Accadde oggi: morsi e flop storici, la maledizione Mondiale del 24 giugno

Mondiali

Domenico Motisi

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Non qualificarsi alla Coppa del mondo fa male, ma uscire al primo turno non è poi così piacevole. Se poi sei campione del mondo in carica in un girone abbordabile o se ti eliminano "a morsi", la delusione è ancora più atroce. Due débâcle indimenticabili avvenute lo stesso giorno a distanza di quattro anni

MONDIALI, CALENDARIO E GIRONI

È vero che per farsi eliminare bisogna partecipare, ma è altrettanto vero che uscire al primo turno dei Mondiali non è mai piacevole. L’Italia, che in Russia non c’è proprio andata, è riuscita nella poco edificante impresa di andar fuori dalla Coppa del mondo del 2010 e quella del 2014 già nel girone eliminatorio. Inoltre, per chi crede nei corsi e ricorsi storici, queste due delusioni sono arrivate, a distanza di quattro anni, nello stesso giorno: il 24 giugno. Una data quasi maledetta, dunque, per i tifosi azzurri che ricorderanno bene l’esultanza di Hamsik nel 2010 e il gol di Godín (nella partita del morso di Suárez a Chiellini) nel 2014.

Da campioni del Mondo in Sudafrica

Quando furono sorteggiati i gironi del Mondiale in Sudafrica, il primo nella storia di quel continente, in tanti mostrarono soddisfazione vedendo le squadre che erano capitate nel gruppo dell’Italia. Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia non potevano mettere paura, a maggior ragione agli azzurri campioni del mondo in carica. Era una nazionale reduce da un Europeo deludente e che aveva accolto il ritorno di Marcello Lippi dopo l’esonero di Donadoni. In realtà, con il senno di poi, l’avventura da Ct dell’ex ala del Milan sarà rivalutata: nella competizione continentale in Austria e Svizzera perse sì ai quarti di finale, ma ai rigori e contro una Spagna che avrebbe poi vinto quel torneo nel 2008, il Mondiale successivo nel 2010 e poi ancora un Europeo nel 2012. Lippi però aveva trionfato a Berlino e quindi toccava a lui provare un’altra impresa.

Hamsik va, l’Italia fuori al primo turno

Dopo le prime due partite, a dir poco deludenti, l’Italia aveva conquistato appena due punti: uno contro il Paraguay all’esordio (1-1 gol di De Rossi), l’altro contro la modesta Nuova Zelanda (anche in quel caso il match terminò 1-1). Per passare al turno successivo era dunque necessario battere la terza squadra del girone: la Slovacchia. In realtà, con una serie di combinazioni, l’Italia si sarebbe potuta qualificare anche pareggiando, ma se sei la squadra campione del mondo in carica e se devi battere la Slovacchia non puoi certo pensare alle combinazioni per un pari. Hamsik e compagni erano invece esordienti in un Mondiale e, con un solo punto all’attivo, dovevano per forza battere gli azzurri per qualificarsi agli ottavi. Era il 24 giugno 2010, a Johannesburg la partita la dominarono gli slovacchi che si portarono sul 2-0 grazie alla doppietta di Vittek. Il gol di Di Natale all’81’ riaccese le speranze ma Kopunek segnò il 3-1 a un minuto dalla fine. Nel recupero Quagliarella fece una rete delle sue ma non bastò. L’Italia venne umiliata ed eliminata al primo turno con appena due punti in un girone dov’erano presenti Slovacchia, Nuova Zelanda e Paraguay. Fu l’ultima partita da Ct azzurro di Marcello Lippi, che rimane comunque l’ultimo allenatore ad averci portato sul tetto del mondo.

Il mancato riscatto in Brasile

Fare peggio del 2010, escludendo l’impensabile ma successivamente effettiva possibilità di non qualificarsi proprio, era quasi impossibile. Effettivamente, se prendiamo in considerazione i punti il modo in cui è stata eliminata, l’Italia non replicò in toto il flop di quattro anni prima ma ci andò molto vicino. In Brasile, dopo l’ottimo europeo perso nel 2012 in finale contro i cannibali spagnoli, l’Italia si presentò con una rosa rinnovata rispetto all’ultima Coppa del mondo e con un Balotelli come principale polo d’attrazione. Questa volta, però, il girone era di quelli tosti: c’è l’Uruguay di Cavani e Suárez, l’Inghilterra e la modesta Costarica a fare da cenerentola. "Meglio così", dicevano tutti, l’Italia si esalta con le big e sottovaluta le piccole. Detto, fatto: esordio vincente con i leoni di sua Maestà (2-1 gol di Marchisio e di un osannatissimo Balotelli), sconfitta choc per 1-0 contro la Costarica nel secondo match.

Morsi e rimorsi: l’Italia è fuori anche nel 2014

Ancora una terza partita decisiva, ancora il 24 giugno. Erano passati esattamente quattro anni dall’umiliazione di Johannesburg ma, a parte la data, non era tutto identico rispetto al Mondiale precedente: l’Italia poteva infatti giocare anche per il pareggio e arrivò all’appuntamento di Natal con molta fiducia. Tuttavia, questa volta davanti non c’era la Slovacchia bensì l’Uruguay semifinalista nel 2010. Cavani e Suárez facevano paura ma ad eliminare gli azzurri fu un colpo di testa di Godín all’81’. In realtà, a pesare negativamente sull’andamento del match ci fu un rosso (severo) estratto dal messicano Rodríguez nei confronti di Marchisio al 59’ e la mancata espulsione di Suárez per l’ormai famoso morso alla spalla di Chiellini. Al fischio finale, l’Italia rimase a tre punti, l’Uruguay salì a quota sei e si qualificò come seconda alle spalle di una sorprendente Costarica capace di pareggiare con l’Inghilterra dopo aver battuto gli azzurri e la Celeste. Subito dopo l'eliminazione, Prandelli annunciò in conferenza stampa le proprie dimissioni irrevocabili da Ct della Nazionale, sarà sostituito da Antonio Conte che porterà l’Italia agli Europei salvo poi lasciare la panchina dell'Italia per firmare con il Chelsea. Il post-Conte non c’è bisogno di ricordarlo ulteriormente ma al prossimo Mondiale, sperando di esserci, sarà meglio non giocare il 24 giugno.

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