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Il "Mondiale perfetto" dell'Italia per chi non ha mai visto gli Azzurri ai Mondiali

Mondiali

Introduzione

Non ci saremo neanche in questo Mondiale, lo sappiamo bene, e proprio per questo non ci resta che un po' di nostalgia e un tuffo nel passato delle nostre partite più significative. Per questa generazione che non hanno mai visto l'Italia a un Mondiale o per chi non era ancora abbastanza grande per poter vivere certe emozioni, abbiamo deciso di costruire il Mondiale "perfetto" dell'Italia, cioè selezionare una partita-simbolo per ogni singola fase del torneo: il match-icona delle fase a gironi più un ottavo di finale, un quarto di finale, una semifinale (anzi due...) e una finale, spaziando negli anni. Qui non troverete per forza le partite più belle dal punto di vista strettamente calcistico, ma quelle che hanno significato di più per tutti noi: una grande emozione dal vivo o un racconto tramandato da nonni e genitori. Ed eccolo, allora: il Mondiale perfetto e tutti gli aneddoti che (forse) non sapevate su quelle partite

Quello che devi sapere

PRIMA PARTITA DEL GIRONE - ITALIA-AUSTRIA, L'ALBA DELLE NOTTI MAGICHE

L’8 giugno 1990, allo stadio di San Siro, si tenne la cerimonia d’apertura del Coppa del Mondo. Edoardo Bennato e Gianna Nannini si esibirono con “Un’estate italiana”, l’inno di Italia ’90 che avrebbe accompagnato l’Italia calcistica e non verso l’estate più calda di sempre a livello di gioia e spensieratezza. Le notti magiche di Italia ‘90 per la nostra Nazionale si aprirono il giorno dopo, il 9 giugno, con la sfida all’Austria.

 

A decidere la partita fu il colpo di testa dell’uomo che, inconsapevolmente, sarebbe diventato il simbolo più grande di quel Mondiale, ancora più dell’inno o della mascotte Ciao. Si tratta di Salvatore Schillaci da Palermo, detto “Totò”, l’eroe per caso, subentrato dalla panchina quattro minuti prima di segnare (con la benedizione di Tacconi, “entra e segna di testa come John Charles”) e di elevarsi a nuovo idolo dell’Olimpico di Roma e non solo. 

SCHILLACI, L'UOMO CHE INSEGUIVA IL GOL

Totò per un’estate diventò il calciatore più famoso del mondo, con i suoi gol e le sue esultanze con gli occhi spiritati che sono entrate nell’immaginario collettivo italiano, perché Schillaci rappresentava alla perfezione quello che cantavano Bennato e la Nannini nell’inno: “E negli occhi tuoi, voglia di vincere, un’estate, un’avventura in più”. Le emozioni che ci ha fatto vivere Schillaci sono indimenticabili. Totò divenne il simbolo del riscatto che meritano tutti, anche le persone più sfortunate: da attaccante di provincia, cresciuto per le strade del centro storico di Palermo, a capocannoniere del Mondiale con sei gol e secondo nel Pallone d’Oro a fine anno.

 

Anche nell’immaginario pop, Schillaci avrebbe avuto modo di issarsi come un mito («A Dracula con affetto, Totò Schillaci». Aldo, Giovanni e Giacomo, ‘Tre uomini e una gamba’, 1997). Una di quelle storie che solo i Mondiali sanno regalare e capitata all’Italia proprio nell’edizione casalinga della Coppa del Mondo: un bellissimo regalo del destino.

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SECONDA PARTITA DEL GIRONE - ITALIA-NORVEGIA, "MA QUESTO È MATTO!"

“Come io? Ma questo è matto!”: sei parole che rischiarono di far naufragare la spedizione oltreoceano dell’Italia di Sacchi ai Mondiali del 1994, pronunciate da Roberto Baggio durante Italia-Norvegia del 23 giugno. Rimasti in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Pagliuca, il Ct decise di non stravolgere gli equilibri della squadra per inserire Marchegiani: fuori il Pallone d’Oro in carica, il Divin Codino. In sintesi: la superiorità del gruppo e degli schemi sopra i singoli, anche se in ballo c'era il più forte.

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LA RIVINCITA DEL 'MATTO'

Dopo la sconfitta all’esordio con l’Eire, anche la partita con la Norvegia rischiò di trasformarsi in un dramma, con più di trent'anni d’anticipo rispetto alle ultime tristi qualificazioni ai Mondiali. In quell’occasione si fece male anche Franco Baresi, bloccato da un infortunio al menisco che lo tenuto fuori fino alla finale. Sul momento, sembrò la conferma in salsa calcistica del proverbio “piove sul bagnato” ma a salvare l’Italia dalla desolazione sportiva ci pensò l'altro Baggio. Non ovviamente Roberto, seduto con il muso lungo in panchina, ma Dino che di testa batté Thorstvedt (papà di Kristian, centrocampista del Sassuolo, in una Norvegia ricca di “papà d’arte”, come Haaland senior o il padre di Alexander Sorloth, impegnati tutti ai Mondiali quest’estate).

