Il 'Massimo' della Premier: il Liverpool di Klopp

6^ puntata
Massimo Marianella

Massimo Marianella

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Quello di Klopp è il più grande Liverpool di sempre? In attesa di rivederlo in campo su Sky Sport, Massimo Marianella prova a rispondere a questa domanda e ci racconta la sua genesi e i suoi segreti

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La sconfitta sul campo del Watford a fine febbraio ha messo fine all’ipotesi di clamorosi record statistici, quella prima dello stop con l’Atletico Madrid ai piani Europei, ma l’appuntamento con il mito di questo Liverpool di Jurgen Klopp è sempre lì? Beh chiaramente il giudice ultimo in questi casi come sempre è la storia, ma troppo facile avere il sospetto che ci sia più di un appuntamento. Il posto nei libri della storia dei Reds e anche in quella del calcio Mondiale questa squadra se lo è già meritato anche se, al momento, con un piccolo asterisco che in caso di beffa potrebbe diventare enorme.

Se i Reds non vincessero la Premier…

La vittoria di questo titolo della Premier League che “di fatto” è già vinto, ma le realtà ci dice che mentre si stavano solo facendo i calcoli sul “quando” ci sarebbe stata l’ufficialità e quindi le celebrazioni, oggi siamo costretti a parlare di “se”. Ovviamente tutti legati o alla ripresa del campionato o, in malaugurato caso contrario, alla decisione sull’omologazione o meno della classifica maturata. Se il Liverpool non dovesse vedersi assegnare questo campionato che ha strameritato sarebbe la più clamorosa beffa sportiva forse di sempre.

La celebre esultanza di Klopp
La celebre esultanza di Klopp

A cosa sarebbe paragonabile?

Pensiamoci bene, a nulla. Non una Coppa persa all’ultimo secondo stile Manchester United sul Bayern, o a Basso che beffa Bitossi sul traguardo del mondiale di ciclismo del 72 o al crollo di Dorando Pietri su quello della maratona olimpica del 1908. Tutti fatti sportivamente amarissimi, duri da accettare, ma accaduti comunque in campo per un fatto fisico o agonistico. Qui sarebbe diverso. Un titolo atteso 30 anni e che ormai è lì che praticamente lo possono toccare.

La squadra perfetta per Klopp

Un titolo in arrivo grazie ad una squadra fantastica. Bella, fisica, tecnica e pratica. Klopp ha costruito un team perfetto per le sue idee di calcio aggiungendo dei tasselli ogni anno. “Appena arrivati abbiamo impostato subito un nuovo stile di gioco, molto aggressivo, alta intensità e per farlo abbiamo inserito i giocatori che servivano senza fare rivoluzioni”. Parole, quelle del tecnico tedesco, che sottolineano un percorso fin troppo evidente.

Klopp intervistato da Massimo Marianella
Klopp intervistato da Massimo Marianella

Le prime mosse

Innanzitutto due terzini che sono oggi i migliori al mondo, uno, Alexander Arnold, promosso dalle giovanili e l’altro, Robertson, pescato dall’Hull City, una squadra retrocessa. Ha poi investito molto sulla voglia di dimostrare il suo valore in Inghilterra di Salah, sapeva per quello che aveva visto direttamente in Bundesliga della classe e della visione di Bobby Firmino e ha fatto ammenda con quel Manè cui aveva negato un provino al Dortmund per quell’aria un po’ da rapper e un po’ troppo sicura di sé. Nel caso di Salah poi l’emblema di come i due si siano incontrati perfettamente. Klopp è l’allenatore migliore per esaltare le caratteristiche tecnico tattiche dell’egiziano che a sua volta, non solo con i gol, è l’ideale per esprimere il gioco di Klopp.

Un murales di Salah nel centro di Liverpool
Un murales di Salah nel centro di Liverpool

Gli ultimi ritocchi

A quel punto, sistemato l’attacco e visto che i capitani in Milner e Henderson li aveva ereditati, aveva bisogno degli ultimi ritocchi in due ruoli chiave. Il limite dei suoi primi Reds: la difesa. Ha investito molto economicamente e in credibilità personale con la proprietà americana, ma non ha sbagliato né con Alisson né con Van Dijk.

Alisson e Van Dijk esultano dopo la conquista della finale di Champions
Alisson e Van Dijk esultano dopo la conquista della finale di Champions

La vittoria nata dalle sconfitte

In quel momento la squadra era fatta mancava solo di completare il processo di crescita del gruppo. Quello è arrivato come aveva con lucidità previsto Milner, attraverso le sconfitte, anche dolorose, nelle Finali di Basilea e Kiev e l’aver perso la Premier di un punto:

“Il primo trofeo è sempre il + difficile da sollevare, ma aver perso 2 finali Europee ci ha reso un gruppo migliore e ci ha fatto crescere più che se avessimo vinto. Ora siamo davvero pronti a tutti i livelli per vincere su tutti i fronti”

Così è stato. Campioni d’Europa, del Mondo, vinta la Super Coppa Europea e… “quasi” la Premier. Unico difetto quest’anno, con una rosa abbastanza ampia, aver fatto poca rotazione. Quindi una squadra che ha usato sempre gli stessi giocatori in tutte le competizioni - e contro avversari di qualsiasi livello - a fine febbraio ha iniziato a fare le stesse cose all’80% e non più al 100% della velocità e sono arrivate le prime difficoltà.

Il Liverpool più forte di sempre

La prossima domanda, augurando al Liverpool di poter mettere davvero in bacheca quello che si è già abbondantemente meritato, è ancor più difficile da rispondere. E’ questo il Liverpool più forte di sempre? Qui ho meno certezze. Anzi, il Liverpool dagli anni 60 ad oggi ha avuto generazioni strepitose, da Shankly a Paisley, da Fagan a Dalglish, che hanno contribuito alla leggenda vincendo in Inghilterra come in Europa quindi tengono il paragone con orgoglio e scegliere è difficile, ma solo rientrare nella conversazione motivo di grandezza.

Le foto di Rafael Benitez, Kenny Dalglish, Joe Fagan e Bob Paisley ornano le pareti di un pub nei pressi di Anfield
Le foto di Rafael Benitez, Kenny Dalglish, Joe Fagan e Bob Paisley ornano le pareti di un pub nei pressi di Anfield - ©Getty

Alla fine ancora una volta ha ragione il sorridente Jurgen quando chiosa che “il bello di questo club è che guarda al futuro tenendo i valori del passato e della storia più in considerazione e legati di qualsiasi altro club.” Perché in effetti a Liverpool YNWA

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