Mondiali di calcio, accadde oggi: il gol del Belgio previsto da “Holly e Benji”
un gol al giornoLa storia dei Mondiali ripercorsa con un gol al giorno. Per tutta la durata del Mondiale 2026 ripeschiamo quotidianamente una rete che è stata segnata nelle passate edizioni, proprio in quel giorno. Oggi vi raccontiamo di... un gol che era stato "previsto" in una puntata di "Holly e Benji". L'azione è identica, ma a subirlo è proprio il Giappone
- 2 luglio 2018
- Mondiale Russia 2018
- Belgio-Giappone 3-2 (ottavi di finale)
48' Haraguchi (G), 52' Inui (G), 69' Vertonghen (B), 74' Fellaini (F), 94' Chadli (B)
Ultimo minuto, risultato sul 2-2, l’arbitro ha praticamente il fischietto in bocca. Il portiere agguanta un pallone e rilancia senza perdere tempo, innescando un contropiede fulmineo nel corridoio centrale: palla allargata sulla fascia con l’ala che corre fino in fondo e poi crossa teso in mezzo per il centravanti. Finta di tiro e velo per il compagno alle spalle, che la mette dentro. È il gol con cui il Giappone vince il Mondiale, almeno nella fantasia degli autori di "Holly e Benji" che così avevano immaginato la rete decisiva nel 3-2 in finale contro la Germania. Con una coincidenza da brividi, un gol praticamente identico elimina dal Mondiale 2018 proprio il Giappone, che perde 3-2 contro il Belgio all’ultimo secondo. Il rilancio del portiere, la palla in mezzo, il velo: c’è tutto. Certo, in Holly e Benji è più “romanzato” e dura molto di più (tutta colpa di quegli infiniti campi in collina) ma parliamo proprio di dettagli. Non ci credete? Iniziamo da quello “reale”, del Belgio, al quarto e ultimo minuto di recupero della sfida del 2 luglio 2018. Con il Giappone tutto riversato in avanti, Courtois blocca il pallone e lo rilancia immediatamente davanti a sé per De Bruyne, che allarga a destra per Meunier: cross in mezzo, velo di Lukaku e alle spalle sbuca Chadli. Gol e fischio finale. Tre tocchi in una manciata di secondi, il campo coperto nella sua interezza, dalla parata del portiere al gol-vittoria. Avete preso nota? Ora quello sceneggiato anni prima nella “profezia di Capitan Tsubasa”. Anche qui siamo sul 2-2 a pochi secondi dalla fine, per il Giappone cambia solo l’avversario, che è la Germania del fortissimo Karl-Heinz Schneider. Proprio lui sfodera il suo "last fire shot", un missile solitamente imprendibile che però Benji riesce a bloccare in due tempi saltando su pali e traverse (per Courtois la presa è stata più semplice). Il tempo di sollevare lo sguardo e vede, illuminato da un cono di luce, capitan Holly che gli chiama il pallone. Rilancio immediato e palla ad Hutton che si proietta in contropiede attirando su di sé la difesa tedesca per poi allargare per l'amico Tom Becker. Se Meunier l'aveva messa in mezzo senza pensarci troppo, Tom rimugina su tutta la sua vita nel tempo di una corsa sulla fascia, ma alla fine crossa anche lui, forte e teso verso il centravanti Mark Lenders, lo spietato 9 che come Lukaku vive per il gol; proprio quando inizi a pregustarti il "tiro della tigre" di Mark, lui ti stupisce con un velo a favorire il compagno, che non può che essere Holly. Ora, lasciate stare che Holly, per insaccare, impiega mezza puntata (tiro contrastato da Schneider che finisce sulla traversa, nuovo volo nell’alto dei cieli, rovesciata sulla ribattuta e finalmente gol): il risultato è lo stesso, 3-2 all'ultimo secondo al termine di un contropiede da manuale. Se l'erano scritto così, i giapponesi, il copione del loro trionfo: se ne sono scordati quando si è trattato di giocare sul serio.