 

Una piccola, grande vittoria per Sacchi e il sacchismo, dato che l’Italia vinse con il gol di un “gregario” e, soprattutto, con la stella della squadra relegata in panchina: il gruppo prevalse sul singolo, il ‘matto’ aveva ragione, in fin dei conti.

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ULTIMA PARTITA DEL GIRONE - ITALIA-BRASILE: QUANTO È BELLO ESSERE NOI

Non proprio la terza giornata del girone, ad essere precisi: Italia-Brasile del Mondiale 1982 tecnicamente era la seconda partita della seconda fase a gironi (composta sole tre squadre) dunque, in un certo senso, l'ultima partita del gruppo che valeva l'accesso alla fase a eliminazione diretta. Contro c'è il Brasile a cui bastava un pareggio, con l’Argentina già eliminata e la differenza reti a favore nei confronti dell’Italia. Non cambia la sostanza e il protagonista di quella gara, un Paolo Rossi da Pallone d’Oro, che con il Brasile toccò l’apice della sua carriera. L’attaccante azzurro, dopo un ottimo Mondiale '78 in Argentina, visse la retrocessione col Vicenza e il Totonero, lo scandalo scommesse che gli costò 2 anni di squalifica. Nonostante tutto Bearzot aspettò il suo pupillo e lo convocò, nonostante Rossi avesse giocato solo tre partite in stagione. 

 

Fu contro il Brasile che Paolo Rossi iniziò a vestire i panni di Pablito, dopo una difficile prima fase a gironi: 3 gol e un Brasile fortissimo costretto ad arrendersi all’Italia di Bearzot, in quella che i brasiliani chiamano “la tragedia del Sarrià” del 5 luglio 1982. Il futebol bailado di Tele Santana ko contro il calcio italiano, molto italiano (per dirla alla Stanis La Rochelle in Boris) di Enzo Bearzot, che prima della partita disse: “Primo: non prenderle! Secondo: è imperativo, vincere. Terzo: non c'è un terzo punto perché i primi due han già detto tutto". In questo scontro di filosofie, il nostro modo di vedere il calcio ebbe la meglio, in una battaglia sportiva al limite, come testimoniò la maglia strappata di Zico, controllato per tutta la partita come un mastino da Claudio Gentile. Il vero uomo in più, però, fu Rossi, che rappresentò la più grande 'scommessa' vinta da Bearzot in quel Mondiale: di lì a poco, sarebbe diventato il Mundial, nel segno eterno e indimenticabile di Pablito.

OTTAVI DI FINALE - ITALIA-NORVEGIA, PARTE 2: L'ESULTANZA

Un poliziotto, un carcerato evaso di prigione e uno sfortunato inventore di giocattoli riuniti insieme, nella campagna più sperduta, ad ascoltare la cronaca di una partita tramite "l’orologio dei Ringo Boys con radio incorporata". Sembra l’inizio di una barzelletta, ma è in realtà una scena cult del cinema comico-italiano: i protagonisti sono Aldo, Giovanni e Giacomo, che in ‘Così è la vita’ si ritrovano ad esultare per il gol di Vieri alla Norvegia negli ottavi di finale.

 

Nella loro euforia possiamo provare un po’ di rammarico per i tre che, ascoltando la partita alla radio, si sono persi l’esultanza più bella della storia dei nostri Mondiali: Vieri e Del Piero a gambe incrociate, due campioni seduti l’uno di fronte all’altro, come due bambini in un parco, circondati dai 55 mila spettatori che il 27 giugno 1998 assieparono le tribune del Velodromo di Marsiglia. 

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UNA SQUADRA DA SOGNO

Una foto divenuta immediatamente leggenda e spiegata, molti anni dopo, in una diretta Instagram dai due: “C’era un caldo da svenimento, mi sono seduto perché ero stecchito”, dice Vieri, a cui risponde Del Piero: “Io ti ho visto seduto e ti ho seguito. Tutto casuale. Possiamo anche confermarlo”. Di solito, non si dovrebbe rovinare una bella storia con la verità, infatti noi guarderemo sempre a quell’esultanza con gli occhi gonfi di un termine usato al giorno d’oggi a sproposito come “aura”, ma che ben descrive quel momento di calcio azzurro.

