Mondiali di calcio, accadde oggi: il gol di Bergkamp al 90' contro l'Argentina
un gol al giornoLa storia dei Mondiali ripercorsa con un gol al giorno. Per tutta la durata del Mondiale 2026 ripeschiamo quotidianamente una rete che è stata segnata nelle passate edizioni, proprio in quel giorno. Oggi vi raccontiamo di... un super-gol in tre tempi (controllo-inganno-sentenza) segnato con la fluidità e la grazia di un ballerino "glaciale"
- 4 luglio 1998
- Mondiale Francia 1998
- Olanda-Argentina 2-1 (quarti di finale)
12' Kluivert (O), 17' Claudio Lopez (A), 90' Bergkamp (O)
Dennis Bergkamp era famoso per due cose: non volava e non si scomponeva mai. Quella volta però nemmeno lui riuscì a trattenersi. Ce lo ritrovammo sdraiato nell’erba a esultare, dopo che si era lasciato cadere con braccia e gambe larghe in attesa della gioia dei compagni: non sembrava più lui. Che fine hanno fatto i modi da lord di quel freddo olandese che non sorride mai e che celebra i gol al massimo alzando un braccio al cielo? Sono finiti in fondo alla porta dell’Argentina, ce li ha scaraventati al 90’ a conclusione di uno dei gol più belli che siano mai stati segnati nella storia dei Mondiali. Un gol in tre atti, in cui ogni gesto è poesia e tutto l’insieme armonia assoluta. Quarti di finale del Mondiale 1998, Olanda e Argentina sono sull’1-1 e scorre già il 90’. I giocatori si preparano mentalmente ai supplementari, gli allenatori pensano al discorso da fare alle squadre, i tifosi già ai rigori. La palla ce l’ha Frank De Boer, che trotterella con la sua classica andatura verso metacampo quando all’improvviso si accende come uno che ha avuto una visione. Con una fiondata di sinistro spara il pallone verso la porta avversaria, un lancio di 60 metri in diagonale con destinatario Dennis Bergkamp. E qui inizia lo spettacolo in tre atti. Il primo, il controllo. Anche se detta così non rende, e gli si fa un torto a chiamarlo semplicemente “controllo”. Bergkamp ferma quella sfera che precipita dal cielo con una carezza del piede, mentre è in corsa. Una gentilezza nei confronti del pallone subito dopo che De Boer l’aveva schiaffeggiato brutalmente. Il secondo atto si intitola "inganno". Ayala corre accanto a Bergkamp e pensa di averlo ormai chiuso, tagliandogli la strada, ma l’olandese ha in serbo una sorpresa per lui. Con un nuovo tocco di destro fa rimbalzare la palla a terra e se la sposta dalla parte opposta. Risultato: Ayala prosegue dritto la sua corsa e la palla sulla sua traiettoria non c’è più. Il duello tra i due, se mai c’è stato, è già finito. E qui si chiude con il terzo atto, la "sentenza". Ancora di destro, ma stavolta con l’esterno, Bergkamp indirizza il pallone di precisione verso il palo lontano facendolo sfilare accanto a Roa che prova a chiudere lo specchio in uscita e si ritrova in ginocchio sconfitto. Tre “semplici” tocchi nel giro di tre secondi, un unico movimento armonico effettuato con la grazia di un ballerino, e forse questo era Dennis Bergkamp, un ballerino prestato al calcio. Gli chiesero come avesse fatto a mantenere quella lucidità al momento del tiro finale. “Dopo il controllo e il secondo tocco, se non avessi segnato sarebbe stato un errore da parte mia perché era un’occasione nitida - rispose - Certo, quello che è successo prima è stato qualcosa di speciale”. E dopo il terzo tocco anche il glaciale Bergkamp può sciogliersi.