolare: Cassarà da una parte, Vanni dall'altra, due amici che ad Atene vincevano insieme l'oro olimpico e che ventiquattro anni dopo potrebbero contendersi un risultato decisivo per due Paesi diversi.
Nel frattempo, la Russia prova a ricostruire il proprio futuro olimpico con un pezzo importante del passato vincente italiano. Non sappiamo ancora quanto funzionerà. Ma una cosa è certa: il Made in Italy dello sport continua a essere richiesto. Anche da chi, un tempo, faceva di tutto per batterlo.