 

Quella Nazionale, infatti, fu una delle più forti di sempre a livello di rosa: Del Piero, Vieri, Maldini, Nesta, Cannavaro, Roberto Baggio… insomma, una squadra ricchissima di stelle, in cui anche un gregario come “soldatino” Di Livio poteva diventare l’idolo di qualche italiano. I sogni di gloria di quell’Italia si spensero ai calci di rigore, contro la Francia padrona di casa: nessuno poteva sapere che, con qualche anno di ritardo, ci saremmo presi la rivincita, con dei succosi interessi. Ma ci torneremo più avanti…

QUARTI DI FINALE - ITALIA-SPAGNA: IL VOLO DEL DIVIN CODINO...

Avevamo lasciato il Divin Codino insofferente dopo la sostituzione con la Norvegia. Ecco, da quel momento in poi il Mondiale di Baggio si trasformò in una rampa verso il successo suo e dell’Italia: le sue magie ci portarono ad un passo dalla quarta vittoria nel Mondiale. Ai quarti, il 9 luglio 1994, ecco la Spagna, ancora lontana dall’essere la Nazionale dominatrice del calcio europeo e mondiale che abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni, ma comunque un avversario da non sottovalutare. In rosa, quella Spagna aveva tanti giocatori che avrebbero avuto una grandissima carriera da calciatore, come Fernando Hierro, e anche da allenatore, come un certo Pep Guardiola.

 

All’88’ Baggio si inventò una magia delle sue per decidere la partita: su assist di Signori, con il primo controllo il Divin Codino riuscì a scartare Zubizarreta, allargandosi sulla destra, e a insaccare poi a porta praticamente vuota: un gol di una difficoltà incredibile, che solo un genio del pallone come lui poteva inventarsi. 

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…E LA GOMITATA DI TASSOTTI A LUIS ENRIQUE

E, nel finale, spazio anche per le polemiche, causate dalla gomitata che Mauro Tassotti rifilò in area di rigore a Luis Enrique: l’arbitro non vide niente, le telecamere sì e, con la prima storica “prova tv”, il terzino del Milan venne squalificato per 8 giornate ai Mondiali e la sua carriera in azzurro si chiuse in questo modo. I due si sarebbero riappacificati 17 anni dopo, nell’ottobre 2011, durante un Roma-Milan.

SEMIFINALE 1 - ITALIA-GERMANIA, PARTE 1: LA PARTITA DEL SECOLO

Ci vorrete perdonare, ma scegliere tra questa e la prossima partita è praticamente impossibile, è come scegliere tra mamma e papà.

 

Italia-Germania è un classico dei Mondiali, la cui leggenda è iniziata al 92’ minuto della semifinale del 17 giugno 1970 a Città del Messico. Fino a quel momento, la partita fu assolutamente normale, decisa dal gol nel primo tempo di Boninsegna. Il pareggio di Schnellinger, invece, aprì un nuovo mondo, per la gioia degli italiani e degli appassionati di calcio in tutto il mondo. Seguirono 30 minuti palpitanti, ricchi di gol, sorpassi e controsorpassi all’ultimo respiro, fino al decisivo gol del 4-3 di Rivera e all’urlo, di un personaggio mai identificato, entrato nelle case di milioni di italiani: “Vinciamo, vinciamo!”.     

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LA FESTA DEL SECOLO

Già al fischio finale, si sapeva che quella appena vista era una partita già storica, che venti anni dopo sarebbe diventata anche protagonista di un film, “Italia-Germania 4-3” di Andrea Barzini. L’unica cosa che contò, in quel momento, fu festeggiare: la vittoria finale permise alle persone in Italia di scatenarsi anche nella notte inoltrata (il calcio d’inizio fu fischiato alla mezzanotte italiana), dando vita a quelli che probabilmente sono i primi caroselli della storia.

 

Bidoni trasformati in tamburi, cofani delle auto tappezzate dagli adesivi di Mazzola e Rivera e anche alcuni turisti argentini che scapparono da Milano, convinti che in quel momento fosse in atto un colpo di Stato (come raccontato da Nando Dalla Chiesa in “La partita del secolo. Storia di Italia-Germania: 4-3”).

SEMIFINALE 2 - ITALIA-GERMANIA, PARTE 2: A CASA LORO

Trentasei anni dopo la partita del secolo, di nuovo in semifinale, Italia e Germania scrissero una nuova pagina nella storia dei Mondiali. Tedeschi in casa, nella partita che valeva tantissimo anche per tutti gli italiani immigrati in Germania. La Bild, per esempio, mise i giocatori azzurri su una pizza (scrivendo in prima pagina “Arrivederci Italia!”), come a dire che ci avrebbero mangiati. Oltre il calcio, gli azzurri avrebbero giocato anche (e soprattutto) per loro.

