Introduzione
È tempo di un grande ritorno: dopo la bellezza di quarantasei anni due romane tornano a sfidarsi nella Serie A di basket, non succedeva dal 27 gennaio del 1980 nel derby tra Eldorado Lazio e Acqua Fabia Roma. Entrambe sarebbero retrocesse al termine di quella stagione, la stessa dove conquistava la sua storica promozione in A1 la "terza" romana destinata a scrivere la storia: la Virtus.
Targata Bancoroma sale sul tetto d'Europa, poi l'era show del gruppo Ferruzzi con Danny Ferry e il primo maxischermo a "cubo" del basket italiano. Carlton Myers, Bodiroga e gli altri derby (ma nelle serie minori): ora il basket Capitale attende il prossimo grande appuntamento. Maxima Roma-BC Roma è livealle 18.15 su Sky Sport Uno, Sky Sport Basket e in streaming su NOW
Quello che devi sapere
Su Sky e NOW in arrivo un derby storico!
Quarantasei anni, otto mesi e undici giorni. Oppure, se preferite il conteggio preciso, sono 17.056 giorni totali. Ecco, questo è il tempo che è passato tra l'ultimo derby di Roma nella Serie A di basket e il prossimo: Maxima Roma contro Basketball Club Roma, il super appuntamento, ovviamente, da seguire su Sky. Palla a due alle 18.15, il derby è in diretta su Sky Sport Uno, Sky Sport Basket e in streaming su NOW. Con pre partita dalle 18 e post partita su Sky Sport Basket alle 20.15 con interviste e approfondimenti.
A Roma torna il derby, a Roma torna una giornata storica.
27 gennaio 1980, l'ultimo derby romano in Serie A
Quarantasei anni, dicevamo, perché tanto è passato da Eldorado Lazio contro Acqua Fabia Roma. Si giocava al palazzetto di Viale Tiziano, quella che oggi è la casa della BC Roma (e che "volerà" al PalaEUR in casa della Maxima nel derby di domenica). Vinse la Lazio, ma entrambe retrocessero in A2 di lì a pochi giorni al termine della stagione 1979/80. Tempi e anni lontani, due società profondamente diverse anche nelle radici: l'Acqua Fabia - nata "Stella Azzurra" - era stata fondata negli anni Trenta in un collegio cattolico. Oggi non esiste più (se non a livello giovanile). La Lazio (stesso logo e colori della Lazio calcistica, per intenderci) era una polisportiva laica. Oggi gioca nella sesta serie nazionale.
Com'era diverso il basket…
Palmares vuoto per entrambe, con la Stella Azzurra che raggiunse il suo massimo periodo di splendore negli anni Settanta guidata da un giovane tecnico che tornerà spesso in questa storia e — più in generale — nella storia del basket romano: Valerio Bianchini. Una semifinale di Coppa Korac (nel 1977), un quarto posto dietro all'aristocrazia Bologna, Varese, Cantù in Serie A nel 1976. Non esistevano ancora i playoff, e nemmeno il tiro da tre punti. Neanche l'NBA era quella che conosciamo oggi. Larry Bird e Magic Johnson stavano iniziando a cambiare la percezione dello spettacolo del basket Usa e in Italia non era ancora arrivata la prima partita NBA in tv. Sembra passato un secolo.
Il basket a Roma secondo la Virtus
Forse un secolo no, ma i quarantasei anni, otto mesi e undici giorni di cui sopra sì. Ecco, tenete bene a mente la stagione dell'ultimo derby romano: 1979/80, la stessa dove una ben più giovane realtà romana si guadagna la promozione dall'A2 in A1. Si chiama Virtus Roma e qui sì che si fa la storia.
Fondazione: 1971, l'anno successivo arriva l'abbinamento col Banco di Roma che — come da prassi nella storia del basket italiano — diventa sponsor e anche nome della squadra stessa. La scalata è vertiginosa: tre promozioni e il gotha della pallacanestro italiana raggiunta in un lampo, quando il basket italiano dominava per davvero l'Europa (ci arriveremo). Nel 1982/83 — appena al terzo anno assoluto nella massima serie di basket — il Bancoroma si prende lo scudetto battendo in finale la fortissima Billy Milano di Dino Meneghin e Mike D'Antoni. Il coach è proprio Valerio Bianchini che, tra Stella Azzurra Roma e ritorno nella capitale alla Virtus, aveva allenato e vinto uno scudetto (e pure una Coppa dei Campioni) con Cantù. Mica male.
Italia, Europa, Mondo
In quella squadra brilla il talento dell'immarcabile Larry Wright, arrivato nientemeno che dai Pistons. Detto "Folletto" per la sua clamorosa rapidità, forma un gruppo da sogno insieme a un blocco di giocatori romani (Polesello, Gilardi, Sbarra, Castellano, Scarnati). L'anno dopo è tempo d'Europa, quando il basket italiano faceva l'asso pigliatutto in Coppa Campioni, antenata dell'Eurolega moderna. Pensate a questo: dal 1970 al 1984 c'è un'italiana in ogni singola finale per quattordici anni consecutivi, con l'unica eccezione dell'annata 1979/80 — un po' il punto di convergenza di questa nostra storia. Nel 1984, appunto, è la Virtus Roma a trionfare, guidata da "folletto" Wright in una clamorosa rimonta a Ginevra contro il fortissimo Barcellona, sfiorando — peraltro — un clamoroso bis cittadino, con la Roma del calcio di Falcao sconfitta poche settimane dopo dal Liverpool solo in finale dell'analoga Coppa Campioni (ma questa è un'altra storia).
