Manchester City, Sterling si racconta a GQ: "In squadra ho solo tre o quattro amici"

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L'esterno di Guardiola tra infanzia difficile e razzismo. Poi il City: "Pep mi sfida sempre a dare di più, ti fa venir voglia di dimostrargli sempre qualcosa. I miei veri amici sono persone normali, quello che non posso sopportare è l'ego di alcuni calciatori"

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Petto nudo. Due enormi ali nere. Come il suo ruolo in campo quando sfreccia verso il gol negli schemi di Guardiola. "Guardian Angel" dice la copertina, angelo custode. Sterling a GQ si racconta a tutto campo, partendo dall'infanzia fino al successo coi Citizens. Durante lo scorso Mondiale fece scalpore in Inghilterra quel tatuaggio sul suo polpaccio destro: un mitra. Fu lo stesso Raheem a spiegarsi sui social: "Quando avevo due anni mio padre è stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco, all’epoca avevo promesso a me stesso che non avrei mai toccato un'arma". Quel tatuaggio è lì per ricordarglielo. E proprio dall'infanzia difficile parte il suo racconto, nelle anticipazioni di Daily Mail Metro sul numero di GQ in uscita il prossimo mese. "A volte è difficile superare certe situazioni, ma tutto accade per una ragione". Il papà perso a due anni e a cinque la partenza per l'Inghilterra: "Ora ho due figli, e mi assicuro di dare loro quell'amore paterno che io non ho ricevuto. Penso che questo mi abbia aiutato a sentirmi meglio. Quando ci trasferimmo fu difficile stare qui, la scuola era diversa, ma quando ero in Giamaica c'era tolleranza zero. Si usavano le cinture".

Pep e l'amicizia

Poi il racconto è quello del sogno realizzato. Le giovanili tra QPR e Liverpool, poi il salto coi Reds e la definitiva esplosione dalle parti di Manchester, con dei meriti speciali: "Guardiola? Mi sfida sempre a dare di più - prosegue Sterling per GQ -, non mi ha mai lasciato a mio agio. Ogni anno ha comprato una nuova ala. È sempre molto esigente, ma è un uomo buono. Ti fa venir voglia di fare sempre meglio e di dimostrargli qualcosa ogni volta che vai in campo". Rapporto di stima come quello che lo lega anche ai compagni di squadra, lontani però dal vero concetto di amicizia: "Ad essere onesti, di amici stretti in squadra penso di averne soltanto tre o quattro. E non penso nemmeno di rimanere in contatto e vederli spesso durante l'estate. Probabilmente ogni tanto ci sarà qualche 'Come stai?' È difficile stringere una forte amicizia con la squadra. A me piace stare con i miei amici, ragazzi normali, persone rilassate. Quello che non riesco sopportare è l'ego; non sto dicendo che ogni calciatore sia così, ma ognuno ha il suo piccolo 'momento da diva' ".

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Dunque il tema razzismo, che Sterling ha vissuto da sempre e che sta combattendo in Premier League. La prima volta che sono stato insultato ero a Liverpool - dice sempre Sterling -. Ero appena stato acquistato dal QPR. Qualcuno mi chiamò per nome e mi chiese di parlarmi. Poi mi insultò e mi diede una testata. Ricordo che mentre mi tenevo la testa pensai 'È successo davvero?'. Per Sterling saranno in totale quattro le stagioni nei Reds, chiuse senza titoli: "Quando sono arrivato al Liverpool ho deciso che se non avessi vinto la Premier League entro i miei 21 anni avrei avuto bisogno di guardare altrove per il mio futuro e i miei obiettivi. Poi sono arrivato al City e ho vinto. È bello sapere che quello che avevi pianificato sta andando come previsto".

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