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LA SCOMMESSA DI LIPPI

Il 4 luglio del 2006, l’atmosfera del Westfalen Stadion fu da brividi: il pubblico di Dortmund ricoprì l’inno di Mameli di fischi e si trasformò in una bolgia durante la partita, che forse è la più combattuta e sofferta di tutte quelle presenti nel nostro Mondiale perfetto. 118 minuti bloccati sullo 0-0, con grandi occasioni da una parte e dall’altra. I gol di Grosso e Del Piero, negli ultimi minuti del secondo supplementare, rappresentarono due scariche d’adrenalina che valgono una vita intera: l’Italia tornò in finale dopo dodici anni, battendo una rivale storica come la Germania, nel suo Mondiale. Un film che nemmeno il più crudele (o il più sognatore, a seconda dei punti di vista) dei registi avrebbe avuto modo di inscenare.

 

Per una partita così, Lippi fu felicissimo di onorare una scommessa fatta con i giocatori ad inizio Mondiale: “All’inizio del ritiro a Duisburg c’era un laghetto con un’acqua fangosa, davvero schifosa. Io dissi ai ragazzi che mi sarei fatto il bagno lì nel caso in cui avessimo raggiunto la finale. Quando arrivò il momento di mantenere la promessa, dissi ad un cameriere di mettermi un grosso pesce dentro un sacchetto di plastica con alcuni sassi dentro e di legarlo al lampione vicino al laghetto. Oltre a questo, anche di prepararmi una specie di fiocina. Quando mi tuffai, presi il pesce, tolsi il sacchetto e uscii dall’acqua facendo finta di averlo pescato. Tutti si misero a ridere, mentre Iaquinta mi disse ‘Che fortuna mister’, perché credeva che lo avessi pescato davvero”. E dopo tutti i veleni della vigilia e queste due partite iconiche, possiamo dirlo: “Arrivederci, Germania!”.

FINALE - ITALIA-FRANCIA: LA RESA DEI CONTI DEFINITIVA

I rigori, dal punto di vista cinematografico, possono essere associati alla scena nell’arena de “Il Mercenario” di Sergio Corbucci: due contendenti che si sfidano a duello con in ballo la propria vita (sportiva, nel caso dei calciatori). A differenza di quella scena, però, solo uno dei due resta in piedi. Nei quarti del Mondiale 1998, era rimasta in piedi la Francia, mentre noi avevamo pianto per la delusione: 8 anni dopo, il destino ci presentò la possibilità di riscattarci, ma sul palcoscenico di una finale Mondiale, una di quelle partite che toglie il sonno la notte prima.

 

Nel caso degli azzurri, è ciò che accadde per gran parte dei giocatori: Francesco Totti, ad esempio, svelò nella sua autobiografia che lui e Gattuso giocarono a carte da mezzanotte fino alle sei del mattino. Le carte, una tradizione molto italiana: 24 anni prima la leggendaria partita a scopone del Presidente della Repubblica Sandro Pertini insieme a Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio sull’aereo di ritorno da Madrid, dopo la vittoria nei Mondiali dell’82. Altri, più al passo con i tempi, restarono svegli a giocare ai videogiochi.

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CAMPIONI DEL MONDO

La prestazione offerta dagli azzurri fu esemplare nonostante la notte insonne: dopo il cucchiaio di Zidane su rigore, il pari di Marco Materazzi con dedica alla madre scomparsa. L’ennesima storia di rivincita di chi partiva come panchinaro e sarebbe diventato protagonista di quel Mondiale. Si va ai rigori: tutti a segno, tranne David Trezeguet, l’uomo che ci fece piangere a Rotterdam con il suo golden gol nella finale di Euro 2000. Di Grosso il rigore dell'apoteosi.

 

E poi la festa totale, anche negli spogliatoi, con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si fece la doccia più bella della sua vita, venendo inondato di sudore e aranciata, come raccontò nell’immediato post partita. E mentre gli Champs-Elysées si svuotavano, le piazze italiane si riempivano di persone festanti, guidate da un amore forse mai così forte per la Nazionale e da un inno non ufficiale ma che sarebbe diventata la canzone dell’estate 2006: ‘Seven Nation Army‘ degli White Stripes e la sua intro, con quelle note (e quelle sillabe) a cui tutti gli italiani associano un’estate indimenticabile e vincente. Poo po po po po poooo poo... Siamo Campioni del Mondo!

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