L'era show Ferruzzi con Danny Ferry e… il cubo
Dopo la Coppa Campioni arriva pure l'Intercontinentale, segue qualche anno di transizione e una nuova era: 1989, acquisti da capogiro, show assoluto e tifo indemoniato. È l'epoca del gruppo Ferruzzi, con Carlo Sama presidente e un nuovo sponsor, il quotidiano romano Il Messaggero. Bianchini, che aveva lasciato dopo aver chiuso un ciclo, torna in carica. Con lui arrivano due campionissimi dall'America: Brian Shaw e, soprattutto, Danny Ferry, quell'anno addirittura seconda scelta assoluta del Draft NBA. In sostanza: è come se oggi un Wembanyama (prima scelta nel 2023) volasse direttamente in Italia per giocare con una delle nostre squadre.
E poi, in ordine sparso: Dino Rađa, Michael Cooper, Ricky Mahorn, Roberto Premier. Il PalaEUR trabocca, a Roma arriva pure il primo maxischermo a "cubo" italiano, mutuato dallo sport Usa. Sì, ma non arriva mai uno scudetto e, a dirla tutta, neanche una finale playoff. L'unico trofeo del decennio è una Coppa Korac. Nel 1992 arriva soprattutto Tangentopoli che spazza via il gruppo Ferruzzi e — a cascata — pure la Virtus.
L'era di Myers e Bodiroga
Seguono anni di transizione, poi nel 2000 prende vita la terza grande era recente del basket romano, quella lanciata dall'imprenditore (romano pure lui) Claudio Toti. Arriva Roberto Brunamonti come general manager e altri campioni, uno su tutti: si chiama Carlton Myers. La Virtus torna a essere una presenza di primo piano nel basket italiano ed europeo. Dejan Bodiroga è tra i più forti della sua generazione. E poi: Alessandro Tonolli, David Hawkins, Alex Righetti, Anthony Parker, Fucka, Davide Bonora (oggi vice alla BC Roma). In bacheca una Supercoppa italiana. Una finale playoff persa nel 2008, l'impresa sfiorata del 2013 fa da preludio alla retrocessione del 2015. A quel punto Roma torna sì a vivere dei derby, ma lo fa nelle serie inferori tra la Virtus e le giovanissimi Eurobasket Roma e Luiss Roma, nate a ridosso del nuovo millennio.
Maxima contro BC Roma è un'altra storia: il derby torna in A!
Chi sono le due romane di oggi: Maxima Roma
Ma passiamo all'identikit: due nuove squadre, entrambe appena nate e subito nel massimo campionato italiano. La Maxima ha acquistato e trasferito la licenza sportiva della Pallacanestro Brescia. Di casa al PalaEUR. Come advisor (o consulente strategico, se preferite) c'è una persona che nella capitale non ha bisogno di presentazioni: Francesco Totti. Matiasic — parola di Totti — "ci ha messo dieci minuti a convincermi".
Eccola l'altra figura chiave: Paul Matiasic. Imprenditore Usa, italoamericano. Tra i principali avvocati processuali degli Stati Uniti. Ha affari anche nel settore immobiliare nella Napa Valley, in California, la terra del vino. Per non parlare delle attività filantropiche. Già proprietario di Trieste la scorso anno. La famiglia italo americana era volata negli Usa con l'esodo istriano post Seconda Guerra Mondiale. Parla un italiano praticamente perfetto. "A Roma investimento da 5 milioni nei prossimi 5 anni", parola sua.
Qui quintetto base e i giocatori principali
Chi sono le due romane di oggi: Basketball Club Roma
L'anello di congiunzione tra le due romane sono ovviamente i coach: Matteo Cotelli della Maxima è stato a lungo vice di Alessandro Magro - coach BC - a Brescia (insieme vinsero la Coppa Italia del 2023). La BC Roma ha acquistato e trasferito la licenza sportiva dalla Vanoli Basket Cremona: non avranno Totti nel team, ma sua altezza Luka Doncic tra gli investitori, lui che segue sempre da Los Angeles — Instagram conferma — le partite della sua squadra italiana. Qui a capo c'è Donnie Nelson, figlio del leggendario coach Don. Valerio Bianchini — proprio lui — è presidente onorario del nuovo club, in più c'è Sergio Scariolo in qualità di consulente strategico. "Disciplina da NBA. Radici da quartiere" è il motto che riassume bene il concept della squadra che ha anche un inno composto e cantato da Carl Brave, romano e appassionatissimo di basket.
Qui quintetto base e i giocatori principali
Come sono andati gli esordi e il sogno europeo
Ah, entrambe sono anche in Europa, con licenza annuale per l'Eurocup 2026/27. Gli esordi sono stati un po' altalenanti come prevedibile visto la recentissima fondazione. La Maxima è ancora alla ricerca della sua prima vittoria in campionato, ma ha siglato la sua prima storica gioia in Eurocup contro Cluj. La BC Roma di Mannion era partita con due ko ma, ora, arriva al derby reduce da due successi: il primo in campionato contro Tortona, poi in coppa pochi giorni fa.
Infine, il grande tema NBA Europe: le due romane sono entrambe alla finestra per il progetto che potrebbe riportare la capitale anche al vertice continentale. Ora però è tempo di derby. Roma lo aspettava da tanto tempo.