Il 'Massimo' della Premier: i Bad Boys del calcio inglese

19^ giornata
Massimo Marianella

Massimo Marianella

Il 17 giugno torna in campo la Premier League. Aspettandola continuiamo il nostro viaggio nel passato, stavolta raccontanto un calcio che (purtroppo) non rivedremo più...

Quali sono stati nei secoli i simboli del calcio inglese? Le raganelle, le sciarpe a spicchi e gli 8 panel caps per i tifosi in tribuna, i programmi e le birre delle bancarelle fuori e i tackle in campo. Qualcuna di queste tradizioni è rimasta, qualcun’altra solo legata alle immagini in bianco e nero e qualcuna… in bilico. I tackle, i contrasti duri, col nuovo regolamento del VAR e della voce popolare del “c’è stato contatto quindi è fallo” (per me ridicoli) sono molto difficili da essere riproposti come allora. Recentemente al miglior fischietto inglese Michael Oliver hanno chiesto di arbitrare la famosa FA Cup Final del 1970 tra Leeds e Chelsea col metro attuale. Il suo verdetto è stato, con un sorriso, che la partita non sarebbe finita perché tra gialli e rossi sarebbe mancato il numero legale di giocatori in campo.

Perché la Premier è cambiata

Per i tempi era la normalità sollevare di un metro e mezzo l’avversario arrivando in scivolata, da davanti o da dietro poco importa, eppure c’erano sì degli infortuni come in tutti gli sport in tutti i secoli, ma i protagonisti erano comunque sempre in campo. In un’epoca in cui il pasto pre-partita erano toast con i fagioli, dove non c’erano cardiofrequenzimetri, laboratori medico-scientifici e nutrizionisti di grido comunque si giocava duro senza problemi. La velocità di gioco di oggi è chiaramente diversa ed è il motivo per cui non sono, come negli anni 70/80, solo 12 o 14 calciatori al massimo a giocare tutta la stagione, ma non dovrebbe essere quello del cambiamento del DNA del tackle in Premier. La realtà è che l’arrivo di un numero sempre maggiore di allenatori e giocatori stranieri ha certamente innalzato il livello del calcio inglese, lo ha reso più completo e probabilmente più vincente. Lo ha cambiato. Il calcio ha avuto la sua evoluzione tattica, il regolamento è cambiato ed il football inglese ha saputo adattarsi a questa mutazione. Meglio? Peggio? Solo diverso.

Joey Burton (a sinistra) litiga con Gervinho; Vinnie Jones 'palpa' Gascoigne. Loro fanno parte della categoria dei "provocatori"
Joey Burton (a sinistra) litiga con Gervinho; Vinnie Jones 'palpa' Gascoigne. Loro fanno parte della categoria dei "provocatori"

Veri duri & provocatori

Certo qualche nostalgico di quella tipologia di calcio negli stadi di Sua Maestà c’è con il rimpianto di quegli “eroi” diversi. Molto meno tecnici, ma emanazione del sentimento della tifoseria nello spogliatoio. Gli ultimi esempi di quell’interpretazione agonistica molto britannica sono probabilmente stati nell’era più recente Roy Keane e David Batty, giocatori tosti, ma vincenti, cattivi, ma onesti poi nella stessa foto, ma decisamente molto sullo sfondo e più sfocati i Vinnie Jones e i Joey Barton perché forse hanno solamente speculato sul ruolo di “provocatori”, di duri senza una vera coscienza agonistica. Loro sono stati l’immagine forviante di quella che era la cultura calcistica e la tradizione del calcio britannico dagli anni 50 alla fine degli anni 80. Billy Bremner, “Chopper” Harris, Nobby Stiles erano cattivi e facevano male, ma nell’ambito di una “struttura agonistica”, di un modo di giocare a calcio maschio, ma mai vile.

Billy Bremner in contrasto con Gerry Francis in un Leeds-QPR del 1975
Billy Bremner in contrasto con Gerry Francis in un Leeds-QPR del 1975

Ti picchio guardandoti negli occhi

Roy Keane ne è stato l’erede più degno e il trade union migliore tra l’era della First Division e la Premier League. Granitico in ogni contrasto, a volte cattivo, feroce, ma mai vigliacco. Ti “picchiava” guardandoti negli occhi. Un duro, ma anche un grande capitano che aveva strappato, anche nelle dichiarazioni che riguardavano il suo club e i compagni di squadra, la pagina della diplomazia dal suo diario, ma sapeva vincere ed essere un grande leader positivo.

Roy Keane, 326 gare al Man Utd fra il 1996 e il 2003
Roy Keane, 326 gare al Man Utd fra il 1996 e il 2003

Non si faccia l’errore di pensare che la cultura del tackle di ieri fosse solo una aggressione legalizzata dal rettangolo verde. Era agonismo, era un marchio distintivo, ma sempre nello spirito calcistico nel quale si può comprendere anche il Leeds degli anni 60/70. Un po' al limite della legalità sportiva quella squadra, ma gli può dare una wild card anche nella memoria del leggendario Norman Hunter che se ne è andato da poche settimane.

Oggi quel calcio non è più riproponibile ed è un peccato, ma è lo scotto della crescita della Premier League. Uno dei pedaggi per diventare un campionato di riferimento mondiale a 360 gradi. I grandi campioni internazionali vanno tutelati, il gioco va salvaguardato, il talento deve primeggiare ed è giusto che sia così. Ogni tanto però un vhs di quelle vecchie partite, con quei tackle, riconcilia con lo spirito del calcio inglese.

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